Intesa Sanpaolo – La BCE ha annunciato oggi una riunione straordinaria del consiglio direttivo, dedicata alla discussione delle attuali tensioni di mercato.
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La reazione dei mercati alla riunione di giovedì è stata molto negativa, in particolare per l’assenza di qualsiasi dettaglio riguardo agli strumenti che la BCE intende dispiegare contro la frammentazione. Finalmente, Isabel Schnabel (BCE) ha dichiarato ieri che “alcuni debitori hanno registrato variazioni delle condizioni di finanziamento significativamente maggiori rispetto ad altri dall’inizio dell’anno” e che “tali variazioni delle condizioni di finanziamento possono costituire un’alterazione della trasmissione della politica monetaria che richiede un attento monitoraggio”. Schnabel ha citato l’attivazione della “flessibilità” legata ai reinvestimenti PEPP, che può essere dispiegata molto rapidamente. Tuttavia, ha anche aggiunto che “Il nostro impegno nei confronti dell’euro è il nostro strumento anti-frammentazione” e “tale impegno non ha limiti”. Le dichiarazioni di Schnabel e la convocazione straordinaria del consiglio dovrebbero preludere quanto meno all’attivazione della flessibilità sui reinvestimenti PEPP.
– Negli Stati Uniti, la riunione del FOMC è l’evento principale della giornata. Il FOMC dovrebbe annunciare un aumento dei tassi di 75pb, in contrasto con la propria precedente comunicazione, che segnalava esplicitamente l’arrivo di una variazione di 50 pb. Le aspettative di mercato misurate del Chicago Mercantile Exchange vedono un rialzo a 1,5%- 1,75% con una probabilità di 99,9%. Il comunicato e soprattutto la conferenza stampa di Powell dovrebbero giustificare il nuovo cambio di passo dei rialzi con la sorpresa verso l’alto dell’inflazione di maggio e la preoccupazione per un andamento dell’inflazione che invece di piegarsi sembra di nuovo su un sentiero di accelerazione. Nell’aggiornamento delle proiezioni economiche, due variabili saranno cruciali: i tassi di interesse e il tasso di disoccupazione. Per quest’ultimo, la Fed dovrebbe mostrare una possibile revisione verso il basso per fine 2022, ma revisioni non marginali verso l’alto per il 2023-24, a conferma della previsione che la banca centrale prevede di dover frenare la domanda con effetti restrittivi evidenti sul mercato del lavoro. Per i tassi, il nuovo grafico a punti potrebbe segnalare tassi oltre il 3% a fine 2022 e fra il 3,5% e il 4% per il 2023. Sarà anche importante vedere se la Fed sta già prevedendo tagli dei tassi nel 2024. Il messaggio di Powell dovrebbe essere chiaramente hawkish, con l’impegno a riportare l’inflazione sotto controllo a qualsiasi costo, inclusa una recessione.
Fra i dati in uscita, i prezzi all’import di maggio sono attesi in aumento di 1,2% m/m, dopo la variazione nulla di aprile, sulla scia della ripresa dei rialzi dei prezzi delle materie prime. L’indice Empire della NY Fed a giugno è previsto in ripresa a 7,5 da -11,6 di maggio. Le vendite al dettaglio a maggio sono attese in rialzo di 0,3% m/m, dopo 0,9% m/m di aprile, per via di un ampio contributo negativo delle auto. Al netto delle auto le vendite dovrebbero aumentare di 0,9% m/m, dopo 0,6% m/m, con un significativo contributo della benzina (effetto prezzo) e incrementi moderati per le altre voci. Ieri, il PPI di maggio ha mostrato un aumento di 0,8% m/m, in linea con le attese, ma un rialzo di 0,5% m/m per l’indice core, al di sotto del consenso per 0,6% m/m. I beni hanno prezzi in rialzo sempre solido (0,7% m/m), ma il focus è sui servizi, con prezzi relativamente moderati in due comparti, sanità e servizi finanziari, misurati con metodologie diverse rispetto a quelle utilizzate per il CPI, ma simili a quelle del deflatore. Pertanto, è probabile che il deflatore core dei consumi di maggio registri una variazione di 0,3% m/m, più contenuta rispetto al CPI, come ad aprile.
– In area euro, è in calendario il dato sulla produzione industriale nell’Eurozona ad aprile: i dati nazionali già pubblicati suggeriscono che l’output potrebbe essere cresciuto di 0,6% m/m dopo la flessione di -1,8% m/m del mese precedente; il settore potrebbe comunque frenare la crescita del PIL nel 2° trimestre. In Francia, la lettura finale dovrebbe confermare che a maggio l’inflazione ha raggiunto il 5,2% a/a (0,6% m/m) dal 4,8% precedente sull’indice nazionale e il 5,8% a/a (0,7% m/m) dal 5,4% sull’armonizzato; in media annua, l’inflazione francese dovrebbe superare il 5% (sull’indice armonizzato) nel 2022, su livelli decisamente inferiori alla media Eurozona.
Ieri, in Germania, l’indice ZEW di giugno ha registrato un nuovo miglioramento da -34,3 a -28, in linea con le nostre aspettative. L’indicatore sulla situazione corrente è cresciuto dopo tre mesi di cali continui, da -36,5 a -27,6 (media storica: -8), su livelli coerenti con una semi[1]stagnazione del PIL. Dall’indagine è emerso anche un nuovo calo delle aspettative di inflazione nell’Eurozona (-21,8 punti rispetto a maggio, a -32,4).
– In Giappone, gli ordini di macchinari di aprile sono aumentati di 10,8% m/m, contro attese per un calo di -1,5% m/m. L’ampio incremento è diffuso sia al manifatturiero (10,3% m/m) sia al non manifatturiero (8,9% m/m) e alla maggior parte dei sotto-settori. Il trend verso l’alto è in parte associato al deprezzamento dello yen e in parte alla riapertura dell’attività in Cina, come segnalato dalla variazione di 52% m/m degli ordini dall’estero, dopo due mesi di correzioni.
– In Cina, i dati relativi al mese di maggio sono stati superiori alle attese segnalando un miglioramento rispetto ad aprile seppur non del tutto riconciliabile con le indicazioni degli indici PMI pubblicati la scorsa settimana. Anche se il punto di minimo sembra superato la prosecuzione della strategia di tolleranza zero, che ha portato a nuove chiusure di alcuni distretti a Shanghai e Pechino negli ultimi giorni, continuerà a porre un freno alla ripresa, soprattutto dei consumi, mantenendo rischi al ribasso sullo scenario. La produzione industriale è salita dello 5,6% m/m in maggio dopo il calo del 5,8% m/m in aprile (rivisto al rialzo da un precedente -7,1% m/m) riportando la variazione tendenziale da -2,9% a/a in aprile in territorio positivo a +0,7% a/a, rispetto ad attese di consenso di un calo dello 0,9% a/a. Anche gli investimenti fissi nominali hanno quasi recuperato il calo mensile di aprile (-0.85% m/m) salendo dello 0,72% m/m in maggio e del 6,2% cum. a/a implicando un’accelerazione da 2,4% a/a in aprile a 4,7% a/a in maggio trainata dagli investimenti delle imprese statali e da un miglioramento della dinamica tendenziale degli investimenti immobiliari che rimane però negativa (-7,7% a/a) così come quella della superficie residenziale venduta e dei nuovi cantieri. La variazione tendenziale delle vendite al dettaglio è rimasta negativa a -6,7% a/a (consenso Bloomberg -7,1% a/a) ma in miglioramento da -11,1% a/a in aprile con un incremento nullo sul mese precedente mentre i dati di febbraio e marzo sono stati rivisti al ribasso. La situazione del mercato del lavoro resta difficile: il tasso di disoccupazione urbano è sceso da 6,1% in aprile a 5,9% in maggio ma rimane sui livelli più elevati dalla primavera del 2020 e, nell’indagine relativa alle 31 maggiori città, il tasso di disoccupazione è salito da 6,7% in aprile a 6,9% in maggio ben al di sopra del picco della prima ondata pandemica (5,9% a maggio 2020).
Fonte: BondWorld.it
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