Intesa Sanpaolo – Ieri la Bank of England ha alzato i tassi ufficiali di 25pb a 1,25%, come da attese, ma con tre dissenzienti (Haskel, Saunders e Mann) su nove, come a maggio, che hanno votato per un rialzo da 50pb.
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La BoE ha posto l’accento sugli accresciuti rischi verso l’alto per l’inflazione, indicando implicitamente un sentiero di rialzi più robusto nei prossimi mesi e un’apertura ad una mossa più ampia qualora lo scenario d’inflazione dovesse deteriorarsi ulteriormente. Ora ci attendiamo un rialzo di 25pb a ognuna delle prossime quattro riunioni dell’anno (agosto, settembre, novembre e dicembre), con il rischio che ad agosto o settembre un rialzo possa essere eventualmente di 50pb.
– Nel suo discorso al Forum Analysis, il governatore di Banca d’Italia Visco ha giudicato “non appropriata” la valutazione dei mercati sull’andamento futuro dei tassi ufficiali, considerando il livello molto alto di incertezza sugli sviluppi economici e sull’andamento delle condizioni finanziarie. Visco ha però difeso la necessità di una normalizzazione graduale della politica monetaria, a cominciare dall’abbandono dei tassi negativi. Riguardo al nuovo strumento contro la frammentazione preannunciato dalla BCE nella giornata di mercoledì, Visco lo ha classificato come un meccanismo di natura permanente. Un’agenzia Bloomberg ha prospettato la possibilità che il meccanismo possa includere anche la possibilità di vendere titoli di altri paesi a fronte degli acquisti sugli emittenti sotto pressione. Visco ha anche giudicato un livello dello spread Btp-Bund inferiore ai 150pb come “giustificato dai fondamentali”.
– Oggi in area euro la stima finale è attesa confermare che a maggio l’inflazione è salita a 8,1% a/a (0,8% m/m) da 7,4% di aprile, un record dall’inizio della serie storica nel 1998. L’indice core BCE (al netto di alimentari freschi ed energia) dovrebbe anch’esso confermare la lettura preliminare al 4,4% a/a (dal 3,9% precedente). L’inflazione potrebbe intraprendere uno stabile trend discendente solo a partire da luglio. Vediamo un’inflazione sopra il 7% in media annua nel 2022 ma i rischi sono verso l’alto. I dati sulla bilancia commerciale italiana nel mese di aprile dovrebbero confermare il deciso impatto negativo dello shock energetico sul saldo.
Ieri in Eurozona il costo del lavoro è cresciuto, circa in linea con le nostre attese, del 3,2% a/a nel 1° trimestre da un precedente 1,9% (1,2% t/t da 0,6%). Se si esclude il periodo della pandemia, sarebbe un massimo dall’inizio delle rilevazioni nel 2009. Il tasso di posizioni vacanti ha raggiunto un nuovo record al 3,1% da 2,8% di fine 2021, confermando un contesto di difficoltà di incontro tra domanda e offerta di lavoro che dovrebbe tradursi in una crescita delle retribuzioni anche nei prossimi trimestri, come peraltro suggeriscono le più recenti indicazioni sulle negoziazioni sindacali. Ci aspettiamo che i salari crescano ancora nel resto dell’anno, sebbene su ritmi ancora inferiori all’inflazione. In Italia l’inflazione di maggio è stata rivista verso il basso di un decimo sull’indice nazionale, al 6,8% a/a, e confermata a 7,3% su quello armonizzato. In prospettiva, l’inflazione potrebbe intraprendere uno stabile trend discendente nella migliore delle ipotesi solo da estate inoltrata.
– Domenica in Francia si terrà il secondo turno delle elezioni legislative per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale, determinante per la composizione del Governo. I risultati della prima tornata hanno registrato un forte calo della partecipazione e una sostanziale parità tra l’alleanza di sinistra NUPES e la coalizione Ensemble! che include il partito del Presidente Macron. La struttura del sistema elettorale (maggioritario uninominale) dovrebbe favorire Ensemble! ma il raggiungimento della maggioranza assoluta è comunque a rischio. Più probabile invece lo scenario di un governo a maggioranza relativa per Macron che però avrebbe così minore spazio di manovra nel prossimo quinquennio (meno probabile invece una coabitazione con governo a trazione NUPES).
– Negli Stati Uniti, oggi Powell interviene a una conferenza sul ruolo del dollaro e fornirà i primi commenti post-riunione, che dovrebbero ribadire l’impegno a riportare l’inflazione sotto controllo. È in uscita il dato della produzione industriale di maggio, prevista in rialzo di 0,4% m/m, dopo 1,1% m/m di aprile. Ieri, i cantieri residenziali di maggio hanno evidenziato un calo a 1,549 mln da 1,810 mln di aprile (ampiamente rivisto verso l’alto); anche le licenze flettono, scendendo a 1,695 mln, con indicazioni di modesta ripresa prevista per i cantieri nei prossimi mesi. Le unità completate sono in rialzo di 9,1% m/m e indicano che gli investimenti residenziali non sono in caduta libera nel 2° trimestre, nonostante il rialzo dei tassi sui mutui. L’indice della Philadelphia Fed a giugno si è indebolito ulteriormente, entrando in territorio marginalmente recessivo a -3, con indicazioni di debolezza per ordini e consegne. Invece l’indice dell’occupazione rimane solido, a 28,1. Gli indici dei prezzi rimangono su livelli storicamente elevati ma registrano modeste correzioni. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione all’11 giugno calano marginalmente a 229 mila, mantenendosi all’interno di un intervallo circoscritto da febbraio.
– La riunione della BoJ si è conclusa senza modifiche alla politica monetaria, con il mantenimento degli obiettivi a -0,1% per il tasso overnight e intorno a zero per i rendimenti a 10 anni. Il continuo indebolimento dello yen e le pressioni verso l’alto sui rendimenti avevano alimentato qualche aspettativa di cambiamento di policy. Venerdì, i rendimenti a 10 anni erano saliti temporaneamente al di sopra di 0,25%, tetto dell’intervallo obiettivo, ma erano stati riportati sotto controllo da massicci interventi della banca centrale. Nel comunicato, la BoJ prevede una ripresa della crescita ma sottolinea che l’inflazione è solo temporaneamente sopra il 2%, e dovrebbe rallentare una volta esauriti i fattori transitori in atto. Questa è la base per il mantenimento della politica monetaria super-espansiva.
Fonte: BondWorld.it
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