CFO SIM Variazione occupati USA di giugno alle 14:30 in uscita oggi (stima 270k contro 390k di maggio) e tasso di disoccupazione USA di giugno sempre alle 14:30 (stima 3,6% invariato rispetto a maggio).
Antonio Tognoli Responsabile Macro Analisi e Comunicazione Corporate Family Office SIM S.p.A.
Come sappiamo gli obiettivi della FED sono diversi. Powell tuttavia non ha mai detto che devono essere raggiunti contemporaneamente. E infatti l’obiettivo principale che si rileva dalla lettura delle minute della FED è la lotta all’inflazione, anche a costo di una recessione (whatever it takes). Pensiamo solo che la parola inflazione nelle minute è stata scritta ben 90 volte. Questo significa che il prossimo meeting del 26-27 luglio vedrà probabilmente un rialzo dei tassi di 75 bp. Sono sempre più convinto che la strategia della FED sia quella di pilotare in qualche modo la recessione, cosa peraltro mai sperimentata in passato, facendo passare in secondo piano gli altri cinque obiettivi: elevata occupazione, tasso di crescita sostenuto dell’attività economica, stabilità del sistema finanziario, riduzione della volatilità dei tassi di interesse a lungo termine e stabilità del mercato valutario. Secondo i membri del FOMC, la stabilità dei prezzi è in grado di assicurare anche il raggiungimento degli altri obiettivi (forse della piena occupazione, ma ho qualche dubbio sugli altri). Tra l’altro un rialzo come quello prospettato rafforzerebbe ulteriormente il dollaro e indebolirebbe l’export USA, contribuendo alla riduzione dell’attività economica.
Non sono del tutto sicuro che lo scenario recessivo atteso per il 2023 sia totalmente riflesso nelle stime degli utili societari. Nell’incertezza gli investitori non possono che chiedere un premio per il rischio maggiore. L’aumento del premio per il rischio comporta un maggior rendimento richiesto che, a parità di condizioni, può essere soddisfatto solo a prezzi più bassi. Ma le condizioni non sono pari, perché secondo il consensus degli analisti la flessione prevista degli utili societari delle società USA (S&P 500) nel 2023 è pari a circa il 13% rispetto al 2022 (dopo una crescita del 5% nel 2022 rispetto al 2021). Ai livelli attuali di indice e con un PIL atteso nel 2023 in crescita dello 0,3% (più basso delle stime dalle FED), significa prevedere un’ulteriore flessione dell’indice compresa tra il 5% e il 10% dai livelli attuali. Ma se l’economia dovesse entrare in una lunga e profonda recessione, la flessione teorica dell’indice potrebbe anche essere superiore. Ma tutto questo i mercati lo conoscono e quindi tendono, almeno in teoria, ad incorporare nei prezzi le aspettative negative. Ma se i mercati conoscono le politiche monetarie delle banche centrali (l’incertezza è se la FED aumenterà i tassi di 50 bp o 75 bp, non se li aumenterà) e tendono a scontare in anticipo le informazioni, allora significa che potremmo non essere troppo distanti da una fase di ripresa delle quotazioni, nonostante la recessione alle porte. Ovviamente a meno di ulteriori flessioni nelle stime del PIL e/o peggioramento dell’inflazione. Certo, nelle oscillazioni giornaliere è possibile che i prezzi scendano o salgano in modo violento a causa della forte volatilità. La molla che potrebbe far scattare la ripresa potrebbe essere la fine della guerra tra Russia ed Ucraina (gli effetti a medio termine sarebbero comunque tutti da valutare).
Fonte : BondWorld.it
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