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I mercati valutari: Ripercussioni negative sull’euro dall’esito del summit UE

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L’esito del FOMC ha favorito il dollaro e dato il colpo di grazia all’euro spedendolo sotto 1,3000 EUR/USD. Ripercussioni negative sull’euro – a scoppio ritardato – dall’esito del summit UE della settimana scorsa. ……


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Peggiora il quadro dell’economia britannica. Abbiamo rivisto al rialzo le previsioni di breve e di lungo termine dell’euro, e quelle di breve della sterlina contro dollaro. al contrario abbiamo rivisto al rialzo quelle dello yen: restano attese di deprezzamento, ma più contenuto rispetto alle attese precedenti.

L’impatto di mercato dell’esito del summit UE sulla crisi del debito dell’area euro si è avuto solo questa settimana.

Quanto al FOMC, la Fed, inaspettatamente, non ha concesso aperture a favore di un QE3.

USD (cambio effettivo nominale) – L’esito del FOMC ha favorito significativamente il dollaro, che ha goduto di un generalizzato apprezzamento. Nel breve l’effetto favorevole sul biglietto verde potrebbe mantenersi. I dati USA della prossima settimana sono attesi positivi. In tal caso la valuta statunitense potrebbe almeno consolidare.

In un secondo momento, alcune valute, quelle delle economie più correlate agli USA e al ciclo mondiale, dovrebbero invece rafforzarsi contro dollaro. Questo avverrà però con modalità e tempistiche diverse a seconda delle caratteristiche delle singole economie. A nostro avviso, ad esempio, il dollaro canadese dovrebbe sovra-performare rispetto a quello australiano .

EUR – L’euro ha risentito solo questa settimana dell’esito del summit UE sulla crisi del debito. Il carattere non soddisfacente dell’accordo difficoltosamente raggiunto per un maggior coordinamento – se non unificazione – fiscale ha penalizzato fortemente la moneta unica, che tra lunedì e martedì è precipitata da 1,33 a 1,30 EUR/USD. Il colpo di grazia è arrivato con il FOMC, che ha spinto il cambio sotto 1,3000 EUR/USD, facendogli registrare un minimo poco sotto 1,2950.

Già martedì, “assodato” l’esito del summit UE, avevamo rivisto al ribasso sia la previsione di breve (1m) dell’euro a 1,28 sia quella di lungo termine (24m) a 1,30 EUR/USD (v. tab.). L’esito del FOMC ha fornito un’ulteriore “giustificazione” a favore di questo scenario, perché ha rimosso, per ora, l’aspettativa che la Fed rinviasse ulteriormente nel tempo (ovvero oltre la già lontana metà del 2013) l’avvio del ciclo di rialzo dei tassi. All’opposto la BCE potrebbe trovarsi di fronte alla necessità di tagliare ancora i tassi nel 1° trimestre 2012.

La prossima settimana vengono pubblicati sia dati europei sia dati USA. Quanto peggiori saranno i primi e migliori i secondi tanto maggiore è la probabilità che l’euro possa completare tecnicamente l’onda ribassista in corso, il cui target naturale sarebbe il minimo di inizio anno a 1,2867. Supporto chiave intermedio a 1,2946. Se quest’ultimo venisse sfondato si aprirebbe un varco verso 1,28-1,25.

In ogni caso, quand’anche il cambio ritracciasse al rialzo, (1) lo spazio verso l’alto dovrebbe essere limitato entro 1,3163-1,3237 EUR/USD, e (2) non verrebbe meno la possibilità di scendere sotto 1,3000 in un altro momento, entro l’orizzonte 1m-3m (periodo entro il quale la BCE potrebbe attuare il prossimo taglio dei tassi).

GBP – Abbiamo rivisto al ribasso anche le previsioni, ma solo quelle di breve, della sterlina, da 1,58-1,54 a 1,54-1,50 GBP/USD sull’orizzonte 1m-3m. I dati della settimana sono stati, infatti, complessivamente negativi e abbiamo nel frattempo rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il Regno Unito a 0,9% nel 2011 e 0,6% nel 2012, con rischio di crescita pressoché nulla o lieve contrazione nel 4° trimestre. Tra gennaio e febbraio la BoE dovrebbe procedere con un ulteriore ampliamento dell’APF.

Mercoledì prossimo verranno pubblicati i verbali dell’ultimo incontro di politica monetaria. Ci aspettiamo che la decisione di lasciare tasso e APF invariati sia stata presa all’unanimità. Ma di maggior rilievo sarà la valutazione del board sugli sviluppi recenti, in particolare sulle implicazioni negative per l’economia britannica della crisi del debito nell’area euro. In caso di accresciute preoccupazioni in tal senso la sterlina correggerebbe infrangendo il supporto robusto di 1,5400 GBP/USD.

JPY – Abbiamo al contrario rivisto al rialzo il profilo dello yen sull’orizzonte 6m-12m-24m da 84-86-95 a 83-85-90 USD/JPY, a indicare un sentiero di deprezzamento atteso più blando rispetto alle attese precedenti. Le incertezze sul fronte delle prospettive di crescita globale e della crisi del debito nell’area euro sono tali da giustificare una maggior persistenza della risk aversion a livello generalizzato.


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