Intesa Sanpaolo – Nell’area euro oggi la stima finale del PMI manifatturiero di luglio dovrebbe confermare il calo in territorio recessivo, a 49,6 da 52,1 del mese precedente.
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La prima stima per l’Italia potrebbe vedere una discesa a 49,4 da un precedente 50,9. Il tasso di disoccupazione è atteso in aumento di un decimo sia nell’Eurozona (a 6,7%) che in Italia (a 8,2%). Poco fa le vendite al dettaglio tedesche hanno mostrato un calo di -1,6% m/m, dopo l’1,2% m/m (rivisto al rialzo da +0,6% m/m) di maggio.
Nel resto della settimana, i dati di produzione industriale di giugno dovrebbero registrare una contrazione in Germania e Italia (i Paesi più colpiti dalla crisi del gas), mentre si potrebbe vedere un parziale recupero, dopo la debolezza degli ultimi mesi, in Francia. La disoccupazione dovrebbe risultare in salita a giugno sia in Italia che nel complesso dell’area euro. Infine, nell’Eurozona verranno rilasciati dati di giugno sulle vendite al dettaglio, attese in sostanziale stagnazione, e sul PPI, che dovrebbe mostrare un’accelerazione su base congiunturale rispetto al mese precedente.
Venerdì in Eurozona sono stati rilasciate le stime preliminari di inflazione di luglio e i dati di contabilità nazionale relativi al 2° trimestre (entrambe hanno in media sorpreso al rialzo). In Italia l’inflazione calcolata sull’indice nazionale è scesa al 7,9% a/a dall’8% di giugno, l’inflazione armonizzata è calata all’8,4% a/a da un precedente 8,5%. In Francia, l’inflazione è salita dal 5,8% al 6,1% sull’indice nazionale e al 6,8% dal 6,5% sull’armonizzato. Nel complesso dell’area euro, l’inflazione ha sorpreso ancora al rialzo, toccando l’8,9% a/a in luglio, un nuovo massimo dal 1998. All’aumento mensile di luglio (0,1% m/m) hanno contribuito in modo sproporzionato alimentari lavorati (1,4%) e servizi (1,1%). La variazione tendenziale dell’indice core (al netto di energia e alimentari freschi) è salita al 5% a/a (+0,1% m/m), dopo il 4,6% a/a di giugno.
Sul fronte della crescita invece nel 2° trimestre del 2022 il PIL è cresciuto più del previsto, dello 0,7% t/t in area euro. Lo spaccato per Paese mostra un’inattesa crescita dell’economia sia in Francia (0,5% t/t), che in Italia (1% t/t) ed in Spagna (1,1% t/t) ed una stagnazione in Germania. La sorpresa al rialzo dei dati relativi al 2° trimestre è spiegata dal rimbalzo dell’attività nei servizi, soprattutto turismo e ricreazione, dopo le restrizioni di inizio anno. I dati sono infatti risultati più solidi in quelle economie dove questi settori hanno un peso più rilevante (come Italia e Spagna, e la Francia più della Germania). Dopo un 2° trimestre più solido delle attese riteniamo che nel 3° trimestre la crescita PIL possa rallentare su ritmi più modesti (la normalizzazione dei servizi e il turismo dovrebbero comunque offrire qualche sostegno) mentre sussistono severi rischi al ribasso per il ciclo tra il 4° trimestre del 2022 e il 1° trimestre del 2023.
Negli Stati Uniti, in settimana, verranno pubblicati i principali dati macroeconomici di luglio. Il rapporto sul mercato del lavoro di luglio dovrebbe confermare un modesto rallentamento della dinamica occupazionale, in parte dovuta a una domanda più moderata e in parte ancora ai persistenti freni dal lato dell’offerta. Il tasso di disoccupazione dovrebbe essere ancora stabile a 3,6%, in linea con una situazione di eccesso di domanda. Gli indici ISM a luglio dovrebbero correggere ulteriormente, pur restando in territorio espansivo. Fra i dati di giugno, la spesa in costruzioni dovrebbe essere in modesto rialzo e il deficit della bilancia commerciale dovrebbe ridursi ulteriormente.
Oggi è in pubblicazione l’ISM manifatturiero, atteso in calo a 52,5 a luglio. Le indagini regionali sono state deboli con segnali di modesta contrazione dell’attività. Nei dati dell’ISM, i nuovi ordini dell’ISM manifatturiero, già sotto 50 a giugno, saranno da monitorare per valutare i crescenti rischi di recessione e la persistenza della debolezza degli investimenti vista con il PIL del 2° trimestre. Venerdì, la spesa e il reddito personali di giugno hanno mostrato aumenti di 1,1% m/m (0,1% m/m in termini reali) e 0,6% m/m, rispettivamente, a fronte di incrementi di 1% m/m per il deflatore dei consumi e di 0,6% m/m per il deflatore core. L’Employment Cost Index del 2° trimestre ha segnato un altro ampio rialzo, 1,3% t/t, con salari e stipendi in crescita di 1,4% t/t e il costo del lavoro in rialzo di 1,6% t/t per il settore privato. Le spinte inflazionistiche e salariali non accennano a diminuire e rendono sempre più difficili le decisioni della Fed in questa fase di rallentamento della crescita.
– In Cina gli indici PMI del settore manifatturiero hanno segnalato un’attenuazione della ripresa economica in luglio. L’indice PMI manifatturiero pubblicato da Caixin Markit, dopo il rimbalzo a 51,7 in giugno, è sceso a 50,4 in luglio rispetto ad attese di consenso posizionate per un calo più contenuto a 51,5 (Bloomberg), registrando un rallentamento del ritmo di espansione della produzione e degli ordini, sia totali sia esteri. In calo anche le componenti dei prezzi di acquisto e di vendita e dell’occupazione accompagnate da un peggioramento dei tempi di consegna. Le imprese hanno segnalato una domanda modesta, l’impatto negativo delle misure di contenimento del Covid-19 e interruzioni della fornitura di elettricità come cause della moderazione della ripresa.
La dinamica del PMI manifatturiero pubblicato dal NBS è stata peggiore: l’indice è infatti sceso da 50,2 in giugno a 49 in luglio, contrariamente alle attese di consenso di lieve aumento a 50,3 (Bloomberg), registrando un peggioramento delle condizioni economiche rispetto giugno diffuso a tutte le tipologie di imprese. La flessione dell’indice è imputabile ad una contrazione sia degli ordini totali (la componente è scesa da 50,4 in giugno a 48,5 in luglio) sia di quelli esteri (da 49,5 in giugno a 47,4 in luglio) e ad un calo generalizzato di tutte le componenti e in particolare a quella dei prezzi degli input (scesa da 52,0 in giugno a 40,4 in luglio), in linea con la dinamica delle materie prime. I tempi di consegna hanno registrato un moderato peggioramento rispetto a giugno verosimilmente a causa di misure delle misure di contenimento dei contagi che sono comunque molto più contenute rispetto a giugno. Gli ordini inevasi sono scesi oltre i minimi di fine 2015.
Anche il PMI del settore non manifatturiero del NBS è diminuito dopo il rimbalzo a 54,7 in giugno, scendendo a 53,8 in luglio, leggermente al di sotto delle attese di consenso 53,9 (Bloomberg), con un calo di tutte le componenti ad eccezione delle scorte. Il calo del PMI dei servizi, da 54,3 in giugno a 52,8 in luglio, spinto al ribasso da un ridimensionamento soprattutto degli ordini e delle aspettative, ha più che compensato l’aumento del PMI costruzioni. Quest’ultimo è salito da 56,6 in giugno a 59,2 in luglio grazie ad un aumento degli ordini.
Fonte: BondWorld.it
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