Intesa Sanpaolo – Oggi non ci sono dati in calendario in area euro e negli Stati Uniti.
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– Ieri in Eurozona la stima finale dell’indice PMI manifatturiero di luglio è stata rivista marginalmente al rialzo (49,8 da 49,6) confermando comunque il messaggio di contrazione del settore che era già emerso dalle letture flash. Le prime stime italiana e spagnola hanno invece evidenziato flessioni superiori alle attese rispettivamente a 48,5 da 50,9 e a 48,7 da 52,6. Lo spaccato dell’indagine mostra pesanti flessioni per ordini, commesse inevase e produzione, oltre ad aumento delle scorte di prodotti finiti; indicazioni che puntano verso un ulteriore deterioramento dell’attività e del morale manifatturieri nei prossimi mesi. Le rilevazioni sul mercato del lavoro di giugno hanno invece mostrato un tasso di disoccupazione stabile al 6,6% nel complesso dell’area euro e in calo di un decimo all’8,1% in Italia. Il progresso registrato in Italia è spiegato da un ritorno alla crescita del numero degli occupati a fronte di un calo per disoccupati e inattivi dopo due mesi non particolarmente brillanti. Le indagini presso le imprese iniziano a mostrare segnali di rallentamento delle intenzioni di assunzione mentre i dati sul complesso dell’Eurozona hanno mostrato che a giugno il numero di disoccupati è tornato a salire per la prima volta da più di un anno. È quindi possibile che nei prossimi mesi anche il mercato del lavoro italiano possa decelerare sull’onda del rallentamento ciclico.
– Negli Stati Uniti l’indice ISM manifatturiero di luglio è calato meno del previsto a 52,8 da un precedente 53. Lo spaccato dell’indagine è però meno favorevole rispetto all’indicatore headline, offre segnali di indebolimento della domanda e anticipa un rallentamento dell’attività nel settore nei prossimi mesi: si registra infatti un peggioramento della contrazione degli ordinativi (48 da 49,2), un rallentamento della produzione (53,5 da 54,9) e un aumento delle scorte (57,3 da 56, un massimo dal 1984). Torna invece a salire l’indice relativo all’occupazione ma resta marginalmente al di sotto della soglia d’invarianza (49,9 47,3). Rallenta infine la crescita dei prezzi, ma resta su ritmi sostenuti, grazie alla correzione delle quotazioni di alcune materie prime. A giugno la produzione nelle costruzioni è calata di – 1,1% m/m contro attese per un modesto incremento dopo che il dato di maggio è stato rivisto al rialzo di due decimi a 0,1% m/m. La correzione è risultata diffusa alla componente residenziale (-1,6% m/m), non residenziale (-0,5% m/m) e al settore pubblico (-0,5% m/m).
– L’indebolimento dell’attività manifatturiera è geograficamente diffuso, come testimonia il PMI globale. L’indice di produzione è calato a 50,0, e l’andamento dei nuovi ordini (49,03) e degli ordini da evadere (49,65) indica che il rallentamento potrebbe estendersi ai prossimi mesi. L’altro lato della medaglia è un ulteriore allentamento delle strozzature all’offerta: l’indice dei tempi di consegna è in ripresa (42,7, massimo dal novembre 2020) e gli indici dei prezzi sono in calo (65,6 per i prezzi degli input, 58,3 per i prezzi di vendita).
– La Reserve Bank of Australia ha alzato il tasso di riferimento per il quarto mese consecutivo, di 50pb portandolo 1,85%. Le previsioni dell’Istituto puntano verso un’inflazione in media annua al 7,75% nel 2022, poco sopra il 4% nel 2023 e intorno al 3% nel 2024 mentre per quanto riguarda la crescita le stime sul PIL sono state riviste al ribasso rispetto alle proiezioni di maggio al 3,25% nell’anno in corso e all’1,75% in quello successivo. Il comunicato rilasciato al termine della riunione suggerisce che il processo di normalizzazione della politica monetaria proseguirà anche nei prossimi mesi ma verosimilmente su ritmi più moderati rispetto agli ultimi rialzi.
Fonte: BondWorld.it
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