BILANCIO 2011: l’anno borsistico Usa 2011 si chiude grosso modo sui livelli di 1 anno fa: dal -2% circa del Dow al +6% circa del Nasdaq passando per il nulla di fatto dell’S&P500. Un sostanziale “pareggio”, quindi, comunque per nulla disprezzabile se confrontato al 18- 20% circa di perdite medie delle borse dell’area euro….
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Nei primi mesi dell’anno gli indici Usa proseguono nel movimento di bear-market rally in essere dai minimi del marzo 2009, apprezzandosi mediamente dell’8-9% e risalendo sui livelli del giugno 2008 (pre-collasso di Lehman).
Dopo avere toccato un massimo ad inizio maggio inizia una fase laterale, distributiva, che sfocerà poi nel sell-off iniziato a fine luglio ed esauritosi nei minimi del 4 ottobre, all’incirca al di sotto del 20-22% rispetto ai massimi di inizio maggio. Il recupero dell’ultimo trimestre dell’anno consente poi di riportare gli indici in corrispondenza dei livelli di inizio 2011.
Tanto rumore per nulla, se si pensa al contesto comunque abbastanza volatile, con un range di oscillazione delle quotazioni superiore al 20%. Il bilancio complessivo si chiude comunque in leggera positività per un investitore in euro grazie all’apprezzamento del dollaro Usa contro la divisa unica, circa il +3,5% rispetto ad inizio 2011. Lo scivolone estivo della Borsa Usa risente di una causa prossima e di una causa remota.
La causa remota può individuarsi nella scarsa qualità del rally successivo ai minimi del marzo 2009, un rialzo avvenuto contestualmente alla forte espansione del bilancio Fed nei due successivi round di easing quantitativo, che hanno contribuito a riflazionare il sistema, dalle azioni alle materie prime. Anche se la politica monetaria statunitense rimane molto espansiva, con l’esaurirsi del Qe2 nel mese di giugno si interrompe l’afflusso continuo di liquidità a cui si era assistito nei mesi precedenti, a partire dal settembre 2010. A ciò si aggiunge poi, come causa prossima del sell-off che colpisce sia l’azionario sia le materie prime, l’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano dei Paesi periferici dell’area euro a partire dal mese di luglio. Il contestuale apprezzamento del dollaro Usa, un po’ contro tutte le divise principali ma specialmente nei confronti dell’euro, riflette questa situazione di scarsa propensione al rischio.
SCENARIO 2012: L’evoluzione relativa del quadro di liquidità (Bilancio BCE vs. Bilancio FED) e quindi del cambio del dollaro Usa rimane la variabile chiave per delineare lo scenario per l’anno appena iniziato.
Per un investitore in euro la Borsa Usa dovrebbe continuare a sovraperformare le Borse dell’area euro, grazie anche ad un probabile ulteriore apprezzamento del biglietto verde. È difficile che si verificheranno le condizioni macro-economiche per l’inizio di un vero mercato Toro globale sull’azionario, anche per i rischi di rallentamento dell’economia e di recessione legati all’invecchiamento demografico, all’elevata imposizione fiscale ed al necessario deleverage imposto dal pesante indebitamento degli Stati (e dei privati). Un rallentamento dei Paesi emergenti, a partire dalla Cina complice anche il rischio di recessione nell’area euro, avrebbe poi effetti depressivi anche negli Usa. Graficamente i livelli tecnici chiave da monitorare per gli indici Usa nel 2012 sono i seguenti: per l’S&P500 supporto a 1150 e quindi a 1075-1100, resistenza a 1300 e quindi a 1370; per il Nasdaq Composite supporto a 2440 e quindi a 2300, resistenza a 2755 e quindi a 2900; per il Dow Jones Industrial supporto a 11250 e quindi a 10400/600, resistenza a 12900 e quindi a 14200. La capacità di acquistare sulle fasi di debolezza e di prendere beneficio nelle fasi di euforia sarà ancora, verosimilmente, la strategia opportuna per cavalcare un 2012 che si preannuncia scarsamente direzionale ma comunque volatile. A livello settoriale dovrebbero continuare a sovraperformare i settori difensivi o comunque anti-ciclici, come utilities, alimentari e farmaceutico.
È opportuno mantenere un’ampia diversificazione valutaria, per la crescente fragilità dell’euro. Come già nello scorso semestre, il dollaro Usa potrebbe rivelarsi ancora un buon parcheggio di liquidità in ottica tattica, per almeno il primo quadrimestre 2012, ma non ancora un investimento su orizzonti lunghi vista la debolezza strutturale del biglietto verde, la cui “forza” contro euro è in realtà dovuta principalmente all’estrema debolezza della divisa unica.
In ottica più lunga, su un orizzonte di 2-3 anni, è opportuno privilegiare divise di Paesi caratterizzati da basso indebitamento pubblico, elevata crescita, struttura demografica equilibrata, possibilmente appartenenti ad aree geografiche le più varie. A titolo esemplificativo: corona norvegese e svedese; dollaro canadese e australiano; inoltre, maggiormente volatili, dollaro neozelandese, rand sudafricano, real brasiliano, rupia indiana, rublo russo.
BUND (contratto marzo 2012, ticker Bloomberg RXH2, PC 139,02).
Negli ultimi 3 mesi il Bund si è mosso all’interno dell’ampia banda laterale con estremi 132,85-133 e 139,65/80, consolidando così il forte rialzo da luglio a settembre dovuto al flight-to-quality per l’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano italiano, prima, e francese, poi. Un restringimento degli spread tra i Paesi periferici dell’area euro e la Germania si accompagnerebbe probabilmente a prese di beneficio sul Bund: tale scenario appare abbastanza probabile nei mesi a venire, visto che un maggiore, necessario, coinvolgimento della Germania per mettere in sicurezza l’area comporterà probabilmente un lento movimento di risalita dei tassi tedeschi nei mesi a venire (a inizio 2011 il tasso sul decennale era intorno al 3%, contro l’1,88% attuale).
Per le prossime settimane. Un segnale di debolezza si avrebbe sotto 135, con obiettivo il forte supporto in area 132,85-133, la cui perforazione (prematuro) fornirebbe un segnale ribassista per i mesi a venire. Il superamento dei massimi in area 139,65/80 (conferma sopra 140) spingerebbe il derivato a nuovi massimi storici, con obiettivo 142- 143 ed estensioni (poco probabili) verso 145-146, dove dovrebbe comunque esaurirsi la salita. Nonostante il trend laterale/rialzista, col Bund a ridosso dei massimi, si nota un’asimmetria del rischio, con maggiore spazio per veloci correzioni piuttosto che per nuovi marcati rally.
STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Possibili vendite (25/200) su salite in area 142-143 e quindi (50/200) in area 145-146. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 134-135 e quindi (50/200) in area 132,50-133,50.
CAMBI: EURUSD – USDJPY – EURJPY
EurUsd (PC 1,2757): dal massimo di periodo del 26.11.2009 a 1,5145 il cambio ha invertito tendenza iniziando un profondo movimento correttivo, con un’accelerazione ribassista dopo la rottura del supporto psicologico a ridosso di 1,3000 all’inizio del mese di maggio 2010. La discesa si è spinta fino a toccare un minimo a 1,1876 l’11 giugno 2010 (-26% rispetto al massimo storico a 1,6038 del 15 luglio 2008). Dai minimi di inizio giugno 2010 è iniziata un’inversione di tendenza che ha riportato il cambio verso la soglia psicologica di resistenza a quota 1,5000 (massimo il 4 maggio 2011 a 1,4940). La dinamica degli ultimi 3 anni riflette un tentativo di stabilizzazione del cambio euro/dollaro, sottoposto a due forze contrastanti: da un lato, la debolezza strutturale del dollaro Usa, accentuata dalle politiche monetarie ultra-espansive della Fed (tassi di interesse schiacciati sullo zero e quantitative easing 1 e 2); dall’altro, la fragilità dell’area euro per i crescenti problemi del debito sovrano dei Paesi periferici. La risultante è una sorta di impasse, di equilibrio instabile tra le due valute, che rimangono entrambe debolissime nel confronto con le altre divisi principali. A partire da fine agosto, l’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano dei Paesi periferici, in particolare dell’Italia – e quindi anche della Francia – hanno provocato una veloce discesa del cambio da 1,4600 a 1,3146, seguito da un veloce rimbalzo verso 1,4250 (fine ottobre) ed ultimamente da una discesa verso il supporto critico in area 1,2850-1,3000.
Per le prossime settimane. La recente perforazione del supporto critico in area 1,2850-1,3000 (min 1,2666 il 09.01.2012) conferma la crescente fragilità dell’euro. Finché il cambio staziona al di sotto di 1,3100 il tono rimane decisamente debole, con primo obiettivo importante 1,2500/90 e quindi, e quindi i minimi del giugno 2010 in area 1,1875- 1,2000 (ext 1,1640). Il rischio ribassista diminuirebbe sensibilmente solo al di sopra della resistenza a 1,3500 (poco probabile) ed il tono tornerebbe positivo solo al superamento di 1,3850 (improbabile). Finché l’area euro non uscirà dalla crisi del debito sovrano dei Paesi periferici (critico il primo quadrimestre 2012) permane una situazione sfavorevole per l’euro, che rende opportuno continuare a sovrappesare il dollaro Usa in ottica tattica.
STRATEGIA esposizione: 200/200, incrementata (25/200) a 1,2875 (area 1,2850-1,2900). Possibili vendite (25/200) su salite in area 1,2815-1,2865 e quindi (50/200) in area 1,3050-1,3100. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 1,2525/75 e quindi (50/200) in area 1,2050-1,2100.
UsdJpy (PC 76,87): da inizio novembre 2010 a metà marzo 2011 il cambio si è mosso lateralmente all’interno dell’intervallo compreso tra 80,22 e 84,51. La perforazione dei minimi a metà marzo, sull’onda della catastrofe naturale che ha colpito il Giappone, ha provocato una discesa in panic selling con un nuovo minimo il 17 marzo a 76,25 (sotto il precedente minimo storico dell’aprile 1995 a 79,75). A seguito di un intervento concertato delle principali Banche Centrali il cambio è poi risalito a un massimo a 85,53 il 6 aprile. Sono quindi riprese le vendite, che hanno spinto il cambio a toccare un nuovo minimo il 19 agosto a 76,09, marginalmente al di sotto del minimo del 17 marzo. Negli ultimi 3-4 mesi il cambio si è mosso lateralmente nell’intervallo tra 76,10 e 77,85, rompendo al ribasso con un nuovo minimo storico il 31 ottobre a 75,38. L’intervento della Banca del Giappone riporta poi il cambio a ridosso di 79,50, seguito da un ripiegamento e da una stabilizzazione all’interno del trading-rande con intervallo 76,30 e 78,30.
Per le prossime settimane. Il trend dominante per il dollaro rimane orientato al ribasso, ma si nota una perdita di spinta ribassista e dei segnali di possibile riaccumulazione. Un segnale convincente di recupero si avrebbe al di sopra di 79,55- 80,25 con obiettivo la forte resistenza in area 81,50-82. Solo il superamento della resistenza critica a 85,50 (improbabile) fornirebbe però un segnale rialzista per i mesi a venire, con obiettivo 88-90. Rinnovata debolezza sotto 76,30, con possibili ridiscese verso i minimi a 75,38 (ext 74).
STRATEGIA esposizione: 250/200, invariata. Possibili vendite (50/200) su salite in area 80,25/75.
EurJpy (PC 98,06): dai minimi del 10 gennaio 2011 a 106,84 è iniziato un forte rally – interrotto dallo scivolone post-terremoto in Giappone che ha riportato il cross a toccare un massimo a 123,32 l’11 aprile. Il cross ha quindi invertito tendenza andando a perforare i precedenti minimi di metà marzo 2011, con un’accelerazione ribassista culminata nel minimo del 9 gennaio 2012 a 97,30.
Per le prossime settimane. Il quadro tecnico rimane chiaramente orientato al ribasso. La perforazione del forte supporto, non solo psicologico, a ridosso di 100, ha dato un ulteriore segnale ribassista per i mesi a venire, con primo obiettivo 95 e quindi il minimo storico toccato il 26 ottobre 2000 a 88,97. Le pressioni ribassiste diminuirebbero sopra la resistenza in area 101-102,50 ma il tono migliorerebbe sensibilmente solo al superamento della resistenza a 105 (poco probabile). Un segnale rialzista per i mesi a venire si avrebbe poi al superamento di 110-111,55 (improbabile).
STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Possibili vendite (25/200) su salite in area 102,25/75 e quindi (50/200) in area 105,25/75. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 93,00/50 e quindi (50/200) in area 89,25/75.
Analisi Montly
a cura di: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella
Autore: Maurizio Milano
Fonte: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella
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