– Nessuna sorpresa emerge dalla riunione della Bce che all’unanimità decide di lasciare invariato il tasso di intervento all’1%, malgrado i rischi al ribasso sulla crescita si stiano intensificando e l’incertezza rimanga elevata, mentre la recente accelerazione dell’inflazione non dovrebbe minare la stabilità dei prezzi di medio lungo periodo. Gli stessi dati …
Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli
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sulla crescita di M3 lo confermano (+2% a/a a novembre da +2,6% di ottobre) e l’atteso rallentamento della domanda privata, minata dall’intensificarsi delle tensioni sui debiti sovrani, va nello stesso senso. Malgrado il previsto rallentamento economico riteniamo l’ipotesi di un ulteriore taglio dei tassi nel corso del 2012 ancora remota a meno di una profonda recessione che investa prima di tutto la Germania. A tale proposito ricordiamo che nel 2009, a fronte di un calo del Pil dell’area Euro del 4%, il tasso di riferimento è rimasto fissato all’1% malgrado sul monetario i tassi Euribor siano scesi ben al di sotto di tale livello, grazie alle operazioni di rifinanziamento poste in essere dalla Bce.
– Nonostante il Pil Usa nel III trim. sia stato ribassato (all’1,8% t/t annualizzato), la politica monetaria della Fed inizia ad impattare sulla crescita che mostra segnali di consolidamento produttivo, di leggera ripresa dei consumi (favoriti dalle vendite natalizie), di lenta distensione sul mercato immobiliare e del lavoro. Il Beige Book della Fed fotografa un’economia USA “migliorata” negli ultimi mesi, anche se ad un ritmo ancora moderato, tanto che l’Autorità monetaria, che nel frattempo ha rivisto le modalità di comunicazione delle proprie decisioni ai mercati, non apre al momento ad un nuovo piano di QE, tutt’ora in stand-by e possibile in caso di una battuta d’arresto della crescita o qualora si verificassero eventi eccezionali (peggioramento della crisi del debito in Europa). Tuttavia il recupero rimane incerto con le agenzie di rating ancora preoccupate per il processo di contenimento dell’elevato indebitamento federale.
– Incerta la situazione in area Euro, alle prese con un rischio minaccioso di mild recession confermato dalla brusca frenata dell’economia tedesca, fin ora considerata esente da ogni possibile contrazione, che nel IV trimestre del 2011 registra una crescita negativa (-0,25% t/t). Disoccupazione elevata (al 10,3% a novembre) e consumi sterili contribuiscono a delineare il quadro macro, con l’inflazione che inizia lentamente a decelerare per effetto della riduzione della domanda. È tuttavia l’evoluzione della crisi del debito il main driver: Merkel e Sarkozy stringono per la stesura del trattato intergovernativo alla base del nuovo patto fiscale UE e l’introduzione di una tassa comune sulle transazioni finanziarie, con la Cancelliera che assicura l’impegno della Germania a versare celermente maggiori fondi all’Esm. Ma i mercati rimangono volatili e permangono molteplici i fattori d’incertezza: gli investitori sono disposti addirittura a rinunciare al rendimento per garantirsi la sicurezza, offerta al momento dai titoli tedeschi (quelli a sei mesi sono stati collocati al -0,012%), e considerare l’esito confortante delle prime emissioni del 2012 da parte dei periferici, un segnale del ritorno della fiducia, è troppo prematuro.
– Italia “di fatto” in recessione, come conferma il dato sul Pil nel III trimestre 2011 (-0,2% trim/trim) ed il trend negativo di produzione, ordinativi e consumi; elevate le tensioni occupazionali (con una disoccupazione giovanile al 30,1% a novembre), mentre l’inflazione, complice l’aumento delle accise sulla benzina ed i prossimi ritocchi tariffari, sembra destinata a rimanere ben al di sopra del 3% per tutto il 2012. Il premier Monti, che durante il vertice bilaterale Italia-Germania ha richiamato, in ragione degli sforzi profusi con la manovra correttiva, ad un maggiore intervento delle istituzioni internazionali per arginare la “corsa” dei rendimenti sui bond italiani (lo spread Btp-Bund aveva raggiunto i 530 pb prima di ripiegare), è chiamato ad approvare entro gennaio un pacchetto di riforme dedicate al rilancio economico. A tali misure il compito di evitare gli effetti di una recessione, che potrebbe rivelarsi “dolorosa” e “persistente” e che preoccupa le agenzie di rating, pronte a declassare nuovamente l’Italia.
– Secondo le stime dell’Area Research le prospettive dell’Italia per il 2012 rimangono quelle di uno scenario recessivo (-1,1% lo scenario centrale). L’atteso peggioramento del contesto macro internazionale e l’allungamento dei tempi di soluzione della crisi del debito sovrano europeo (poco probabile una soluzione in tempi brevi e, nel primo semestre 2012, l’area Euro dovrà far fronte ad emissioni per quasi 500 Mld € escludendo gli zero coupon) comporterà una recessione anche per Eurolandia (-0,4% il Pil atteso nel 2012). In tale contesto l’Italia sarà particolarmente penalizzata anche dagli effetti delle tre manovre restrittive (le due estive più quella Monti) che peseranno sul Pil dei prossimi 3 anni per il 3,1%, il 4,9% ed il 5,2% rispettivamente. L’80% degli interventi per il 2012 prevedono infatti maggiori tasse, con un evidente impatto negativo sui consumi delle famiglie che, per l’anno in corso, sono attesi in calo dello 0,9%. Male anche gli investimenti (-2,1%), come evidenziano già il forte rallentamento degli ordinativi e il rialzo della capacità inutilizzata degli impianti, fenomeno comune a tutte le principali economie dell’area Euro (Germania e Francia). Anche nel caso in cui il decreto “Cresci Italia” abbia degli effetti positivi sulla crescita l’ipotesi della recessione per il 2012 rimane confermata, sebbene la caduta possa essere meno marcata (-0,6%).
– Come ampiamente previsto dagli analisti, la riunione della Bce si è conclusa con un nulla di fatto: il consiglio direttivo
ha infatti deciso all’unanimità di lasciare invariato il tasso di riferimento all’1%, malgrado l’intensificarsi di downside risks. In conferenza stampa Draghi ha ammesso che i timori per la crescita sono al ribasso a causa di pressioni sulla spesa per consumi e in generale sulla domanda interna conseguenti l’intensificarsi delle tensioni correlate alla crisi dei debiti sovrani. In questo contesto le spinte inflattive rimarranno sottocontrollo. L’inflazione, che è attesa rimanere al di sopra del 2% nei prossimi mesi, principalmente a causa di spinte dal lato dell’offerta, tornerà abbondantemente sotto il 2% nel medio periodo. A conferma di ciò anche la moderazione del tasso di crescita del credito al settore privato, che a novembre è cresciuto dell’1,9% a/a, rispetto al 3% di ottobre e di M3 (+2% a/a a novembre, dal +2,6% a/a di ottobre). Sempre secondo Draghi la contrazione del credito sarebbe già evidente in alcune economie dell’area.
– Pur non escludendo a priori nuovi interventi sul costo del denaro da parte della Bce nel breve periodo, riteniamo ancora plausibile l’ipotesi di tassi di riferimento fissi all’1% per l’intero 2012, a meno di una frenata dell’economia talmente brusca da spingere l’Autorità ad allentare parzialmente sulla stabilità dei prezzi; frenata che dovrebbe interessare principalmente la Germania. A tale proposito ricordiamo che nel 2009, quando l’intera area Euro ha registrato una contrazione del 4% in termini reali, il tasso di riferimento non è stato abbassato oltre l’1%. Questo non ha
impedito ai tassi Euribor di scendere al di sotto del target Bce grazie alle operazioni straordinarie di rifinanziamento messe in atto dalla Bce. Attualmente l’Euribor ad 1M è già allo 0,864%.
– Con riferimento ad un’eventuale ampliamento del Securities Market Programme, Draghi ha ribadito che il programma
resta transitorio, e che la Bce fa uso del programma solo nella misura necessaria per consentire il giusto meccanismo di trasmissione della politica monetaria.
– Rimane cruciale la definizione di regole chiare di disciplina fiscale all’interno dell’area Euro che dovranno essere seguite strettamente da tutti i paesi membri; mentre la BCE continuerà ad operare solo come agente dell’EFSF, facendo intendere che nessun ruolo attivo nell’arginare la crisi dei debiti sovrani è previsto per la BCE.
– La Banca d’Inghilterra ha confermato i tassi allo 0,5%, lasciando invariato il proprio programma di QE.
Cosa scontano i mercati sulle prossime mosse di Fed e Bce
– L’attesa di una nuova operazione di rifinanziamento a 3 anni e l’annunciata riduzione del coefficiente di riserva obbligatoria in vigore a partire dal 18 gennaio 2012 hanno sensibilmente ridotto le attese sui tassi impliciti dei contratti euribor nell’ultimo mese. Il mercato non esclude un ulteriore taglio del tasso di riferimento da ¼ di punto sul costo del denaro da parte dell’Autorità nella seconda metà del 2012. La riduzione del costo del denaro sarebbe totalmente giustificata dalla recessione che investirà l’area Euro nel 2012 e qualora si realizzasse anche un rallentamento deciso anche della locomotiva tedesca l’ipotesi potrebbe realizzarsi. Al momento però continuiamo a ritenere più probabile un mantenimento del tasso di riferimento all’1% anche se le operazioni straordinarie della Bce manterranno sotto pressione i tassi Euribor.
– Ulteriore appiattimento della curva future dei tassi Libor Usa: la Fed ha già ribadito che terrà fermi i tassi almeno fino a metà del 2013 e ha annunciato che diffonderà ogni trimestre le proprie previsioni sull’andamento del tasso di riferimento.
Usa
– Nonostante la crescita Usa del III trim. sia stata rivista al ribasso (all’1,8% t/t annualizzato dal 2% di seconda lettura), la politica monetaria della Fed inizia ad impattare sulla crescita. Dal Fomc gli analisti attendevano aperture su un nuovo QE, che non sono arrivate; la Fed potrebbe comunque intraprendere nuovi interventi “accomodanti”, se la crisi del debito europeo dovesse degenerare, ma l’Autorità al momento preferisce raccogliere ulteriori dati sulla consistenza della crescita USA, e nel frattempo rivede le modalità di comunicazione delle proprie decisioni ai mercati: diffonderà ogni trimestre le proprie previsioni sull’andamento del tasso di riferimento. I dati produttivi di novembre confermano il consolidamento in atto, con gli ordini di fabbrica e di beni durevoli in accelerazione (rispettivamente +11,6% a/a e +12,3% a/a); rallenta leggermente la PI (+3,7% a/a da +4,3% di ottobre), ma la capacità di utilizzo impianti si mantiene vicina al 78%. I leading indicators di dicembre, per lo più in progresso, non prefigurano un’inversione del trend. Il Beige Book di gennaio conferma come negli ultimi mesi l’economia Usa sia “migliorata”, con un ritmo da “modesto a moderato” in molti distretti, ma la situazione rimane incerta. Il problema dell’ingente indebitamento federale potrebbe ripresentarsi nei prossimi mesi: il via libera al “Budget Control Act” e l’estensione degli sgravi fiscali su stipendi e sussidi è stato giudicato positivamente da Moody’s, che conferma la tripla A, ma viene ritenuto insufficiente con l’Agenzia che mantiene outlook negativo. Entra nel vivo inoltre la campagna elettorale per le presidenziali.
– A dicembre, le vendite al dettaglio avanzano del 6,5% a/a, ma non accelerano durante le festività; poco reattivi reddito e spesa personale che registrano entrambi un modesto +0,1% m/m a novembre; il miglioramento, intervenuto a partire da settembre, della fiducia dei consumatori (compresa quella rilevata dall’Univ. del Michigan), indica un probabile recupero dei consumi, con il periodo post natalizio che costituirà un buon banco di prova.
– Prosegue il consolidamento del mercato immobiliare intervenuto a partire da metà 2011: a novembre i permessi edilizi avanzano di oltre il 20% a/a, le vendite di case nuove, quelle di case esistenti e quelle in corso di abitazioni salgono del 9,8%, 12,2% e 6,9% a/a; in rialzo anche la spesa edilizia (+1,2% m/m). Il settore beneficia del calo continuo dei prezzi degli immobili, con l’indice S&P/Case-Shiller Composite-20 che, a settembre, flette del 3,4% a/a.
– Segnali distensivi dal mercato del lavoro a dicembre, con la disoccupazione che a sorpresa scende all’8,5% livello minimo dal febbraio 2009; inoltre gli occupati del settore non agricolo crescono più delle attese (+200mila unità), ma le richieste di sussidio nella scorsa settimana tornano a salire più del previsto, confermando incertezza. A novembre rallenta al 3,4% a/a dal 3,6%, il CPI e si raffreddano anche i prezzi alla produzione (+5,7% a/a a da +5,9%).
Area Euro
– L’ultimo bollettino economico della Bce prefigura prospettive incerte per l’economia dell’Area alla prese con il rischio di una recessione. In scia alla flessione della produzione dell’Eurozona (-0,3% a/a a novembre da +1%), anche la locomotiva tedesca sperimenta, nello stesso mese, una contrazione degli ordini (-4,3% a/a) e una decelerazione superiore alle attese della PI (+3,6% a/a da +4,2% di ottobre), nonostante il rimbalzo dell’export (+8,4% a/a); il Pil tedesco confermato al 3% nel 2011, indica una flessione congiunturale della crescita (-0,25%) nel IV trimestre, e la possibilità che Berlino eviti una recessione, nonostante il miglioramento dell’indice Ifo di dicembre, non è poi così scontata. I leading indicators della zona Euro (Pmi, Zew) continuano a segnalare debolezza anche se migliorano leggermente a dicembre. Il main driver rimane però la crisi del debito, con Francia e Germania impegnate a concludere entro fine di gennaio (con un mese di anticipo) le trattative sulla stesura del trattato intergovernativo alla base del nuovo patto fiscale UE (che sarà ratificato a marzo); Merkel e Sarkozy hanno garantito appoggio ad una tassa comune sulle transazioni finanziarie, che trova tuttavia ferrea opposizione in UK e la Cancelliera ha assicurato l’impegno della Germania a versare celermente maggiori fondi all’Esm. Ma solo una politica comune d’intervento contro la crisi potrà rassicurare i mercati, che al momento si dimostrano volatili e preoccupati per i giudizi delle agenzie di rating sul merito creditizio di paesi UE (nonostante le rassicurazioni di Fitch sul mantenimento della tripla A su Francia e Germania), per l’evoluzione della situazione politico-economica in Ungheria, per l’effettiva capacità della Grecia di implementare le riforme necessarie per ottenere nuove tranches di aiuti (con rischio di default non disciplinato di Atene), per la tenuta di economie contagiate e per la nuova ondata di ricapitalizzazioni che potrebbe interessare il comparto bancario. Per la prima volta si sono registrati yield negativi, sui titoli semestrali collocati da Berlino, a dimostrazione di come gli investitori, in questa fase di incertezza, siano disposti addirittura a rinunciare al rendimento per garantirsi la sicurezza, offerta dai titoli tedeschi; tuttavia l’esito positivo delle recenti aste di Bot e Bonos hanno allentato parzialmente le tensioni con gli spread vs bund dei periferici in riduzione nell’ultima settimana.
– A novembre le vendite al dettaglio continuano decisamente a flettere (-2,5% a/a da -0,7%) e la fiducia dei consumatori prosegue a deteriorarsi a dicembre (-21,1 punti da -20,4).
– L’inflazione stimata a dicembre decelera al 2,8% a/a dal 3%; si mantiene però elevata quella italiana ed invariata quella francese. Rallenta il PPI (5,3% a/a a novembre da 5,5%).
– Tensioni sul mercato del lavoro, con la disoccupazione al 10,3% a novembre (secondo mese consecutivo). La massa monetaria M3 continua a decelerare, (al 2% a/a in novembre dal 2,6%). Si riduce il surplus della bilancia commerciale dell’Eurozona a ottobre (a €1,1 Mld).
Italia
– Il Pil italiano risulta in calo già nel III trim 2011 (-0,2% trim/trim), con una crescita acquisita nell’anno dello 0,5%; negativi o pressoché trascurabili i contributi alla crescita di tutte le sottocomponenti, ad eccezione di quello rilevante della domanda estera netta. La recessione è ormai “di fatto” in atto, come evidenziano i dati produttivi: ad ottobre gli ordini continuano ad arretrare (-4,8% a/a da -3,6%) ed il fatturato decelera (all’1,1% a/a dall’1,9%); prosegue il trend negativo della PI (wda) che a novembre regista, per il terzo mese consecutivo, una flessione (del -4,1% a/a come a ottobre). A dicembre continuano a segnalare contrazione i Pmi (a 44,3 punti il manifatturiero e a 44,5 quello servizi), e si deteriora la fiducia delle imprese italiane (a 92,5 punti da 94). Varata la manovra correttiva, il premier Monti si accinge a presentare la cosiddetta “fase 2”, con l’approvazione entro gennaio di un pacchetto di riforme dedicate al rilancio economico: allo studio interventi di riforma del mercato del lavoro, di liberalizzazione, di spending review e di rilancio infrastrutturale. A tali misure il compito di evitare gli effetti di una recessione, che gli analisti ipotizzano “dolorosa” e “più lunga del previsto”. I mercati continuano, comunque, a speculare sui possibili sviluppi della crisi del debito, con lo spread Btp-Bund10Y tornato a superare i 530 pb ad inizio settimana, per poi ritracciare a 480 sulla scia del buon esito delle recenti aste di bond italiani; gli investitori valutano inoltre con attenzione le mosse con cui gli istituti domestici faranno fronte alle ulteriori patrimonializzazioni (per €15,4 Mld) richieste dall’Eba. L’incontro bilaterale Italia-Germania, ha visto la Merkel elogiare le misure attuate dall’Italia, e Monti richiedere un maggiore intervento delle istituzioni per arginare la crescita dei rendimenti sui titoli di stato italiano; Fitch annuncia che esiste “una significativa probabilità” di downgrade del rating italiano (attualmente ad A+ per l’Agenzia) una volta terminato il processo di revisione iniziato a dicembre.
– Le vendite al dettaglio proseguono nel trend negativo (-1,5% a/a ad ottobre da -1,6%) e la fiducia dei consumatori, dopo il rimbalzo di novembre probabilmente dovuto all’approssimarsi delle festività, torna a peggiorare decisamente (a 91,6 punti a dicembre da 96,1).
– Non si arrestano le tensioni sui prezzi: complice l’aumento immediato delle accise sulla benzina introdotto in manovra, l’inflazione a dicembre è stimata al 3,3% a/a per il II mese consecutivo; sale così al 2,8% il Cpi medio annuo nel 2011, con prospettive di rialzo nel 2012; sul dato nazionale di gennaio peserà poi l’aumento delle tariffe energetiche di inizio mese. Decelera il PPI di novembre (al 4,5% a/a dal 4,7%).
– In affanno il mercato del lavoro, con la disoccupazione (preliminare) che a novembre sale all’8,6% dall’8,5%; quella giovanile (15-24 anni) tocca un nuovo record al 30,1%: praticamente un giovane su tre non ha un’occupazione. Nei primi 9 mesi del 2011 il deficit/Pil si riduce al 4,3%.
Prospettive per il 2012
– Il quadro economico atteso per il 2012 si caratterizza per il peggioramento del contesto macro internazionale, appesantito anche dagli effetti della crisi dei debiti sovrani europei. In tale scenario tutta l’area Euro sarà in recessione nel 2012 (- 0,4%) con l’Italia, particolarmente penalizzata non solo dal rallentamento della domanda al livello mondiale ma anche dagli effetti delle tre manovre restrittive (le due manovre estive più la manovra Monti) che peseranno sul Pil dei prossimi 3 anni per il 3,1%, il 4,9% ed il 5,2% rispettivamente. Il Pil italiano del 2012, secondo il nostro scenario centrale, dovrebbe quindi contrarsi dell’1,1% a causa principalmente di una flessione della domanda interna. L’80% della manovra correttiva complessiva per il 2012 prevede infatti maggiori tasse con un evidente impatto negativo sui consumi delle famiglie che, per l’anno in corso, sono attesi in calo dello 0,9%. La tendenza è già evidente dall’ultimo dato del Pil relativo al 3° trimestre del 2011: i consumi delle famiglie sono scesi infatti dello 0,2% su base congiunturale, registrando il primo segno negativo dal marzo 2009.
Conferma tale ipotesi anche la forte riduzione del potere di acquisto subito dalla famiglie italiane, che negli ultimi anni 4 anni è stato il più elevato rispetto ai big dell’area Euro mostrando un calo di quasi il 5%. La stessa dinamica del mercato occupazionale conferma tale ipotesi: dopo una sostanziale stabilità del tasso di disoccupazione registrato nel periodo di crisi, il numero dei disoccupati è tornato a crescere con il dato che, in soli 3 mesi (settembre-novembre) è salito dello 0,7%.
– Male anche gli investimenti (già in profondo rosso nel terzo trimestre 2011: -0,8% t/t e -2% a/a) che dovrebbero chiudere il 2012 con una contrazione superiore al 2%. A conferma di ciò anche l’andamento dei nuovi ordinativi che a ottobre mostrano una contrazione tendenziale sopra al 4% ed un calo del tasso di utilizzo impianti che, nell’ultimo trimestre del 2011, ha riguardato tutti i principali paesi europei, Italia in primis. In tutto questo non aiuterà né la dinamica della spesa pubblica (-1,2%) né l’atteso calo delle esportazioni (-3% a/a). Il rallentamento della domanda mondiale è ormai evidente: secondo le stime diffuse dal WTO il commercio mondiale in termini reali dovrebbe essere cresciuto del 5,8% nel 2011, dopo l’aumento del 14,1% registrato nel 2010. In Europa, anche la Germania sta assistendo ad un rallentamento degli ordinativi industriali e delle esportazioni, decelerazione che dovrebbe proseguire almeno nel primo semestre 2012. La recessione attesa per l’Italia, Francia e per i periferici dell’area Euro (Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda) potrebbe essere in parte smussata da un inatteso miglioramento della gestione della crisi dei debiti sovrani in area Euro e per quanto riguarda l’Italia dagli effetti del decreto Cresci Italia, di cui ancora non si conoscono i dettagli, e che comunque potrà dare un impulso alla crescita non prima della seconda metà del 2012. La probabilità di un 2012 a crescita positiva rimane comunque pressoché nulla.
Anche nel caso in cui il decreto Cresci-Italia abbia un effetto sul ciclo economico e nell’eventualità che la crisi dei debiti sovrani migliori grazie ad un maggior coordinamento europeo il Pil italiano registrerebbe comunque una contrazione (-0,6%). Al contrario (worst case scenario), qualora il decreto non desse i frutti sperati e soprattutto nel caso in cui la situazione Europea dovesse deteriorarsi ulteriormente (le tensioni saranno particolarmente forti nei primi sei mesi del 2012 quando in Area Euro saranno emessi 456 Mld € di titoli con cedola dei totali 800 Mld € previsti per il 2012) la contrazione del Pil potrebbe superare l’1,5% (-1,6%).
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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