Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : Attesa che BCE alzi i tassi

Intesa Sanpaolo – I mercati si attendono che la BCE oggi alzi i tassi ufficiali di 75 punti base, continuando a segnalare che i tassi saliranno ancora nei prossimi mesi.

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Non si prevedono novità sul fronte dei reinvestimenti delle scadenze APP, tema che potrebbe essere invece affrontato a dicembre. Ci aspettiamo che il corridoio dei tassi per ora non sia toccato, e prevediamo quindi lo stesso aumento per DFR, MRO e MLF. Le previsioni di crescita saranno invariate o in lieve rialzo per il 2022, in netto ribasso per il 2023. Le proiezioni di inflazione saranno nuovamente riviste al rialzo, e in misura marcata. Il tasso di inflazione core 2024 ci dirà qualcosa sul terminal rate previsto da BCE: a giugno, un tasso a 3 mesi inferiore al 2% non era sufficiente a riportare l’inflazione al 2%.

Ieri in area euro la crescita del PIL nel 2° trimestre è stata rivista al rialzo di due decimi a 0,8% t/t (4,1% a/a). È stata la domanda interna a guidare la crescita (i consumi privati sono cresciuti di 1,3% t/t, quelli pubblici di 0,6% e gli investimenti fissi di 0,9%), mentre il canale estero ha fornito un contributo negativo per via di importazioni in aumento a ritmi superiori alle esportazioni (1,8% contro 1,3% t/t) mentre è risultato nullo quello delle scorte. Grazie ad un solido 1° semestre (anche il dato relativo ai primi tre mesi dell’anno è stato rivisto al rialzo a 0,7% t/t), la variazione acquisita per il 2022 è pari al 3,2%. Le nostre previsioni contemplano una stagnazione del PIL nel 3° trimestre e una contrazione tra fine 2022 e inizio 2023, coerenti con una crescita annua al 3,1% nel 2022 e sotto lo 0,5% nel 2023. Anche l’aumento degli occupati è stato rivisto verso l’alto di un decimo a 0,4% t/t (2,7% a/a). In Italia il volume delle vendite al dettaglio è tornato a crescere a luglio, ma il rimbalzo di 1% m/m non è sufficiente a recuperare la pesante flessione (-1,7%) registrata nel mese precedente.

– Negli Stati Uniti, oggi l’evento principale è il discorso di Powell, l’ultimo in programma prima del periodo di silenzio pre-riunione. Powell dovrebbe ribadire l’impegno della Fed ad agire senza esitazione per riportare sotto controllo l’inflazione, con tassi in territorio restrittivo per un periodo prolungato, anche a costo di una recessione. Powell dovrebbe sottolineare la lezione dei cicli del passato, come già fatto a Jackson Hole, ricordando che una risposta della Fed non sufficientemente incisiva e duratura può avere costi maggiori rispetto a interventi credibili e prolungati, mantenuti in vigore fino a quando l’inflazione non è definitivamente domata. Powell probabilmente non si sbilancerà esplicitamente sulla dimensione del rialzo del 21 settembre, ma dovrebbe segnalare che un altro intervento da 75pb è possibile e che la Fed valuterà i dati già usciti e quelli in arrivo la prossima settimana, ribadendo che è il quadro d’insieme e non un singolo dato a determinare il sentiero dei tassi. Il messaggio dovrebbe essere hawkish e determinato, come a fine agosto.

Ieri, Brainard (vice-presidente Fed) ha affermato che la banca centrale dovrà portare i tassi in territorio restrittivo e mantenerli su tali livelli “per un certo tempo”, evitando il rischio di farli scendere troppo presto. Secondo Brainard, a un certo punto i rischi di eccedere con i rialzi appariranno accanto a quelli di non alzare abbastanza: il rimo degli interventi potrebbe rallentare in autunno, ma ci vorranno “diversi mesi” di variazioni mensili dell’inflazione contenute. Mester (Cleveland Fed) ha detto che non prevede una recessione “perché il mercato del lavoro è così forte”, ma i rischi stanno aumentando. Mester ritiene che la Fed debba portare i tassi “un po’ sopra” il 4%, per rendere più restrittive le condizioni finanziarie, generando un rallentamento dell’economia e un aumento della disoccupazione. Ora, a suo avviso, è troppo presto per concludere che l’inflazione abbia toccato il picco. I discorsi e i dati usciti per ora rendono probabile un intervento di 75 pb alla riunione di settembre.

Il Beige Book riporta attività in media poco variata, con consumi e manifatturiero in crescita, mercato del lavoro sotto pressione, con qualche segnale di contenimento delle tensioni su salari e ritenzione dei dipendenti, pur in presenza di diffusi aumenti per compensare in parte l’aumento dell’inflazione. I prezzi restano elevati con pressioni attese almeno fino a fine anno. In termini di dati, ieri la bilancia commerciale di luglio ha mostrato una netta chiusura del deficit, sceso a -70,6 mld da -80,9 mld di giugno. I flussi commerciali sono in calo, con esportazioni in modesto aumento e importazioni in calo, in termini nominali. In termini reali, i dati di luglio mostrano un aumento dell’export di 3,5% t/t e un calo dell’import di -2,5% t/t rispetto alla media del 2° trimestre, con indicazioni di un probabile ampio contributo positivo, superiore a 1pp, alla crescita estiva.

– In Giappone, la seconda stima del PIL del 2° trimestre ha sorpreso verso l’alto, con una variazione di 0,9% t/t e 3,5% t/t ann., da 0,5% t/t e 2,2% t/t ann., rispettivamente. L’ampia revisione è dovuta principalmente agli investimenti non residenziali alle scorte, oltre a un marginale miglioramento sia dei consumi sia del canale estero. I dati mostrano una dinamica solida della domanda domestica, in parte spinta dalla riapertura dell’economia dopo l’ondata pandemica di inizio anno. La previsione per il 3° trimestre è di crescita positiva, ma in fisiologico rallentamento rispetto alla primavera.

Fonte: BondWorld.it


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