abrdn – In linea con le aspettative, la Bce ha deciso di agire con forza con un rialzo di 75 pb, dato che l’inarrestabile aumento dell’inflazione mantiene la banca centrale sotto pressione per accelerare il ciclo di inasprimento.
Commento di Pietro Baffico, European Economist di abrdn
L’equilibrio del Consiglio direttivo si è orientato verso posizioni da falco, mantenendo un approccio di riunione in riunione che non esclude rialzi analoghi e consistenti per il resto dell’anno.
Sebbene i responsabili politici siano consapevoli dei rischi di un rallentamento dell’economia, l’aumento dell’inflazione complessiva e core – rispettivamente al 9,1% e al 4,3% – richiede un’azione decisa per evitare il disancoraggio delle aspettative di inflazione. La crescita economica si è dimostrata solida quest’anno; la crescita trimestrale del Pil è stata rivista al rialzo allo 0,8% q/q nel secondo trimestre e i mercati del lavoro rimangono solidi, con un tasso di disoccupazione al minimo storico del 6,6%.
La posizione da falco è sostenuta anche dalle nuove proiezioni macroeconomiche della Bce, che riconoscono una crescita più bassa e un aumento dell’inflazione. Si prevede una stagnazione della crescita in inverno, anche se riteniamo più probabile un’entrata in recessione, che la Bce considera solo come uno scenario negativo. In particolare, le proiezioni della Bce prevedono che l’inflazione rimanga al di sopra dell’obiettivo del 2% per tutto l’orizzonte temporale, moderandosi al 2,3% nel 2024, rendendo più probabile un aumento dei tassi al di sopra del tasso neutrale. Tuttavia, il Presidente Lagarde ha ripetutamente evitato di definire il livello del tasso come terminale, sottolineando l’approccio “riunione per riunione” e suggerendo che ci vorranno “più di due riunioni, compresa questa, ma probabilmente meno di cinque”.
La Bce ha anche rimosso fino al 2023 il tetto massimo del tasso di interesse dello 0% per la remunerazione dei depositi governativi, il che contribuirà a prevenire un brusco deflusso di depositi sul mercato. Ma in ogni caso, l’inasprimento delle condizioni finanziarie aumenterà anche i costi di prestito per i Paesi dell’UE, alimentando i timori di frammentazione e i rischi di recessione. Per gli investitori rimane anche il rischio di un indebolimento dell’euro. Mentre un inasprimento accelerato fornirebbe sostegno alla valuta, lo shock energetico da stagflazione lo mina, e la tendenza al deprezzamento potrebbe continuare in vista di una recessione incombente.”
Fonte: BONDWorld.it
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