Buon rimbalzo dell’euro grazie agli sviluppi sul fronte Grecia. Ma ora c’è il test dell’Ecofin e del FOMC. La sterlina è salita (contro dollaro) solo perché è salito l’euro …..
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Tale correlazione dovrebbe perdersi – almeno temporaneamente – nel breve: da leggere con attenzione intanto i verbali di mercoledì. Eventuali aperture a un QE3 da parte della Fed potrebbero rinviare – ma solo di poco – l’atteso indebolimento dello yen. La Bank of Canada ha lasciato i tassi fermi, ma ha rivisto in senso leggermente migliorativo lo scenario di crescita attesa 2012: questo pone alcuni presupposti per attendersi una sovra-performance del dollaro canadese rispetto a quello statunitense in corso d’anno (rientro dell’USD/CAD sotto la parità).
EUR – Dal minimo a 1,2623 EUR/USD raggiunto venerdì scorso (nonché livello abbandonato nel 2010), l’euro è rimbalzato significativamente nel corso della settimana che si chiude oggi. Infatti è arrivato a sfiorare quota 1,3000 – livello mancato appena per un soffio. Sono sostanzialmente due i fattori che spiegano questo movimento: (1) il diffondersi di voci positive circa l’andamento dei negoziati tra Governo greco e creditori privati, (2) fattori tecnici dovuti al raggiungimento venerdì scorso di un minimo non più rivisto dall’estate 2010.
In questo rimbalzo l’euro ha rotto 1,2898 EUR/USD, ovvero la prima delle due resistenze chiave che – tecnicamente – aprono la strada a un’accelerazione rialzista verso 1,34-1,35. La seconda soglia critica è 1,3026. Una conclusione positiva della questione greca può produrre un ulteriore rafforzamento del cambio, con rottura rialzista di 1,3026. Abbiamo invece qualche dubbio sul
fatto che tale rottura possa trasformarsi in sfondamento e condurre – entro la prossima settimana /fine mese – verso 1,35.
Vi sono, infatti, altri due appuntamenti importanti per la dinamica del cambio: (1) Eurogruppo ed Ecofin a inizio settimana e – mercoledì 25 – (2) la riunione della Fed. (1) L’eventuale conclusione con un nulla di fatto dal punto di vista dell’operatività immediata di Eurogruppo ed Ecofin dovrebbe, infatti, contenere l’upside ulteriore dell’euro (al di sopra di 1,30). (2) Per quanto riguarda il FOMC, eventuali aperture a favore dell’avvio di un QE3 potrebbero invece favorire l’euro, portandolo a rompere 1,3026, ma dovrebbe trattarsi a nostro avviso solo di una reazione di impatto immediata. Come tale, potrebbe aversi uno sfondamento di 1,3026 senza però il raggiungimento di 1,34-1,35.
GBP – Questa settimana è stato ancora più evidente di altre volte quanto la correlazione positiva
tra GBP/USD ed EUR/USD sia stata, di fatto, il principale driver della sterlina (contro dollaro). Anche la divisa britannica infatti, come l’euro, si è rafforzata significativamente rispetto al biglietto verde, portandosi da 1,52 di venerdì scorso a 1,55 GBP/USD. Contro euro però si è deprezzata, da 0,82 a quasi 0,8400 EUR/GBP. Questo offre un indizio della presenza di fattori di maggior vulnerabilità propria della sterlina rispetto all’euro, che tuttavia troveranno probabilmente modo di esprimersi meglio un po’ più avanti in corso d’anno.
Per quanto riguarda i dati, con quelli pubblicati negli ultimi giorni, il quadro complessivo che emerge è debole e lascia intravedere un’ulteriore azione espansiva da parte della BoE al prossimo incontro del 9 febbraio: ci aspettiamo un aumento dell’APF pari almeno ad altri 25 miliardi di sterline. Non è escluso che l’aumento possa essere di entità superiore. In ogni caso questo pone un downside – per quanto limitato entro 1,50 – per il cambio GBP/USD entro 1m- 3m al massimo. Importante sarà mercoledì prossimo la lettura dei verbali BoE, per capire quale sia il nuovo scenario che sta andando delineandosi all’interno della Banca centrale in occasione della redazione dell’Inflation Report (15 febbraio).
CAD – La Bank of Canada ha lasciato martedì 17 i tassi invariati a 1,0%. Tale decisione era ampiamente attesa. La novità invece è stata una – seppur molto modesta – revisione in sensomigliorativo delle prospettive di crescita dell’economia canadese. Contestualmente nel Monetary Policy Report la Banca centrale ha rivisto al rialzo anche le previsioni di crescita per l’economia USA nel 2012.
Pur ammettendo che i rischi sullo scenario sono tutt’altro che trascurabili e sono verso il basso a causa della crisi del debito nell’area euro, complessivamente la situazione dei fondamentali domestici conterrebbe i presupposti per un apprezzamento del dollaro canadese rispetto a quello statunitense in corso d’anno, con ritorno del cambio USD/CAD sotto la parità. Implicitamente tra le righe del MPR sembra si riesca, infatti, a leggere che la prossima mossa della BoC sarà un rialzo dei tassi, e questo a nostro avviso potrebbe rimanere vero anche nel caso in cui la Fed ricorresse a un QE3. Se aperture in tal senso dovessero emergere già al FOMC della prossima settimana, il dollaro canadese potrebbe rafforzarsi ulteriormente già nei prossimi giorni.
JPY – Un ulteriore calo dell’avversione al rischio derivante da notizie positive sul fronte della crisi del debito nell’area euro rappresenterebbe la condizione necessaria per poter osservare un’inversione ribassista dello yen. Tra ieri e oggi il cambio USD/JPY è riuscito a portarsi (poco) al di sopra di 77,00. Un calo della risk aversion non sarebbe però sufficiente – da solo – a garantire un’inversione di rotta al cambio. In particolare, importante sarà l’esito del FOMC. Infatti, eventuali aperture a un QE3 potrebbero avere come impatto iniziale quello di far rafforzare – moderatamente – lo yen contro dollaro. Come per l’euro riteniamo però che questa dovrebbe rappresentare solo una reazione di impatto immediato e di breve durata. Questo dovrebbe essere tanto più vero se con la prossima riunione BoJ di martedì 24 la Banca centrale introdurrà nuove misure di ulteriore stimolo quantitativo.
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