Il Punto : La riunione del FOMC ha deciso un altro rialzo dei fed funds di 75pb e fornito segnali hawkish per il sentiero dei tassi, con indicazioni di altri interventi ampi nelle prossime due riunioni e un punto di arrivo a 4,75% a inizio 2023. Alziamo di 25pb le nostre previsioni per i fed funds, a 4,5%a fine 2022 e 4,75% a inizio 2023.
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– La riunione del FOMC ha attuato il previsto rialzo di 75pb e confermato il messaggio hawkish di Jackson Hole: la riduzione dell’inflazione è l’obiettivo dominante della Fed e verrà perseguito senza esitazioni, a qualunque costo. Il comunicato stampa è praticamente identico a quello precedente, rileva “modesta crescita di spesa e produzione”, ma continua a segnalare un mercato del lavoro sotto pressione e un’inflazione elevata e diffusa. Pertanto, restano appropriati “continui” rialzi dei tassi per riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.
– L’elemento principale della comunicazione a questa riunione sono le proiezioni macroeconomiche aggiornate, con l’estensione del periodo previsivo fino al 2025. Come atteso, lo scenario macroeconomico è rivisto in direzione negativa.
* La crescita subisce una revisione massiccia, con previsioni di 0,2% a/a a fine 2022, a 1,2% a/a nel 2023 e a 1,7% nel 2024, con un ritorno alla crescita di più lungo termine solo nel 2025, a 1,8%. Un elemento importante delle previsioni di crescita è che nonostante la politica monetaria restrittiva prevista, la dinamica del PIL attesa nel 2023 si indebolisce in misura molto contenuta, senza avere i connotati di una chiara recessione.
* Il tasso di disoccupazione è nettamente più elevato nella parte centrale dell’orizzonte previsivo, in rialzo a 4,4% a fine 2023 e 2024, e in modesto calo a 4,3% nel 2025. Lo spostamento verso l’alto della disoccupazione nel 2023 implica un calo di circa 1,2 mln di occupati: questo è il principale segnale di una possibile recessione nello scenario del FOMC, nonostante le previsioni non particolarmente pessimistiche sulla crescita.
* L’inflazione è rivista di un paio di decimi verso l’alto fra il 2022 e il 2024, con l’inflazione core a 4,5% a/a a fine 2022, a 3,1% a/a nel 2023 e al 2,1% solo nel 2025. L’aggiustamento macroeconomico è causato da tassi più elevati e dalla crescita sotto il potenziale fra il 2022 e il 2024.
* Il sentiero dei tassi viene spostato ampiamente verso l’alto, anche se permane una notevole dispersione nel grafico a punti (v. grafico). I fed funds sono previsti a 4,4% a fine 2022 e a 4,6% a fine 2023, con una svolta a 3,9% nel 2024 e tassi ancora sopra il livello di più lungo termine nel 2025, a 2,9%. La mediana per il 2022 è solo marginalmente a favore di 4,5%, con 10 punti sopra 4,5% e 9 punti sotto, e segnala incertezza concentrata fra tassi a 4,25% e a 4,5%. Ovviamente, saranno le nuove informazioni a determinare se il prossimo rialzo sarà di 50 o 75pb. Tuttavia, le indicazioni di mercato del lavoro e prezzi per settembre puntano a dati simili a quelli della media degli ultimi mesi, quindi in linea con il mantenimento del ritmo attuale di rialzo anche alla riunione di novembre.
Il messaggio delle proiezioni è chiaro: la Fed intende proseguire con la strategia di anticipare i rialzi in modo da contrastare la possibilità che l’inflazione resti elevata a lungo e da evitare una riedizione degli anni ’70, anche a costo di una recessione.
– Nella conferenza stampa, Powell ha esordito riaffermando che il Comitato è “fortemente impegnato a riportare l’inflazione sotto controllo” attraverso una politica monetaria “sufficientemente restrittiva”. Powell ha anche detto esplicitamente che il messaggio è lo stesso di quello di Jackson Hole: “continueremo fino a quando il lavoro sarà concluso”. Secondo Powell, l’inflazione ha continuato a sorprendere verso l’alto con una persistenza maggiore di quanto atteso, mentre il mercato del lavoro è rimasto straordinariamente solido. Molte domande hanno riguardato la probabilità e le caratteristiche di una possibile recessione. Powell ha detto di non sapere attribuire una probabilità a una svolta ciclica, ma di ritenere che sia piuttosto elevata, affermando anche che “non c’è un modo indolore per ridurre l’inflazione”.
– Secondo la Fed, il rientro dell’inflazione vero il 2% richiede una crescita sotto il trend e un riequilibrio del mercato del lavoro, ma nello specifico queste condizioni dipenderanno dall’evoluzione dei dati. Powell ha sottolineato il forte disallineamento di domanda e offerta di lavoro e ha riconosciuto che le posizioni aperte sono, insieme alle dimissioni, la variabile principale per valutare le condizioni del mercato del lavoro. Per ora i segnali sono di forte disequilibrio, con livelli di domanda record, tuttavia, alcune caratteristiche di questo ciclo potrebbero attutire la profondità dell’aggiustamento richiesto alle variabili reali. In particolare, Powell ha citato tre fattori potenzialmente positivi:
* Le posizioni aperte potrebbero ridursi senza richiedere un drammatico aggiustamento del mercato del lavoro. Questo punto si riassume osservando la curva di Beveridge, che in questo ciclo si è spostata verso l’alto. Se la relazione fra posizioni aperte e disoccupazione tornasse a essere simile a quella degli ultimi decenni, l’aggiustamento della domanda attraverso una riduzione delle posizioni aperte potrebbe avvenire con un costo relativamente limitato in termini di disoccupazione. Tuttavia, al momento non ci sono indicazioni di spostamento verso il basso della curva.
* Le strozzature all’offerta potrebbero continuare a ridimensionarsi, contribuendo a ridurre l’eccesso di domanda.
* Le aspettative di inflazione sono in calo e possono dare una spinta verso il basso alla dinamica dei prezzi.
– Il punto più ripetuto durante la conferenza stampa è stato il riferimento alla necessità di una politica monetaria restrittiva per riportare l’inflazione sotto controllo. Alle domande riguardo a quanta restrizione sia necessaria e per quanto tempo, Powell ha risposto affermando che la Fed vorrà vedere crescita sotto il trend, mercato del lavoro più debole ed evidenza “convincente” di inflazione in calo prima di rallentare il ritmo dei rialzi e fermarsi. A suo avviso la Fed intende mantenere i tassi fermi “per un certo tempo” in modo da essere sicura che l’inflazione sia definitivamente in calo. Le nuove previsioni incorporano tassi a 4,5% a fine 2022 e a 4,75% nel 2023, coerenti con un rialzo da 75pb a novembre, uno da 50pb a dicembre e uno da 25pb a febbraio 2023. Alziamo di 25pb le nostre previsioni per fine 2022, allineandole con quelle del FOMC e portiamo il punto di arrivo a 4,75% a inizio 2023.
– In conclusione, il messaggio del FOMC è invariato e credibile: la stabilità dei prezzi è l’obiettivo dominante e richiede un costo inevitabile in termini di crescita e occupazione. Sul fronte dell’economia reale, una recessione sarà, a nostro avviso, difficilmente evitabile nel 2023.
Fonte: BondWorld.it
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