Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : Area Euro l’indice composito di fiducia economica ESI

Intesa Sanpaolo – Oggi in area euro l’indice composito di fiducia economica ESI della Commissione Europea è atteso restare al di sotto della media di lungo periodo per il terzo mese a settembre, e calare ulteriormente a 96 da un precedente 97,6, con rischi verso il basso.

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Le indagini dovrebbero quindi confermare che la ripresa è ormai in fase di stallo, con indicazioni di frenata diffusi a tutti i settori. In Germania a settembre i prezzi al consumo sono attesi in crescita di 0,7% m/m sull’indice armonizzato e di 0,9% sul CPI, trainati dall’aumento dei carburanti. L’inflazione è vista accelerare all’8,8% a/a da 7,9% nazionale e 9,3% da 8,8% armonizzato.

Ieri in Italia a settembre l’indice di fiducia manifatturiera è calato più delle attese a 101,3 da un precedente 104 (rivisto da 104,3), un minimo da marzo 2021 e in ribasso per il terzo mese consecutivo. Tra le imprese il morale è peggiorato anche nel commercio al dettaglio e nei servizi, che hanno registrato la più ampia flessione mensile da fine 2020. In deterioramento anche l’indice di fiducia dei consumatori, a 94,8 da 98,3, che è tornato sui livelli di luglio dopo il modesto rimbalzo registrato il mese scorso. Le indagini di settembre indicano che la ripresa sta ormai decelerando piuttosto rapidamente: aumentano i rischi recessivi per i trimestri a cavallo d’anno. In Francia a settembre la fiducia dei consumatori è tornata a calare dopo il rimbalzo di agosto, a 79 da un precedente 82, ritornando sui livelli di luglio e ben al di sotto della media di lungo periodo. I nuclei famigliari riportano un peggioramento delle aspettative sia per quanto riguarda la situazione finanziaria che gli standard di vita, intenzioni di riduzione delle spese e di aumento dei risparmi a scopo precauzionale.

Alcuni governatori di Banche Centrali Nazionali hanno iniziato la campagna a favore di un rialzo dei tassi ufficiali di 75pb anche alla riunione BCE di ottobre. Secondo Holzmann e Šimkus, 50pb sono il minimo, e 75pb è l’opzione preferita. Per Rehn, sarà necessario un rialzo “significativo”. Per Kažimír, la BCE deve essere spietata, e potrebbe aver bisogno di alzare di 75pb. Kazāks ritiene necessario un altro rialzo di 75pb e poi mosse più piccole. Il mercato si è già posizionato su un rialzo di 75 punti base (+72pb sono già nei prezzi), seguito da una mossa di 50pb a dicembre.

In Italia, ieri sera il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, che delinea il solo scenario a legislazione vigente di finanza pubblica per il triennio 2023-2025. Le previsioni di crescita del PIL sono state riviste lievemente al rialzo al 3,3%, dal 3,1% precedente per quest’anno, ma tagliate significativamente a 0,6% da 2,4% per l’anno prossimo (è attesa poi una riaccelerazione a 1,8% nel 2024 e 1,5% nel 2025). L’indebitamento netto è rivisto al ribasso sia per quest’anno, al 5,1% del PIL dal 5,6% programmatico del DEF, che per l’anno prossimo, a 3,4% da 3,9%, mentre è più alto del previsto per i due anni successivi (a 3,5% nel 2024 e 3,2% nel 2025). Il sentiero del rapporto debito/PIL è rivisto al ribasso, rispetto ad aprile, per tutto l’orizzonte previsivo, al 145,4% quest’anno e in graduale discesa negli anni successivi, sino al 139,3% nel 2025. A nostro avviso, i rischi su deficit e debito l’anno prossimo sono al rialzo, visto il rapido deterioramento delle prospettive per il ciclo e la possibile necessità di nuovi pacchetti fiscali per contrastare la crisi energetica.

– Negli Stati Uniti, la lettura finale del PIL del 2° trimestre dovrebbe mostrare una variazione di – 0,6% t/t ann., come nella seconda stima. Il Bureau of Economic Analysis pubblicherà l’aggiornamento annuale dei conti nazionali, con revisioni ai dati dal 1° trimestre 2017 al 1° trimestre 2022. È probabile che il PIL venga rivisto verso l’alto almeno fra metà 2021 e inizio 2022, causando una revisione verso l’alto alla nostra previsione di crescita di 1,8% nel 2022.

Dalla Fed, il flusso di discorsi resta hawkish. Bullard (St Louis Fed) ha sottolineato che l’inflazione è un “problema serio” e che la credibilità della politica monetaria della Fed è a rischio. Secondo Bullard, il livello minimo dei tassi che generi restrizione è ora 4,5%, e dovrà essere mantenuto per un certo tempo per garantire il controllo dell’inflazione. Evans (Chicago Fed) ha detto che per riportare l’inflazione al 2% occorrerà un periodo di condizioni restrittive, con conseguenze negative sulla crescita e sul mercato del lavoro. Evans ha notato che nelle proiezioni di settembre, il tasso reale previsto dalla Fed è intorno a 1,3% (tasso nominale a 4,4% e inflazione core attesa nel 2023 a 3,1%), a cui si aggiungono gli effetti della riduzione del bilancio, stimabili in 35-50 pb. A suo avviso, la restrizione prevista non dovrebbe generare una vera e propria recessione, ma un aggiustamento. Mester (Cleveland Fed) ha detto che l’inflazione “inaccettabilmente alta” riflette uno squilibrio fra una domanda forte e un’offerta vincolata ed è spinta anche da una dinamica salariale non coerente con la stabilità dei prezzi. Un ruolo cruciale è giocato dalle aspettative di inflazione che, nonostante le recenti correzioni, restano elevate, superiori ai livelli pre-pandemici e caratterizzate da significativa dispersione, con rischi di disancorarsi. Mester ha affermato che la persistenza di un’inflazione elevata impedisce di considerare uno o due dati di inflazione moderata come un segnale di svolta, quindi saranno necessari “diversi” di crescita dei prezzi in calo prima di rallentare il ritmo dei rialzi dei tassi.

– Il brusco aumento dei rendimenti sulla curva dei Gilts seguito alla crisi della sterlina, ha indotto la Bank of England a sospendere la prevista riduzione del portafoglio di titoli di stato (per ora rinviata al 31 ottobre) e a riavviare, al contrario, un programma di acquisti netti mediante aste giornaliere. Gli acquisti saranno concentrati sui titoli con vita residua superiore ai 20 anni, per un volume di 5 miliardi di GBP al giorno, per 13 giorni. La BoE vedeva un “concreto rischio per la stabilità finanziaria”, da cui sarebbe risultata una indesiderata restrizione delle condizioni finanziarie e una riduzione del flusso di credito all’economia. La misura è però in contrasto con l’orientamento di politica monetaria, tanto che la BoE aggiunge che il portafoglio sarà smontato non appena i rischi saranno rientrati, e che non esiterà ad alzare i tassi di quanto necessario a novembre. Né è chiaro come l’iniezione di base monetaria associata agli acquisti si concili con la stabilità del cambio, malgrado la reazione iniziale positiva.

Fonte: BondWorld.it


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