Intesa Sanpaolo – In calendario per oggi ci sono le letture dei prezzi al consumo di settembre nell’Eurozona, in Francia e in Italia.
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Nell’area euro, l’inflazione è attesa toccare un nuovo massimo a settembre: l’indice headline dovrebbe salire al 9,9% a/a da 9,1% precedente, mentre la dinamica core BCE (al netto di alimentari freschi ed energia) è vista accelerare al 5,8% da 5,5% di agosto. Sul mese, i prezzi al consumo dovrebbero essere cresciuti di 0,7%, ancora sopra l’usuale profilo stagionale. In Italia l’inflazione potrebbe salire ancora a settembre, toccando un nuovo massimo dalla metà degli anni ’80, a 8,8% a/a sull’indice nazionale e a 9,5% sull’armonizzato. Nel mese i prezzi al consumo sarebbero cresciuti di due decimi sul NIC e di 1,7% m/m sull’IPCA. In Francia, l’inflazione è attesa salire a 6,1% da 5,9% precedente sul CPI e a 6,7% a/a da 6,6% sull’armonizzato. Nel mese, i prezzi al consumo dovrebbero mostrare una stagnazione sull’indice domestico e un calo di -0,1% m/m sull’IPCA, per via della flessione dei listini energetici. In agenda anche i dati sulla disoccupazione, attesa stabile a 6,6% nell’Eurozona ad agosto e in aumento in Germania e Italia (rispettivamente al 5,6% a settembre e all’8% ad agosto). Infine, in Francia, ad agosto, i consumi privati dovrebbero riportare un nuovo calo, stimiamo di -0,5% m/m (si tratterebbe del terzo dato negativo mensile consecutivo).
Ieri, in Germania, l’inflazione è cresciuta ben oltre ogni attesa, portandosi al 10,9% a/a dall’8,8% precedente sull’indice armonizzato UE (massimo dall’inizio delle rilevazioni nel 1997). Su base nazionale l’inflazione è balzata al 10% a/a dal 7,9% di agosto, record dagli anni ’50. Lo spaccato parziale dell’indice nazionale suggerisce come siano ancora le componenti energia (43,9% a/a) ed alimentari (a 18,7% da 16,6% precedente) a trainare l’inflazione ma con un’accelerazione della crescita dei listini diffusa anche ai servizi (3,6% a/a da 2,2%). Cala invece all’1,7% a/a l’inflazione degli affitti. Sul dato ha inciso il venir meno della riduzione a 9€ al mese dell’abbonamento per il trasporto pubblico. Un segnale piuttosto allarmante sul fronte delle pressioni inflazionistiche nell’eurozona è venuto anche dal dato sul PPI di agosto in Italia, che ha raggiunto un nuovo massimo storico assoluto a 40,1% a/a (50,5% sul mercato interno). Viceversa, in Spagna l’inflazione è calata più del previsto a settembre, al 9,3% a/a dal 10,5% precedente sull’indice armonizzato ed al 9% da 10,5% di agosto su base nazionale; anche l’inflazione di fondo (sul CPI) è scesa, di due decimi al 6,2% a/a.
Sempre ieri in Germania, il Governo ha annunciato che il Fondo per la stabilizzazione dell’economia che era stato creato nel marzo 2020 per fronteggiare la pandemia e utilizzato fino allo scorso giugno, verrà riattivato nelle prossime settimane per essere usato come “scudo” contro la crisi energetica, con una dotazione massima da 200 miliardi fino al marzo/aprile 2024. I dettagli non sono ancora disponibili, ma le nuove misure dovrebbero includere un meccanismo per introdurre una sorta di tetto ai prezzi del gas (senza però rimuovere l’incentivo a ridurre i consumi) per imprese e famiglie, con prelievi sugli extra-profitti dei produttori, e il taglio dell’IVA sul gas dal 19% al 7% fino alla primavera 2024. In Italia, l’ARERA ha annunciato un aumento del 59% dal 1° ottobre per la bolletta elettrica per la famiglia tipo in tutela (senza l’intervento dell’Autorità e del Governo, l’aumento sarebbe stato del 100%). La spesa per la sola bolletta elettrica della famiglia-tipo nel 2022 sarà di circa 1.322 euro, dai 632 euro del 2021.
Nell’area euro le indagini della Commissione Europea hanno concluso la tornata di indagini di settembre confermando un quadro di deciso rallentamento del ciclo tra l’estate e l’autunno e di aumento dei rischi recessivi per i prossimi mesi. L’indice ESI è calato più del previsto a 93,7 da 97,3 con flessioni diffuse a tutti i macro-settori.
De Cos (Banca di Spagna) ha dichiarato che i modelli suggeriscono che i tassi ufficiali BCE potrebbero toccare il picco a 2,25-2,50%, sulla base delle informazioni correnti. Il tasso terminale potrebbe essere ridotto dalla riduzione del portafoglio APP. Riguardo a quest’ultima possibilità, De Cos ha avvisato che la BCE potrebbe decidere di avviarla prima di quanto i mercati scontano, ma che tale passo dovrà essere valutato con attenzione a causa del rischio che provochi turbolenze sui mercati finanziari. Secondo Lane, il canale del cambio è troppo debole per pensare che la BCE debba usare la politica monetaria per rispondere a movimenti dei mercati valutari.
– Negli Stati Uniti oggi l’agenda ha diversi discorsi dalla Fed e alcuni dati di rilievo. La spesa personale di agosto dovrebbe mostrare un rialzo di 0,2% m/m, dopo 0,1% m/m, con un calo nel comparto dei beni dovuto all’ampia correzione della benzina e una variazione più sostenuta per i servizi. Il reddito personale è previsto in aumento di 0,3% m/m, con conferme di una ripresa della dinamica mensile del reddito reale, come già visto a luglio. Il deflatore dovrebbe registrare una variazione di 0,1% m/m (6% a/a), mentre l’indice core dovrebbe riaccelerare, con un aumento di 0,5% m/m dopo 0,1% m/m di luglio, e rischi verso l’alto per la variazione a/a, alla luce della revisione verso l’alto del deflatore nel PIL del 2° trimestre. Le misure di inflazione da monitorare per prevedere l’andamento dei prezzi e della politica monetaria sono la mediana e la media troncata sia per il CPI sia per il deflatore, che danno il quadro della dispersione dei rincari di dimensione elevata. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a settembre (finale) è attesa in modesto rialzo a 60 da 59,5 della lettura preliminare, con una conferma del calo delle aspettative di inflazione a 1 e a 5 anni viste nella precedente rilevazione.
Ieri, la terza stima del PIL del 2° trimestre ha confermato la variazione di -0,6% t/t ann. vista con la seconda stima, pur con una revisione verso l’alto dei consumi e verso il basso delle esportazioni. La divergenza fra PIL e reddito nel primo semestre si è chiusa in parte con un’ampia revisione verso il basso del reddito. L’aggiornamento delle serie annuali dal 2016 al 2021 vede una crescita media annua di 2,1%, 0,2 pp al di sopra delle stime precedenti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione al 24 settembre hanno registrato un nuovo calo, a 193 mila, sui minimi da maggio, da 213 mila della settimana precedente, e la media a 4 settimane è scesa a 207 mila. I dati confermano la persistenza di un mercato del lavoro sotto pressione e danno indicazioni in linea con un employment report forte anche a settembre. Dalla Fed, Daly (San Francisco Fed) ha detto di essere in linea con la previsione mediana del FOMC di tassi fra 4,5% e 5% nel 2023, stabili per tutto il prossimo anno. A suo avviso non sarà necessaria una recessione per riportare l’inflazione sotto controllo.
– In Giappone, la produzione industriale ad agosto ha sorpreso ampiamente verso l’alto, con un incremento di 2,7% m/m (5,1% a/a), spinta da macchinari, metallurgia e chimica, mentre elettronica e auto hanno continuato a contrarsi. Le proiezioni raccolte dal METI sono positive anche per i prossimi due mesi, con aspettative di rialzi di 2,9% e 3,2% m/m a settembre e ottobre, rispettivamente. Fatturato e scorte sono in aumento ad agosto, con indicazioni positive per la crescita del 3° trimestre. Il tasso di disoccupazione ad agosto è calato a 2,5% da 2,6% dei tre mesi precedenti, con la correzione della forza lavoro che ha più che compensato la modesta flessione degli occupati. Il jobs to applicants ratio ha toccato il massimo da aprile 2020, a 1,32, segnalando persistente eccesso di domanda di lavoro. Le vendite al dettaglio ad agosto sono aumentate di 1,4% m/m (4,1% a/a). La crescita è diffusa alla maggior parte dei beni non durevoli, mentre per i beni non durevoli persiste il trend negativo dovuto alle strozzature all’offerta.
– In Cina gli indici PMI di settembre confermano che le misure di contenimento dei contagi continuano ad avere un impatto rilevante sull’attività del settore dei servizi. Il rallentamento della domanda estera comincia a pesare sull’attività del settore manifatturiero che, nonostante i miglioramenti concentrati soprattutto nelle grandi imprese, rimane comunque fiacca. Il PMI manifatturiero rilevato da Caixin-Markit è sceso da 49,5 in agosto a 48,1 in settembre, più delle attese di consenso (Bloomberg: 49,5), a causa di un calo generalizzato di tutte le componenti e, in particolare, della produzione (da 50,5 in agosto a 47,3 in settembre), degli ordini esteri (da 48,6 in agosto a 45,5 in settembre) e di quelli interni (da 48,9 in agosto a 47,1 in settembre). Il PMI manifatturiero rilevato dal NBS è, invece, lievemente salito, da 49,4 in agosto a 50,1 in settembre, sostenuto da un miglioramento delle componenti della produzione (da 49,8 in agosto a 51,5 in settembre), delle scorte di prodotti finiti (che rimane al di sotto di 50) e da un significativo rimbalzo della componente dei prezzi degli input (da 44,3 in agosto a 51,3 in settembre). È scesa invece la componente degli ordini esteri (da 48.1 in agosto a 47 in settembre) mentre, nonostante un lieve miglioramento, quella degli ordini totali è rimasta in territorio di contrazione. Il PMI non manifatturiero del NBS è sceso di due punti (da 52,6 in agosto a 50,6 in settembre), più delle attese di consenso (Bloomberg 52,4), trainato al ribasso dal calo del PMI del settore dei servizi (da 51,9 in agosto a 48,9 in settembre). Il PMI del settore costruzioni è invece salito a 60,2 in settembre), più che recuperando il calo di agosto (a 56,5 da 59,2 in luglio), pur con un rallentamento degli ordini.
Fonte: BondWorld.it
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