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AXA IM – Altre nubi all’orizzonte

AXA IM. Altre nubi all’orizzonte Il reddito fisso a breve duration oggi offre una buona alternativa alla liquidità senza incrementare troppo il rischio


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A cura di Chris Iggo, CIO Core Investments di AXA Investment Managers


Oggi la fiducia scarseggia, l’avversione al rischio resta alta e nei mercati finanziari ci sono ancora pochi posti in cui rifugiarsi. I tassi di interesse stanno salendo ancora e le banche centrali non si tirano indietro. L’inflazione continua a salire, mentre la crescita economica sta rallentando poiché i tassi più elevati iniziano a gravare sul costo del denaro e sui mercati immobiliari. A questo si aggiunge il perdurare della crisi dell’energia, l’OPEC vuole ridurre i costi di produzione e alzare il prezzo del petrolio, mentre i Paesi europei ipotizzano di ricorrere ai blackout durante l’inverno. Putin minaccia un’escalation del conflitto in Ucraina e il ricorso alle armi nucleari. Tutti questi fattori combinati tengono i mercati col fiato sospeso.

Gli investitori quest’anno hanno subito gravi perdite ed è improbabile che recuperino prima di fine anno. Il nuovo anno inizierà con un reset del conto economico, ma lo scenario generale potrebbe non migliorare molto. L’economia globale ha subito diversi shock negli ultimi anni e la politica sembra allo sbando. C’è tensione tra la politica fiscale e monetaria. Non ci sono invece segnali di cooperazione internazionale sui problemi economici urgenti, per quanto l’alleanza contro Putin appaia robusta. Le provocazioni di Mosca delle ultime settimane potrebbero metterla a dura prova. La carenza di merci, lavoratori ed energia dimostra che l’economia globale è in difficoltà, e ciò potrebbe portare a un calo dei rendimenti per imprese e investitori.

In attesa della svolta

Gli investitori sperano che le banche centrali giungano presto alla conclusione di aver fatto abbastanza sul fronte della stretta monetaria, ma le banche centrali sono convinte che la fine della lotta contro l’inflazione sia ancora lontana, tanto che i mercati continuano a scontare nuovi rialzi nel breve termine, 125-150 p.b negli Stati Uniti prima di fine anno, 100-125 p.b. nell’Eurozona e 200-225 p.b. nel Regno Unito. Considerando i rialzi già effettuati, la stretta monetaria appare notevole. Ma le sofferenze non sono finite.

Il prossimo anno non dovrebbero esserci nuovi rialzi di tale portata. Per gli investitori, a fine anno dovremmo avvicinarci al “picco”. Tutto dipende dalla rapidità con cui le banche centrali reagiranno all’indebolimento dei dati e ai segnali di un rallentamento dell’inflazione. Se l’inflazione non scendesse, allora i tassi salirebbero ancora causando una recessione globale.

Le cattive notizie sul fronte macroeconomico sono una buona notizia per il mercato

Lo scenario migliore sarebbe una svolta derivante dal calo dell’inflazione. In tal modo le aspettative sui tassi di interesse scenderebbero, con effetti positivi per le obbligazioni. Un rapido indebolimento dei dati sulla crescita e la flessione dell’inflazione farebbero bene alle obbligazioni, l’attenzione tornerebbe a rivolgersi alle banche centrali che, in risposta ai crescenti rischi di recessione, dovrebbero prendere in considerazione un allentamento. Le stime sul Pil sono già state riviste al ribasso, ma quando i dati mostreranno effettivamente un rallentamento della crescita, ci si renderà conto che i mercati azionari dovranno rivedere le stime di crescita degli utili ulteriormente al ribasso.

2022, l’anno della stretta

Il ritmo dei rialzi dei tassi degli ultimi mesi alla fine rallenterà e gli aumenti cesseranno. L’anno prossimo non ci aspettiamo una stretta monetaria di pari portata (i fed fund non saliranno all’8%!). I mercati sono convenienti e gli investitori probabilmente avranno a disposizione parecchia liquidità all’inizio del nuovo anno. La liquidità in questo periodo paga, un fattore positivo quando la fiducia è così scarsa. Tuttavia, il sentiment potrebbe cambiare alla fine del ciclo dei tassi. Un anno di rendimenti negativi nel reddito fisso è abbastanza insolito, due anni consecutivi sono senza precedenti. Dunque, le obbligazioni andrebbero prese in considerazione per mettere a frutto la liquidità sui mercati.

Ora il problema è che il rialzo dei tassi sulla liquidità ha fatto salire il tasso minimo su tutto il resto, in particolare a fronte dell’incertezza macroeconomica e politica. La tesi delle valutazioni è ragionevole per azioni e obbligazioni, e l’aumento degli yield obbligazionari ha ripristinato i vantaggi di diversificazione del reddito fisso. Eppure la fiducia è talmente scarsa che serve qualche buona notizia per spingere gli investitori a sfruttare la liquidità in portafoglio. Vale la pena di passare da una liquidità in dollari che rende il 4% a strumenti più rischiosi? L’hurdle rate in euro è del 2,5% circa, per la sterlina del 5% circa.

Buona remunerazione dalle obbligazioni a breve scadenza

Per gli investitori che vogliono contenere la volatilità dei prezzi, il reddito fisso a breve duration oggi offre una buona alternativa alla liquidità senza incrementare troppo il rischio. Gli indici delle obbligazioni societarie investment grade con scadenza a 1-5 anni (Bank of America/ICE) in dollari, euro e sterline in questo momento hanno uno yield-to-worst rispettivamente del 5,36%, 3,80% e 6,57%. Un po’ più di rischio di credito fa salire ulteriormente il rendimento: high yield europeo all’8,24% e high yield USA al 9,2%.

Questi yield per le obbligazioni societarie sono dunque interessanti per gli investitori, ma sono meno positivi per la salute a lungo termine dell’economia. Prendere denaro a prestito per finanziare investimenti con yield di tale portata probabilmente rappresenta un rendimento reale elevato in un periodo di 5/10 anni, e si rischia un aumento delle insolvenze nell’high yield nel momento in cui le aziende dovranno rifinanziare il debito.

È difficile per le azioni competere con tali rendimenti nel breve termine, ma nel lungo periodo, dato che sono determinati dalla crescita dei ricavi e della redditività, i rendimenti azionari dovrebbero iniziare a sembrare più appetibili quando gli yield a breve termine scenderanno. Per il momento però è ancora meglio puntare sullo yield con poco rischio, finché non ci sarà veramente una svolta della politica monetaria e le nubi all’orizzonte dell’economia globale scompariranno.

Fonte: BondWorld.it


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