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Il Punto: BCE in attesa dell’asta. La riunione della BCE di febbraio potrebbe risultare ancora interlocutoria.

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Indizi a sostegno di un taglio del refi sotto l’1,0% a marzo non sono da escludere, ma ci sembrano poco probabili anche perché “i timidi segnali di stabilizzazione ciclica” sono stati in parte confermati; il bilancio dei rischi è significativamente cambiato e….…


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potrebbe migliorare ulteriormente con l’asta di febbraio. Eventuali mosse sono rimandate a dopo il 28 febbraio.
L’asta a 36 mesi potrebbe vedere una domanda di fondi ancora elevata e favorire un ulteriore calo dei tassi a breve.

Chiedete e vi sarà dato. La riunione di febbraio della BCE potrebbe risultare ancora interlocutoria. È difficile che la BCE faccia mosse significative prima dell’esito dell’asta a 36 mesi del prossimo 28 febbraio, riguardo alla quale le attese sono per una domanda di fondi ancora elevata. Il Financial Times a inizio settimana dava come possibile anche un ammontare doppio rispetto a quello di dicembre. E’ probabile che le banche europee continuino a far scorta di fondi a un tasso favorevole per far fronte alle necessità di rifinanziamento anche oltre il 2012, la diffusa partecipazione e l’incoraggiamento della Banca centrale rimuovono il rischio reputazionale.. Peraltro, con l’entrata in vigore delle nuove regole sul collaterale e in particolare sui prestiti bancari è possibile che il pool di banche che potranno accedere all’asta sarà più ampio. Infine, la domanda in asta sarà alimentata ancora dall’opportunità di carry sulla parte breve della curva governativa. Di contro, nel bollettino di gennaio la BCE (pagg. 30–31) notava che le esigenze di rifinanziamento sono state il principale fattore determinante la domanda di fondi da parte delle 523 banche intervenute in asta il 21 dicembre scorso. Secondo uno studio della BCE del novembre 2011 il debito in scadenza del settore bancario europeo è di circa 350 miliardi di euro nel 2012 e di 225 miliardi nel 2013, per lo più vecchia carta a medio termine (3-4 anni). I 489 miliardi di liquidità allocati a dicembre coprirebbero già circa l’80% del debito in scadenza per le banche dell’area. Ci sembra quindi difficile che le necessità di finanziamento possano pesare più che a dicembre scorso; inoltre, il forte calo dei rendimenti a breve termine già verificatosi potrebbe aver già ridimensionato l’entusiasmo per il carry trade.

L’aumento di riserve potenzialmente generato dalla prossima asta a 36 mesi verrà automaticamente depositato presso la deposit facility. Le operazioni di mercato aperto aumentano meccanicamente la base monetaria in circolazione e quindi sono riflesse a livello aggregato o in un aumento dei conti correnti delle banche (non remunerati) o in un maggior ricorso alla deposity facilty (remunerata allo 0,25%). Tuttavia, ciò non significa che la liquidità non circola all’interno del sistema dal momento che, come notava Draghi durante la conferenza stampa di gennaio scorso, le banche che fanno largo ricorso alla deposity facility non sono le stesse che prendono a prestito dalla BCE. Com’è noto, le banche dei paesi colpiti dalla crisi del debito hanno largamente preso a prestito in BCE, ma a usare la deposit facility sono soprattutto le banche del Nord Europa. Si veda per una spiegazione esaustiva a riguardo l’approfondimento a pag. 4 in questo numero di Weekly Economic Monitor.

La BCE nel bollettino di gennaio notava che la massiccia espansione di liquidità vista a dicembre ha determinato un immediato aumento della base monetaria. Tuttavia, non è automatico né scontato che l’aumento della base monetaria sia riflesso nell’aggregato più ampio M3, come d’altronde già si verificò con l’asta a 12 mesi del giugno 2009. Nel Bollettino di ottobre scorso la BCE notava che il mancato effetto di propagazione nel 2009 era da ricondursi a un calo del moltiplicatore di M3 e in particolare a un aumento del rapporto riserve/depositi. L’aumento di base monetaria non innescò quindi il processo di allocazione del portafoglio che sarebbe stato prevedibile in base dall’approccio basato sui moltiplicatori della base monetaria, in quanto associato a un aumento della domanda di riserve del sistema. È assai probabile che ci troviamo nuovamente dinanzi allo stesso fenomeno osservato nel 2009; ma non è escluso che con la seconda operazione a 36 mesi la percezione del rischio migliori ulteriormente e possa innescare, sia pure lentamente, una ripresa del credito interbancario. Sicuramente le operazioni triennali annunciate della BCE hanno ridimensionato il rischio di una stretta sul credito dovuta alla penuria di fonti di finanziamento a costi non proibitivi. L’ultima Bank Lending Survey della BCE mostra un netto peggioramento delle condizioni al credito a fine 2011 e per i primi mesi del 2012. L’indagine è stata condotta tra il 19 dicembre 2011 e il 9 gennaio 2012 e quindi sconta in parte l’effetto dell’asta triennale di dicembre. L’indagine mostra un miglioramento dell’accesso al mercato, ma in un contesto ancora ostile per molti istituti di credito.

Se il bilancio dei rischi dovesse ulteriormente beneficiare dell’effetto asta, la BCE potrebbe lasciare i tassi all’1,0% anche a marzo. Nell’ultimo mese le indagini di fiducia hanno confermato quei “primi segnali preliminari di stabilizzazione ciclica su livelli modesti” a cui faceva riferimento il comunicato BCE di inizio gennaio. I dati sono ancora coerenti con uno stallo o una lieve contrazione dell’economia europea nel 2012. La BCE a dicembre rimaneva relativamente ottimista, dal momento che stimava la crescita dell’area in media allo 0,6% quest’anno. È possibile che a marzo il punto centrale delle stime BCE di crescita sarà portato più vicino allo zero, a fronte di stime d’inflazione circa invariate. Un taglio alle stime di crescita giustificherebbe un ritocco del refi allo 0,75%, ma ciò non deve essere dato per scontato. Il bilancio dei rischi è significativamente cambiato non soltanto per le banche, ma anche indirettamente per l’economia. Se il trend di miglioramento sarà confermato, è possibile che famiglie e imprese diventino meno caute sulle decisioni di spese.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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