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Il Punto: La strategia negoziale dell’Eurogruppo nei confronti della Grecia è diventata molto intransigente.

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Dato che la Grecia non dispone di alcuna alternativa praticabile, i costi saranno soprattutto politici…..…


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Il miglioramento dell’accesso al mercato di Italia e Spagna ha indotto l’Eurogruppo ad adottare una linea di azione intransigente nei confronti della Grecia. L’irrigidimento della posizione negoziale, esplicitamente promosso da Germania, Olanda e Finlandia, è stato suggerito anche dalla scelta dei principali partiti politici ellenici di andare a elezioni anticipate in aprile, proprio nel periodo di lancio del secondo programma di correzione economica. Cancellata anche la riunione dell’Eurogruppo di mercoledì 15, sostituita con una consultazione telefonica, la Grecia ha dovuto consegnare le lettere di impegno a implementare il programma firmate dai leader dei due maggiori partiti politici e definire la copertura dei 325 milioni di buco, come richiesto dai creditori ufficiali. La legge di correzione dovrebbe essere trasmessa al Parlamento oggi o domani, per essere votata domenica. Il provvedimento principale era stato già approvato a larga maggioranza dal Parlamento domenica 12.

Toccherà poi all’Eurogruppo, che si riunisce il 20 febbraio, decidere che cosa fare. La sfiducia nei confronti della Grecia potrebbe condurre a modalità di sostegno caratterizzate da limitatissima autonomia operativa per il Paese. Secondo il FT, infatti, il nuovo programma dovrebbe includere un escrow account destinato prioritariamente alla copertura delle scadenze debitorie programmate dei successivi 9-12 mesi; eventuali mancanze sarebbero coperte riducendo i fondi destinati alla copertura del disavanzo derivante dal funzionamento della macchina pubblica, obbligando il Governo greco a intervenire immediatamente con proprie misure di correzione. Sarebbe anche imposta la presenza stabile di un osservatore dei creditori ufficiali. Rimarrebbe da risolvere il problema di un gap finanziario da coprire per raggiungere il 120% di rapporto debito/PIL nel 2020, indicato da alcune fonti in 6 miliardi di euro, senza rivedere l’ammontare totale del programma dagli annunciati 130 miliardi. Risulta mentre scriviamo che sia stato effettuato lo swap dei titoli greci detenuti dall’Eurosistema come conseguenza dell’SMP, operazione che consentirebbe alla BCE di evitare le conseguenze negative della probabile introduzione di CACs retroattive sul debito, ma che può anche essere il presupposto per la rinuncia almeno alle plusvalenze che deriverebbero da un rimborso alla pari dei titoli in scadenza.

La vicenda ha compromesso i rapporti fra la Grecia e diversi paesi creditori, inasprendo il clima all’interno dell’Unione Europea. In questo momento, però, la Grecia non sembra disporre di alcun potere negoziale che possa consentirle di discutere le condizioni poste. Il punto cruciale è che la possibile minaccia di non riconoscere i propri debiti non è credibile. Vero è che i creditori ufficiali sono già esposti per 73 miliardi di euro, ai quali si aggiungono i titoli detenuti dall’Eurosistema. È altrettanto vero, inoltre, che i meccanismi di salvaguardia rimangono imperfetti e che, nonostante la maggiore disponibilità degli investitori a distinguere fra paese e paese, non consentono di escludere del tutto rischi di contagio. Tuttavia, il bilancio costibenefici per la Grecia sarebbe semplicemente disastroso nell’ipotesi di default e ripristino di una piena sovranità monetaria. La Grecia ha esportazioni che sono la metà delle importazioni e in assenza di un flusso regolare e massiccio di capitali esteri troverebbe impossibile garantire i pagamenti in divise estere (tra le quali, a quel punto, rientrerebbe anche l’euro). Poiché il mercato dei capitali sarebbe probabilmente chiuso agli operatori economici ellenici, inizialmente il ribilanciamento passerebbe soprattutto attraverso il crollo delle importazioni: le conseguenze sull’attività economica sarebbero molto più pesanti del piano di austerità richiesto dal programma di sostegno.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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