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I mercati valutari: una certa vulnerabilità propria della moneta unica

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La settimana ha evidenziato una vulnerabilità propria dell’euro, che, infatti, ha corretto da quasi 1,3500 fino in area 1,32 EUR/USD…..


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Le condizioni per un ulteriore ribasso almeno verso 1,3000 ci sarebbero. La sterlina ha fatto decoupling dall’euro, il che, salvo sorprese positive dai dati sull’economia britannica, dovrebbe agevolare il prepararsi di una correzione. Confermato il trend ribassista dello yen (contro dollaro) e il ridursi della correlazione positiva tra yen e risk aversion.Oltre a BCE e BoE, dalle quali non ci si attende un impatto rilevante di mercato, giovedì si riunisce la Bank of Canada (lunedì e martedì le Banche centrali australiana e neozelandese).

EUR – La settimana scorsa scrivevamo che l’euro era arrivato a un punto tale che non era facile dire se fosse in procinto di fare uno strappo verso l’alto o verso il basso. Avevamo però concluso dicendo “Abbiamo quindi una leggera preferenza per l’ipotesi che si prepari una seppur breve fase correttiva”, e così è stato. Dal massimo di venerdì scorso a 1,3487 EUR/USD – livello che non è più riuscito a superare, e sul quale si è creato un triple top, l’euro ha corretto fino a portarsi in area 1,32. Quest’area è importante perché il corridoio 1,3233-1,3165 definisce il margine superiore del fronte ribassista che parte da 1,25-1,26. A trascinare verso il basso il cambio è stato l’ulteriore protrarsi delle varie questioni che “compongono” la questione greca. Il fatto che il cambio sia sceso, mentre si riducevano gli spread sovrani, suggerisce una certa vulnerabilità propria della moneta unica, enfatizzata dal fallito tentativo di test a 1,3500.
Tecnicamente la configurazione, rispetto a una settimana fa, è diventata ribassista. Poiché il tema principale della vicenda greca, ovvero la valutazione dello stato di avanzamento del PSI, è stato rinviato alla fine della prossima settimana (presumibilmente venerdì 9 marzo), almeno un tentativo di sfondamento ribassista del canale 1,3233-1,3165 potrebbe realizzarsi. Gli obiettivi ribassisti sotto 1,3165 sono: 1,3030–1,2827–1,2624. L’incontro BCE di giovedì non dovrebbe rappresentare questa volta un market mover di rilievo.

GBP – La sterlina ha fatto decoupling dall’euro, rompendo la correlazione positiva tra GBP/USD e EUR/USD durata tanti mesi. È, infatti, salita contro dollaro, mentre l’euro scendeva.
Due sono i fattori che simultaneamente hanno generato questo comportamento: (i) la vulnerabilità dell’euro, (ii) il carattere misto dei dati sull’economia britannica. Poiché questi ultimi non hanno mostrato un deterioramento inequivocabile, la sterlina si è arrampicata fino a sfiorare 1,6000 GBP/USD (massimo toccato a 1,5993). Qui però è sopravvalutata anche solo in un’ottica di brevissimo termine.
Tuttavia sembrano necessari dati univocamente negativi per attivare una correzione verso 1,56- 1,55 GBP/USD. La prossima settimana saranno rilevanti il PMI servizi (lunedì) e i dati diproduzione (venerdì), tutti attesi in calo (nostre attese più pessimistiche rispetto al consenso).
Non ci attendiamo invece variazioni dei parametri di politica monetaria né novità dall’incontro BoE di giovedì.
Per quanto riguarda il cambio con l’euro, a meno di sorprese positive dai dati sull’economia britannica, la sterlina potrebbe almeno in parte correggere (ripristinando lo 0,84 EUR/GBP), soprattutto dopo l’ampio rimbalzo di questa settimana da 0,85 a 0,83 EUR/GBP.

JPY – Lo yen contro dollaro, pur stabilizzandosi tra 80 e 81 USD/JPY, ha mantenuto il trend ribassista di fondo. Ha cominciato a essere più evidente il calo di correlazione tra yen e avversione al rischio.
Contro euro è sceso fino a sfiorare 110 EUR/JPY, mancato di un soffio, per poi tornare a stabilizzarsi a 108 EUR/JPY. Nel brevissimo termine potrebbe essere l’EUR/USD a determinare la direzionalità dell’EUR/JPY, nel senso che un’eventuale ulteriore ritracciamento verso 106 EUR/JPY sarebbe verosimilmente imputabile a una correzione ulteriore dell’EUR/USD piuttosto che a un calo dell’USD/JPY.

CAD – Giovedì prossimo si riunisce anche la Bank of Canada. Le attese sono per tassi fermi all’1,00%, così come per i prossimi mesi. Quello che però sarà importante vedere è se nel comunicato la BoC esprimerà minor pessimismo sulle prospettive per la crescita dell’economia domestica quest’anno. A metà gennaio, infatti, aveva espresso attese di rallentamento nei prossimi mesi a fronte del deterioramento prodottosi nel contesto internazionale. Più in dettaglio la Banca centrale proiettava un rallentamento al 2,0% quest’anno con recupero al 2,8% l’anno prossimo.
In assenza di un miglioramento di scenario, il dollaro canadese potrebbe perdere quanto guadagnato questa settimana (apprezzamento contro dollaro USA da 1,00 a 0,98 USD/CAD) e rientrare attorno alla parità. Nel caso opposto il rafforzamento dovrebbe invece proseguire, con target verso 0,9725 USD/CAD.


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