BCE – La conferenza stampa di Draghi rafforza la tesi di una BCE orientata a rimanere per un po’ in osservazione degli sviluppi. Dopo “l’indiscusso successo” dei repos a 36 mesi, la BCE ritiene che, la “palla sia ora nel campo dei governi ..…
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e degli istituti di credito”. A meno di eventi straordinari, non saranno annunciate nuove misure straordinarie nei prossimi mesi. Le stime dello staff BCE confermano tassi fermi all’1,0% a lungo. Grecia – La positiva conclusione del concambio ridimensiona i rischi anche per il futuro: le parti coinvolte in caso di fallimento del programma sono ora limitate ai creditori ufficiali e alla Grecia stessa.
– La conferenza stampa di Draghi ha offerto supporto alla nostra tesi che si prospetta una lunga pausa nelle azioni di politica monetaria, in attesa di poter valutare gli effetti delle misure recenti. La BCE ha mantenuto aperte tutte le opzioni, ma la retorica utilizzata da Draghi suggerisce che a meno di eventi straordinari non saranno annunciate nuove misure non convenzionali nei prossimi mesi. Tuttavia, va ricordato che la BCE continuerà a soddisfare illimitatamente la domanda di liquidità nelle aste ordinarie fino a luglio, e pensiamo che tale regime sarà esteso almeno alla restante parte del 2012. Anche le regole sulle attività stanziabili potrebbero essere ulteriormente allentate, ove ve ne fosse necessità. Inoltre, anche l’SMP non è ancora stato dichiarato chiuso, nonostante l’inattività delle ultime tre settimane, e potrebbe essere riattivato qualora ve ne fosse necessità. Nel contempo il miglioramento del quadro macro e le nuove stime dello staff BCE (vedi tabella) confermano che i tassi resteranno fermi all’1,0%.
– Per quanto riguarda le operazioni straordinarie Draghi ritiene che siano un “indiscusso successo”, dal momento che hanno ridimensionato i rischi di coda, hanno garantito ampia liquidità al sistema bancario e rimosso il rischio di rifinanziamento per il sistema bancario e indirettamente per i Governi. Per quel che concerne l’impatto sul credito, Draghi rileva che la seconda asta a 36 mesi ha visto la partecipazione di 800 istituti di credito (di cui 460 tedeschi) a fronte dei 500 della prima. L’aumento del numero di banche, probabilmente di piccola dimensione, rende la liquidità fornita più vicina alle piccole e medie imprese che risentono in particolare modo di condizioni al credito più stringenti. Ciò detto, sarà necessario del tempo per valutare gli effetti, probabilmente assai complessi, delle operazioni. La BCE ritiene che, dopo il netto miglioramento delle condizioni di mercato e di sentiment innescato dalle operazioni, “la palla sia ora nel campo dei Governi e delle banche che devono completare il processo di ricapitalizzazione”. La BCE è difatti responsabile della liquidità delle banche e agisce come prestatore di ultima istanza per il sistema bancario, ma non può, e non è tenuta, a farsi carico del processo di ricapitalizzazione dei bilanci.
– Non è stata discussa una stretta delle regole sul collaterale: anzi, come specificato da Draghi, le regole possono essere ulteriormente ampliate ove necessario. Tuttavia questo non sembra per ora essere il caso, dal momento che solo 53 miliardi di euro di nuovi crediti ammissibili sotto le nuove regole sono stati stanziati, di cui 40 miliardi dalle banche francesi. Le banche italiane avrebbero fornito soltanto 3 miliardi di crediti aggiuntivi.
– Draghi ha sottolineato che le preoccupazioni per l’aumento della rischiosità del bilancio BCE sono poco fondate, dal momento che non devono essere valutate guardando all’ammontare degli asset in ragione del PIL, ma piuttosto in ragione del capitale (riserve valutarie e auree) assai ampio nel caso dell’Euro sistema (BCE e Banche centrali nazionali) e sicuramente molto più ampio di quello della FED e BoE. Per quel che concerne le critiche mosse dalla Bundesbank, note da indiscrezioni di stampa, Draghi ha dichiarato di essere in pieno accordo con il Presidente della Bundesbank, di rispettare le tradizioni e la cultura della Banca centrale tedesca ed ha ricordato che la decisione sulla LTRO è stata unanime.
– Draghi valuta che nel complesso il bilancio dei rischi sia migliorato significativamente ed è fiducioso che il “nuovo accordo fiscale”, firmato la scorsa settimana, rappresenti un pilastro per garantire il consolidamento di fiducia; non si è espresso sulla decisione del Governo spagnolo di rivedere il target di bilancio 2012 poco dopo la conclusione dell’accordo.
– Per quel che riguarda i tassi di interesse ci aspettiamo che restino fermi all’1,0% a lungo (almeno fino alla prima metà del 2013) a meno di nuovi sviluppi avversi che impattino il quadro macro. Le previsioni dello staff BCE rivedono verso il basso sia la crescita 2012 sia 2013 rispetto alle stime di dicembre. Per quel che riguarda le stime d’inflazione, la BCE ha rivisto verso l’alto l’intervallo in particolare per il 2012, ma in minor misura anche per il 2013. La stima centrale proietta l’inflazione al 2,4% nel 2012 e in calo all’1,5% nel 2013. Le revisioni al rialzo delle stime d’inflazione scontano un prezzo del petrolio più elevato e un cambio più debole rispetto a dicembre scorso. Le ipotesi sottostanti sono di un prezzo del petrolio a 115 dollari al barile nel 2012 e in calo a 110 dollari nel 2013, a fronte di un cambio a 1,31 nel 2012 e a 1,32 nel 2013.
– Per quel che concerne la valutazione dei rischi, la BCE valuta che l’incertezza sullo scenario di crescita e i rischi verso il basso siano diminuiti. I minori rischi verso il basso per la crescita sono riconducibili al miglioramento delle condizioni di rischio, al basso livello dei tassi d’interesse e alla tenuta della domanda interna. I rischi per la dinamica dei prezzi al consumo nel breve termine sono giudicati verso l’alto dato il permanere di pressioni verso l’alto dall’energia e i rialzi di tassazione diretta e prezzi amministrati, ma nel medio periodo i rischi per la dinamica dei prezzi al consumo sono ancora coerenti con l’obiettivo di stabilità dei prezzi. L’ampio slack nell’economia e in particolare le condizioni del mercato del lavoro suggeriscono che le pressioni domestiche su salari, costi e prezzi rimarranno contenute nel medio termine.

– La conclusione positiva dell’operazione di concambio effettuata sul debito pubblico greco detenuto da privati spiana la strada al lancio di un secondo programma di aiuti, che dovrebbe essere deliberato lunedì 12 dall’Eurogruppo. Con l’attivazione delle CAC, già annunciata dal Governo ellenico, tutto il debito emesso sul mercato domestico (177 miliardi) sarà ristrutturato, oltre ad almeno 20 miliardi di debito che ricade sotto legislazioni estere. Il portavoce Juncker ha già indicato che le condizioni preliminari imposte per il lancio del programma risultano soddisfatte. La dimensione del contributo del FMI sarà decisa il 15 marzo ma un’indicazione sarà fornita all’Eurogruppo in tempo per la riunione di lunedì. Anche se le prossime review potrebbero essere ancora problematiche, a questo punto la crisi greca cessa di essere un problema di esposizione per gli investitori privati per ridursi a un problema di relazione a quattro fra Grecia, FMI, Eurogruppo e BCE. Il rischio di uscita dall’Eurozona a causa di fallimento del programma risulta nettamente ridimensionato ed eventuali deviazioni dal sentiero ideale di risanamento dovrebbero ora essere più facili da gestire, per esempio attraverso un riscadenzamento dei crediti ufficiali già erogati.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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