L’economia USA nel 2012 si trova in una sorta di limbo pre-elettorale. I mercati festeggiano una serie di dati macroeconomici incoraggianti. Manteniamo un atteggiamento molto cauto sullo scenario americano per il 2012 e soprattutto per il 2013. ..…
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Le prospettive sono gravate da rischi verso il basso: nel breve gli effetti del rialzo del petrolio sui consumi, nella parte finale dell’anno la restrizione fiscale e la possibilità di un nuovo scontro sul limite legale del debito.
Il 2012 si è aperto con indicazioni positive dalle variabili cicliche negli Stati Uniti: indagini, produzione, consumi, occupazione, mercato immobiliare appaiono in ripresa rispetto all’inizio dell’autunno. Il 4° trimestre ha registrato una crescita del 3% t/t ann., che potrebbe essere ancora rivista verso l’alto. I mercati hanno festeggiato l’accelerazione della ripresa. Nonostante i segnali macroeconomici incoraggianti, non rivediamo verso l’alto la crescita per l’anno in corso. Fra l’altro, il PIL del 1° trimestre dovrebbe rallentare notevolmente rispetto a fine 2011, segnando una variazione vicina all’1,6% t/t ann. Sottolineiamo, invece, gli elementi di incertezza che continuano a gravare sullo scenario del 2012 e ancora di più sul 2013. I rischi principali sono verso il basso: prezzo del petrolio, restrizione fiscale statale e federale.
La previsione per il 2012 rimane di crescita moderata (2,3%), con un andamento trimestrale misto: l’inizio dell’anno dovrebbe rallentare rispetto al dato di fine 2011, che era gonfiato da un contributo delle scorte di 1,9pp e dalla fine degli incentivi per gli investimenti, il 2° trimestre vedrà l’accentuarsi degli effetti del rialzo del prezzo della benzina sui consumi. Sul 3° trimestre non ci sono ipoteche note, almeno per ora. Nel 4° trimestre potrebbero iniziare a sentirsi i primi effetti della restrizione fiscale in arrivo e di un nuovo scontro politico sul limite legale del debito federale.
L’effetto del petrolio sarà più significativo sulla crescita che sull’inflazione. Il Department of Energy ha alzato la stima dei prezzi energetici per il 2012, con il WTI previsto a 106 USD nel 2012 (+ 5 USD rispetto alla previsione di febbraio) e la benzina a 3,79 USD/gallone, da 3,53 del 2011. Stime condotte utilizzando Oxford Economic Forecasting mostrano che un aumento del prezzo del petrolio del 5% dopo un anno determina un rialzo dell’inflazione core di 0,1pp e una restrizione di 0,14pp sulla crescita del PIL. Su base trimestrale, gran parte dell’effetto restrittivo si dovrebbe vedere fra la fine del 1° trimestre e la fine del 2° trimestre, attraverso un freno ai consumi. La spesa per benzina e altri combustibili è pari al 2,5% della spesa totale in termini reali. Il prezzo della benzina è aumentato del 7,2% fra dicembre e febbraio. La crescita reale dei consumi a gennaio, pari a 1,5% a/a, è stata frenata da un effetto carburanti pari a 0,35pp: questo effetto è destinato ad aumentare considerevolmente nei prossimi mesi, pesando sull’espansione dei consumi complessivi. Inoltre, la dinamica del reddito disponibile reale da metà 2011 è inchiodata a 0,7% a/a e non permette di prevedere il mantenimento dei livelli di spesa ex-benzina almeno nella prima metà dell’anno.
La stance complessiva della politica fiscale si sta muovendo in direzione restrittiva. A livello statale la restrizione rimane massiccia, nonostante il miglioramento ciclico che genera una ripresa delle entrate. La fine dei trasferimenti federali implica una correzione statale per 100 miliardi di dollari nell’a.f. 2012 e 47 miliardi nel 2013, secondo il Center for Budget Policy Priorities. Il punto cruciale però è la politica federale: fino al 3° trimestre si resterà in un limbo pre-elettorale, senza capacità decisionali (fra l’altro anche senza un budget approvato per l’a.f. 2012, iniziato da più di 5 mesi). Nel 4° trimestre ci sarà un nuovo scontro con il limite legale del debito, con Congresso e Presidente uscenti. Ma ancora più importante è il fatto che a fine dicembre verranno a scadere tagli di imposte per circa 400 miliardi di dollari, entreranno in vigore nuove imposte per 20 miliardi. Con il nuovo anno fiscale, a ottobre, dovrebbero partire i tagli alla spesa decisi ad agosto 2011: 109,4 miliardi di dollari annui, di cui 54,7 miliardi su difesa, 38,6 miliardi su altra spesa discrezionale, 16,1 miliardi su programmi multi-periodali. Il totale è pari a circa 530 miliardi di dollari (3,3% del PIL 2013). Il Congresso si insedierà il 3 gennaio, il Presidente più avanti nel mese: ce la faranno a frenare questa valanga di misure che entrano in vigore il 1° gennaio?
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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I market mover della settimana
Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.
La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.
Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.
Martedì 10 maggio
Area euro
Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.
Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.
Stati Uniti
I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).
Mercoledì 11 maggio
Stati Uniti
Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati
dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).
Giovedì 12 maggio
Area euro
Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.
La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output
manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.
Stati Uniti
Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.
Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.
Venerdì 13 maggio
Area euro
Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).
Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.
Stati Uniti
Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.
La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).
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