Robeco: Il mercato attualmente prezza un picco dei tassi del 5% nella riunione di maggio o giugno e un’alta probabilità di un aumento dei tassi a 25 punti base già dal 1° febbraio.
Commento a cura di Martin van Vliet, Strategist Global Macro Team di Robeco
Sebbene tale mossa sia possibile, il messaggio dovish della Fed probabilmente sosterrebbe gli asset di rischio e, quindi, comporterebbe un allentamento delle condizioni finanziarie. Ciò sarebbe in contrasto con l’obiettivo del rialzo e potrebbe di fatto aumentare il livello del terminal rate necessario per raffreddare sufficientemente l’economia. Riteniamo pertanto che un aumento dei tassi di 50 punti base (al 4,75-5,0%) sia la scelta ideale a febbraio, seguito da 25 punti base a marzo. Il nostro principale scenario di rischio a breve termine prevede un ulteriore rialzo di 25 punti base a maggio.
Se confrontiamo le nostre aspettative pesate in base alle probabilità con quelle prezzate dal mercato, si evince un potenziale di rialzo di 25 punti percentuali nella valutazione delle prossime riunioni. Ciò potrebbe comunque avere un impatto sui tassi, anche se prevalentemente sulla parte breve della curva. Ancora più importante, tuttavia, è il cambiamento delle condizioni del mercato dei tassi USA in generale rispetto a qualche mese fa. Di recente i tassi sono stati più stabili, poiché è diventato più chiaro quando il ciclo di inasprimento potrebbe terminare. I rendimenti dei Treasury USA a due anni sono stati scambiati in una fascia di 50 punti base dall’inizio di ottobre. Questo rispetto al periodo settembre 2021-ottobre 2022, in cui questi rendimenti hanno registrato una tendenza al rialzo su base mensile, con l’eccezione di soli due mesi all’interno di quel periodo.
Nel breve periodo, i rischi per il nostro scenario di base riguardano l’aumento dei tassi. Tali rischi derivano principalmente dalla persistente forza del mercato del lavoro statunitense e dalle conseguenti pressioni salariali. Dei quattro principali fattori di inflazione, due hanno invertito la rotta (interruzioni dell’approvvigionamento di beni e prezzi dell’energia), uno sembra destinato a invertire la rotta a partire dal secondo trimestre (inflazione degli affitti) e il quarto è rimasto ancorato a un livello elevato (salari e servizi connessi). Questa vischiosità dell’inflazione salariale è ancora fonte di disagio per la Fed. Un altro rischio, come evidenziato nei verbali della riunione del FOMC di dicembre, è una risposta eccessivamente positiva dei mercati finanziari alla politica della Fed. Una tale reazione renderebbe meno incisivo l’inasprimento della Fed e potrebbe quindi determinare un allungamento del ciclo.
Nel lungo periodo, intravediamo il rischio che i tassi si orientino nella direzione opposta. Attualmente nessuno dei membri del FOMC prevede un taglio dei tassi nel 2023, ma l’esperienza ci insegna che la situazione potrebbe cambiare rapidamente. Ci aspettiamo che, nel corso di quest’anno, il ciclo economico si trasformi, i mercati del lavoro mostrino segnali più convincenti di raffreddamento e l’inflazione scenda verso il livello target del 2% fissato dalla Fed. Se dovessimo avere ragione, ciò potrebbe segnare un importante cambiamento nelle prospettive di politica monetaria. Il Quantitative Tightening (QT) sarà probabilmente interrotto e il mercato si concentrerà sulla tempistica del primo intervento di taglio dei tassi.
Fonte: BondWorld.it
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