Intesa Sanpaolo – Poco fa in Germania la stima finale ha confermato il brusco calo dell’inflazione a settembre, al 4,5% a/a dal 6,1% di agosto sul CPI e al 4,3% a/a dal 6,4% precedente sull’indice armonizzato per via di effetti basi favorevoli.
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Ieri in Italia la produzione industriale è cresciuta di 0,2% m/m (-4,2% a/a) in agosto. L’aumento non è sufficiente a compensare il calo di luglio ma lascia l’output in rotta per una leggera crescita nel 3° trimestre dopo quattro trimestri consecutivi di contrazione.
Oggi negli Stati Uniti i verbali della riunione del FOMC di settembre dovrebbero confermare il momento attendista della Fed, in pausa nell’ultima seduta per valutare la trasmissione della restrizione all’economia, ma potrebbero contenere indicazioni sul sentiero dei tassi nei prossimi mesi.
Il PPI di settembre è atteso in crescita di 0,3% m/m, in rallentamento dallo 0,7% di agosto che era stato fortemente influenzato dalla crescita dell’energia; l’indice core dovrebbe registrare una variazione di 0,2% m/m, in linea con il mese precedente.
Ieri Bostic (Fed di Atlanta) ha dichiarato che la banca centrale non ha bisogno di aumentare ulteriormente i tassi di interesse per portare l’inflazione al target del 2% e che, nelle sue attuali previsioni, non vede alcuna recessione. Di tale opinione è anche Kashkari (Fed di Minneapolis) che vede sempre più probabile un “soft landing” per l’economia americana e sostiene che gli elevati rendimenti dei Treasury a lungo termine potrebbero “ridurre il lavoro da fare per la Fed”.
Il FMI ha limato la sua proiezione della crescita globale nel 2024 dal 3,0% al 2,9%, alzando le stime sulla crescita del PIL degli Stati Uniti a 1,5% ma abbassando quelle per la Cina (4,2%) e l’eurozona (1,2%).
Fonte: BondWorld.it
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