Rivediamo il profilo dell’euro (A) al ribasso nel breve/medio termine, (B) lo lasciamo invece invariato nel medio/lungo. Rivediamo leggermente al ribasso anche le proiezioni per la sterlina contro dollaro nel breve…..
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EUR – Rivediamo il profilo dell’euro (A) al ribasso nel breve/medio termine, (B) lo lasciamo invece invariato nel medio/lungo.
La proiezione a 1m passa da 1,25 a 1,20 EUR/USD. In questo caso la revisione vuole incorporare (i) l’insieme dei rischi collegati all’eventualità che la Grecia esca dall’UEM, (ii) l’incertezza che nel frattempo può generare tensioni di mercato e parziale fuoriuscita dagli asset in euro, (iii) le crescenti preoccupazioni sulla situazione della Spagna e in generale un eventuale effetto contagio.
La proiezione a 3m passa da 1,30 a 1,27 EUR/USD. Qui può influire negativamente il rischio di deterioramento del quadro macro in senso stretto, in particolare in termini di crescita, anche a prescindere dalla crisi del debito in senso proprio (che comunque produce un effetto restrittivo tramite il consolidamento fiscale).
La proiezione a 6m passa da 1,35 a 1,30 EUR/USD. I fattori sopra riportati per le prospettive a 1m e a 3m valgono ancora, ma la scelta di non proporre un livello di cambio inferiore a 1,30 si spiega con le incertezze che a fine anno sono collegate all’appuntamento elettorale negli Stati Uniti, con il rischio di sforamento della soglia-limite di debito pubblico e conseguente necessità di attuare una restrizione fiscale non più procrastinabile.
Restano invece sostanzialmente invariate a 1,35 EUR/USD le proiezioni a 12m e a 24m, (i) sotto ipotesi che essendo adesso la fase più delicata (anche in quanto senza precedenti) della crisi del debito, si cominci sin d’ora a intervenire per rimediare al problema, di modo che nel medio/lungo termine la situazione complessivamente sia migliore di adesso, e (ii) ipotizzando che, così come è stato sostanzialmente anche nel corso dell’ultimo anno, gli investitori internazionali continuino a comprare la “core Europe”, Germania in primis, dal momento che – contagio a parte – la crisi del debito rappresenta un problema molto più grave per i periferici dell’area euro e un problema invece relativamente più gestibile per i “core”, strutturalmente più solidi e virtuosi (in termini comparativi).
Per quanto riguarda i rischi di breve/brevissimo termine ricordiamo che per una quantificazione approssimativa del downside – in caso di “massima” escalation della crisi – si può ipotizzare 1,18 EUR/USD come target ribassista, per analogia con quanto avvenne in occasione della prima crisi greca (crollo da 1,45 a 1,1877 EUR/USD tra gennaio e il 7 giugno 2010).
GBP – Rivediamo leggermente al ribasso anche le proiezioni per la sterlina contro dollaro da 1,54 – 1,52 GBP/USD a 1,51 – 1,53 GBP/USD a 1m – 3m rispettivamente. Su tale revisione incide soprattutto la correlazione positiva tra GBP/USD e EUR/USD, che aumenta in una fase come quella attuale di crisi crescente dell’area euro. L’evidenza dei dati sull’economia britannica è stata comunque particolarmente negativa nelle ultime due settimane. Ieri è stata anche rivista al ribasso la stima preliminare del PIL del 1° trimestre, con una contrazione della crescita che passa da -0,2% a -0,3% t/t e un quadro pessimo dei consumi privati. Non per niente la Bank of England ha deciso di non chiudere le porte alla possibilità di un ulteriore incremento dell’APF anche se nella riunione di maggio non l’ha aumentato. Le implicazioni sul cross della sterlina con l’euro dovrebbero essere di una sostanziale tenuta al di sopra di quota 0,8000 EUR/GBP. Questo non significa che nel breve il cambio non possa fare incursione in area 0,79 EUR/GBP, ma in tal caso dovrebbe trattarsi di movimenti provvisori e di corto respiro.
JPY – Lo yen non è ancora riuscito a riguadagnare quota 80 e continua a insistere in area 79 USD/JPY. Le tensioni associate alla crisi dell’area euro giustificano questa resistenza al ribasso da parte della divisa nipponica, ma non dovrebbero compromettere il deprezzamento atteso al di là del brevissimo termine.
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