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Il sistema economico futuro

Le più importanti istituzioni internazionali, dal Fondo Monetario all’Ocse, rivedono e aggiornano ogni mese al ribasso le stime di crescita. Un segnale brutto due volte. Primo, perché il …..

rallentamento procede anziché bloccarsi, secondo, perché la continua ridefinizione dei dati rinnova il clima di incertezza e di sfiducia. Le famiglie non sanno se possono fare acquisti, le imprese rinunciano a investire. Ogni operatore rimanda le decisioni al futuro, quando le acque saranno più calme.

Di fronte a questo scenario le due grandi scuole economiche mostrano le armi. E queste sono spuntate. I liberisti, che inneggiano al laissez-faire, mostrano il lato debole. Infatti: dov’è finito il mercato? I consumi sono in forte calo, l’inflazione si sta appiattendo e per la prima volta dal dopoguerra la variazione del costo di alcuni beni mostra valori negativi. Vuol dire che con 50 euro potrò acquistare dopo domani più di quanto possa acquistare oggi.

Dunque, se può, una famiglia risparmia, sapendo che potrà avere gli stessi beni desiderati a prezzi inferiori. Non c’è fretta, basta aspettare per trovare vantaggi. E dunque il mercato si è congelato. La ricetta del lasciar fare, perché il mercato in fondo è un autoregolatore di se stesso, in questo momento non aiuta. Ci sarebbe bisogno di un intervento dall’esterno e non dall’interno del mercato. E qui scattano in piedi i dirigisti, con le varie sfumature. Ci sono gli statalisti e i neo-socialisti: tutti a favore di un massiccio intervento sull’economia da parte della sfera pubblica. In molti stati europei questa scuola di pensiero è ben rappresentata e i recenti risultati elettorali del Parlamento europeo hanno dimostrato che il filone sta risorgendo. Ma le direttive comunitarie in materia sono chiare: gli interventi pubblici non sono praticabili.

L’economia non può essere sostenuta con aiuti dello stato, né aiutata con programmi o pianificazioni. Così i governi si inventano progetti di opere pubbliche da architettare con il project financing, qualcuno si agita per attrarre fondi e investitori istituzionali. Ma per quanto si riempiano le pentole con ingredienti e aromi, quello che manca è una bocca di fuoco adeguata che possa riscaldare tutto e tutti. Insomma, per farla breve, siamo alle prese con una crisi che mette in rilievo un’incapacità di fondo. La potremmo definire – con lo stesso linguaggio dei fini burocrati di Bruxelles – una debolezza strutturale del sistema. Che non sa aderire pienamente alle logiche del mercato, né a quelle dello stato. E nemmeno riesce a calibrare un delicato equilibrio tra le due sfere, per paura non solo degli eccessi dell’uno o dell’altro ma anche delle possibili commistioni che ne potrebbero nascere.

Risultato: stiamo vivendo una fase dell’economia dove non siamo né carne né pesce. Siamo in una fase larvale del neo-capitalismo, che scalpita dentro un guscio nuovo ma che non ha ancora preso un’identità. Troppo amanti del liberismo per rinunciare alle dinamiche e agli stimoli che produce. E troppo legati all’assistenza e alle cure che uno stato padrone – e spesso mamma – ci concede. Di fronte al dilemma, all’impasse, c’è una via di uscita. Ecco l’alibi che politici ed esperti cavano come un coniglio dal cilindro in ogni momento di difficoltà. “Occorre un’iniezione di fiducia”. E già, che altro? Basta un’etichetta per nascondere il vuoto di idee e di cultura nel quale si sono cacciati coloro che dirigono le nostre scelte.

Nell’attesa che il mercato riprenda o che gli stati facciano la loro parte, dovremmo consolarci così, con una sorta di medicamento ambiguo, eccitante e soporifero nello stesso tempo, un’anfetamina-placebo. Che ovviamente non ci soddisfa e respingiamo al mittente. Proprio per questa ragione dobbiamo essere invece più pronti ad esplorare nuove strade, a cercare nuovi indirizzi, individuando i germi del futuro che già crescono nel nostro presente. Senza pregiudizi, né pruderie di sorta. Ma con il desiderio di non vivere nell’ambiguità, preferendo la chiarezza. E la forza delle idee.

A cura di Stefano Masullo


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