Secondo una ricerca europea condotta da Fidelity i consulenti finanziari rivestono un ruolo centrale nell’avvicinare i risparmiatori ai prodotti di investimento, ma non senza punti critici……
Fidelity International, Società specializzata negli investimenti a livello internazionale, per meglio comprendere le sensazioni e le aspettative dei risparmiatori europei ha condotto con il supporto di TNS-Sofrès una ricerca a livello paneuropeo che ha coinvolto circa 9.000 investitori di 11 Paesi diversi: Italia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito.
La fiducia degli investitori europei nei confronti dei loro consulenti finanziari per il momento si conferma solida, ma…
Questo è uno degli aspetti positivi evidenziati dall’indagine. Gli investitori europei hanno infatti in gran parte mantenuto la fiducia nei propri consulenti finanziari. Questo risultato è emerso in 8 casi su 10 (anche l’Italia si attesta su questi valori), a dimostrazione del credito maturato dai consulenti nel corso della crisi finanziaria. Il dato mette in evidenza quanto siano stati importanti la presenza e la disponibilità dei consulenti finanziari in un periodo di grandi stravolgimenti come quello attuale, confermando altresì la centralità del loro ruolo nel salvaguardare la fiducia degli investitori nei confronti degli istituti finanziari.
Attraverso la crisi si rafforza il ruolo della consulenza. Nella pratica le ultime decisioni inerenti l’acquisto di prodotti finanziari prese dai risparmiatori europei si sono basate prima di tutto sui consigli professionali fornite da consulenti interni di banche e compagnie assicurative (39%), da consulenti indipendenti (9%), con una rilevante percentuale di investitori (14%) che si sono basati su pareri e opinioni di amici e la restante parte su informazioni provenienti dai media.
In Italia l’importanza della consulenza è ancora più evidente. Per l’ultima decisione di acquisto di prodotti finanziari il 41% si è avvalso della consulenza di banche e di compagnie assicurative e ben il 16% di consulenti indipendenti (nel campione italiano rappresentati principalmente da promotori finanziari), seguiti con un 8% da coloro che hanno reperito informazioni online.
Sebbene i consulenti abbiano svolto una funzione determinante nel sostenere gli investitori durante la crisi, una grande importanza è stata conferita anche alla reputazione e alla solidità finanziaria degli istituti. Questo fattore è stato giudicato “essenziale” o “molto importante” dal 68% degli investitori europei e comunque più rilevante delle esperienze pregresse e delle informazioni specifiche sui prodotti (giudicate “essenziali” o “molto importanti” rispettivamente dal 57% e dal 56% degli intervistati). Anche in Italia la reputazione e la solidità finanziaria sono state ritenute essenziali rispettivamente per il 65% e il 62% del campione.
…i cittadini europei hanno instaurato un rapporto più maturo, se non distaccato, con i propri istituti finanziari.
Ciononostante, la fiducia degli investitori non è uscita dalla crisi del tutto inalterata e lo studio rivela che non sussiste più una condizione di fiducia implicita. Gli europei che dichiarano di avere “una solida fiducia” sono in minoranza (16%) e quasi uno su cinque (22%) non si fida dei propri consulenti. In alcuni Paesi questo dato si avvicina addirittura a un terzo degli intervistati.
Un segnale allarmante. Quasi un investitore europeo su 4 (23%) pensa che i consulenti antepongano i propri interessi a quelli dei clienti nella proposta di un prodotto finanziario. Questa tendenza è anche confermata dal fatto che in Europa, nonostante il 47% degli intervistati abbia indicato di avere una conoscenza scarsa o molto scarsa degli investimenti finanziari, il 65% del panel dichiara di prendere autonomamente le proprie decisioni.
Ma cosa desiderano in definitiva i risparmiatori?
I risparmiatori desiderano essere guidati e consigliati e richiedono pertanto assistenza e consulenza personalizzate. I risparmiatori si aspettano infatti di ricevere offerte e raccomandazioni che corrispondano ai loro bisogni. Gli investitori europei vorrebbero che i propri consulenti dedicassero tempo a comprendere le esigenze individuali dei clienti (il 77% del campione ritiene che questo fattore sia “essenziale” o “molto importante”), a spiegare chiaramente tutti i vantaggi e gli svantaggi dei prodotti suggeriti e le motivazioni in base alle quali vengono consigliati (78%) e a illustrare chiaramente le commissioni e gli oneri previsti (81%).
E per quanto riguarda i prodotti offerti?
Per quanto riguarda la gamma dei prodotti offerti la proposta monomarca oramai sta stretta ai risparmiatori europei che chiedono di poter accedere ai prodotti migliori disponibili sul mercato, ivi compresi quelli offerti da istituti finanziari diversi dal proprio (il 64% considera importante ricevere un’offerta che preveda prodotti erogati da vari istituti – questo dato sale al 73% in Italia, secondo soltanto al Regno Unito), anche per avere una prova tangibile dell’obiettività e della qualità dei consulenti stessi.
L’investitore non vuole un multi-manager di facciata. Nonostante il 67% dei risparmiatori abbia indicato di sapere che i consulenti possono offrire prodotti di terzi oltre a quelli della casa, solo il 26% ha dichiarato che, in occasione del loro più recente investimento, gli sono stati offerti prodotti di case esterne.
La richiesta dei risparmiatori è quindi per un allargamento effettivo della possibilità di scelta con una attenta selezione operata dal consulente che, partendo da un universo ampio, riesca a identificare i prodotti che incontrano le esigenze dell’investitore secondo una logica di “architettura aperta ma guidata”. Gli investitori infatti desiderano ricevere un’offerta “ottimizzata” di prodotti che non sia eccessivamente complicata (il 41% dei risparmiatori in Europa e il 43% in Italia non vuole essere posto di fronte a una scelta troppo complessa).
Il cliente in primo piano
“Gli investitori europei – dichiara Paolo Federici, Responsabile Distribuzione Italia di Fidelity International – denotano un crescente grado di consapevolezza e una forma di distacco che oggi in alcuni casi tende al cinismo. Si tratta di segnali che devono essere attentamente considerati. Di fatto, sussiste il rischio che vengano a formarsi due gruppi distinti di soggetti: da un lato investitori con un approccio senz’altro disincantato ma ben informati e capaci di prendere le proprie decisioni autonomamente, dall’altro risparmiatori che non si intendono di questioni finanziarie ma vogliono comunque prendere decisioni autonome e guardano con sospetto ai consigli dati dagli istituti. Questo secondo gruppo – conclude Federici – merita adeguata attenzione da parte delle autorità pubbliche e degli operatori del settore finanziario, poiché fenomeni quali la pensione e la programmazione a lungo termine delle famiglie stanno divenendo problematiche chiave per tutti i Paesi europei”.
Fonte: IFAWorld – Fidelity International
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