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L’anello mancante

La buona notizia del piano di soccorso dell’Euro, adottato con la massima urgenza dai 27 paesi dell’Unione Europea nella notte di domenica 9 maggio è che …. è di dimensioni colossali. Sommati ai 110 miliardi già concessi alla Grecia, i 750 miliardi di questo nuovo piano appena approvato rappresentano più di un quarto del Prodotto Interno …..

Lordo dei paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) e coprono più di 3 anni del deficit pubblico accumulato da tali paesi. Per l’Italia, un’altra buona notizia: riducendo il servizio del debito, il probabile calo dei tassi di interesse sui mercati obbligazionari avrà un effetto più che proporzionale sul deficit pubblico della Penisola, dominato per lo più dai pagamenti degli interessi sul debito.

La cattiva notizia è che il piano non fornisce soluzioni a quello che ritengo il problema fondamentale dell’Europa: non prevedere un’unione politica dei suoi membri al di là della loro unione monetaria. La resistenza di una catena è quella del suo anello più debole. L’euro ha rischiato di pagare per i cocci rotti di uno dei suoi membri, che però rappresenta solo il 3% del PIL dell’ Eurozona. Dopo la Grecia, sarebbe stato il Portogallo il prossimo anello a cedere? Intervistato sulle differenze fra questi due paesi, il Ministro del Bilancio francese François Baroin, rispondeva la settimana scorsa che ne vedeva solo una: ce n’è uno che ha mentito. I mercati finanziari detestano l’incertezza e aborrono la menzogna. Gli scheletri sempre più numerosi negli armadi del Ministero delle Finanze di Atene hanno determinato un aumento del premio al rischio sulle obbligazioni greche che per poco non ha portato il paese al fallimento. Il baro è stato salvato dall’iniezione massiccia di capitali dell’UE e del FMI. Ma allora, perché temere il contagio, se si tratta solo di un baro? Il deficit pubblico del Portogallo è inferiore del 30% a quello della Grecia.

Quest’ultimo è esclusivamente di natura strutturale, mentre in Portogallo, un buon terzo del disavanzo è di origine congiunturale. Una forte crescita economica a Lisbona basterebbe quindi a frenare il deficit, che ad Atene potrebbe invece essere ridotto solo con un rigido piano di austerità. Il problema è che il Portogallo ha assistito in questi ultimi anni a una crescita “a credito”, essenzialmente legata al boom del settore immobiliare. La Spagna e l’Irlanda si ritrovano nella stessa situazione. La crescita economica potenziale di questi 3 paesi è quindi inferiore oggi a quella della Grecia. D’ora in poi sarà dunque molto più difficile per questi tre paesi controllare il problema del deficit pubblico con la crescita, da qui l’incertezza che ha fatto strage sui mercati.

Quali le soluzioni? Il Trattato di Maastricht non può da solo fare da garante della stabilità monetaria dell’Eurozona, soprattutto quando la maggior parte dei suoi membri non ne rispetta i parametri. L’anello mancante dell’Unione monetaria dell’Eurozona è quello dell’unione politica dei paesi membri. Le differenze di ricchezza e di indebitamento sono talvolta più marcate fra alcuni Stati degli USA o fra i cantoni svizzeri che non fra la Grecia e la Germania.

Se si vuole evitare di dover chiedere ai contribuenti tedeschi se sono d’accordo a pagare per gli sperperi dei funzionari greci, occorre creare in ultima istanza quello che Victor Hugo invocava già nel 1849, e dopo di lui Winston Churchill nel 1946: gli Stati Uniti d’Europa. Sarebbe meglio prevedere la solidarietà fra gli Stati nell’ambito di una costituzione federale piuttosto che doverla cercare nel momento in cui l’incendio divampa e la liquidità scarseggia.

Autore: Michel Girardin, Direttore Investimenti di Union Bancaire Privée

Fonte: IFAWorld.it – Union Bancaire Privée


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