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Derivati e Pubblica Amministrazione: tutti i numeri del veneto

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Consultique ha analizzato i dati contenuti nell’indagine della Corte dei Conti che dipinge il fenomeno dell’utilizzo degli strumenti strutturati nella Regione …

Consultique ha analizzato i dati dell’indagine della Corte dei Conti del Veneto sul fenomeno dei derivati nella Regione, dalla quale è emerso che, dei quasi 600 enti locali veneti, oltre 60 hanno fatto ricorso a strumenti di questo tipo per la gestione del debito a partire dal 2006, attivando un centinaio di contratti la cui durata media si attesta attorno ai 15 anni.

La Corte dei Conti ha rilevato che «non sempre la funzione di copertura ha prevalso, come invece avrebbe dovuto, su quella di speculazione, che si è tra l’altro riscontrata essere stata in modo pressoché costante orientata a favore della controparte bancaria e ai danni dell’ente locale. In tal senso sono stati riscontrati Mark to Market (perdite potenziali) e differenziali periodici (rate) sensibilmente negativi pur in periodi di tassi ampiamente favorevoli all’ente». Dall’analisi dei dati effettuata da Consultique, società di analisi e consulenza finanziaria che ha destrutturato oltre 100 contratti derivati sottoscritti da enti locali, emerge infatti che, per il totale dei contratti veneti, si è passati da un MTM negativo di -7.980.000€ del 2006 a -16.565.000€ del 2007, da -38.355.000€ del 2008 fino a -25.771.000€ del 2009.

VENETO: Dei 67 enti del Veneto che risultano aver sottoscritto derivati nel periodo considerato, ad oggi hanno o hanno avuto in essere strumenti derivati 6 Province (Belluno, Padova, Rovigo, Venezia, Verona, Vicenza) e 57 Comuni, dei quali 3 capoluoghi (Venezia, Verona, Rovigo).

VERONA: 14 degli enti che hanno sottoscritto derivati (pari al 21% del totale veneto) si trovano in provincia di Verona. Il numero di contratti derivati in essere nel 2006 era pari a 11, 13 nel 2007, 12 nel 2008 e infine 11 nel 2009.

MARK TO MARKET: «Va sottolineato – indica la Corte dei Conti – che, considerata l’importanza informativa e valutativa del MTM, tale elemento dovrebbe essere auspicabilmente fornito da un soggetto in possesso di caratteristiche professionali e organizzative tali da assicurare l’attendibilità della stima nonché l’assenza di conflitti di interessi in relazione all’operazione da valutare. Per contro, si è visto come i contratti normativi stipulati con le banche di regola affidino alla controparte bancaria la prestazione della consulenza, della valutazione e del monitoraggio».

ESTINZIONI ANTICIPATE: Dei circa 100 derivati in essere, a fronte del numero esiguo di contratti estinti nel 2006 e nel 2007 (rispettivamente 2 e 3), il 2008 (8) e particolarmente il 2009 (28) hanno visto una significativa crescita del ricorso all’estinzione anticipata. Tale fenomeno è in parte spiegabile in considerazione della significativa discesa che i tassi di interesse hanno avuto a partire dal 2008.

Nel caso di esercizio della facoltà di estinzione anticipata da parte dell’ente, particolare criticità riveste la valutazione della posizione da estinguere a causa dell’assenza di un prezzo ufficiale di mercato e il rischio quindi di mispricing (valore non favorevole all’ente).

«In proposito – sottolinea la Corte dei Conti – considerato che la stima proviene da un soggetto in conflitto di interessi, nulla può garantire l’ente locale contro l’eventualità che la
controparte bancaria prescelga la tecnica valutativa ovvero i relativi aggiustamenti che comportino la definizione della prestazione a se stessa più conveniente e, dunque, specularmente , meno conveniente per l’ente pubblico».
CONSULENZA IN ASSENZA DI CONFLITTI DI INTERESSE: Infine, gli enti che dichiarano di essersi avvalsi di consulenti nel processo decisionale e valutativo per l’estinzione del contratto, nell’84% dei casi hanno fatto ricorso a consulenti indipendenti dalla controparte bancaria.

«Questo è il momento giusto per risolvere il problema derivati che assilla centinaia di enti locali italiani – dichiara Cesare Armellini, amministratore delegato Consultique. – I contratti vanno chiusi ora, perché i tassi sono crollati ma il rischio è ancora vivo. Sarebbe sufficiente un aumento dell’inflazione o una seppur contenuta tensione finanziaria sui mercati, perché le perdite potenziali dei Comuni italiani possano tornare ai livelli del primo trimestre del 2008, quando erano pari a 47,4 miliardi di euro, ovvero quasi il 3% del PIL del Paese».

Fonte: IFAWorld – Consultique



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