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I mercati valutari: Esami di maturità per l’euro: prima la prova sulla Grecia, poi – eventualmente – tutto il resto.

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FOMC: appello in classe anche per la Fed. Banca d’Inghilterra e Tesoro britannico stanno già lavorando a un programma di sostegno per l’economia domestica in caso di escalation della crisi nell’area euro: questo riduce i rischi verso il basso sulla sterlina anche in caso di quantitative easing……


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La prossima sarà una settimana cruciale. L’apertura sarà segnata da come i mercati accoglieranno l’esito delle elezioni in Grecia, cui seguirà il G20. Negli USA la Fed sarà chiamata a prendere una posizione al FOMC di mercoledì. In apertura del weekend Eurogruppo ed Ecofin inizieranno a lavorare per il vertice del Consiglio Europeo di fine mese. La crisi dell’area euro sarà più che mai al centro della scena, rubando i riflettori a una tornata dei primi importanti dati di giugno sia europei sia statunitensi.

USD (cambio effettivo nominale) – Sui dati USA, molto importanti, dominerà probabilmente l’esito del FOMC. In caso di annuncio o apertura a una nuova fase di quantitative easing la reazione d’impatto iniziale del dollaro potrebbe essere ribassista, ma nel giro di poco la risposta definitiva dovrebbe essere al rialzo. In tale direzione dovrebbe aiutare anche il calo subito dal biglietto verde nel corso di questa settimana e il possibile aumento di avversione al rischio collegato agli appuntamenti sulla crisi dell’area euro (a meno che questi non diano esiti positivi).

EUR – L’euro ha trascorso la settimana in salita da 1,24 a 1,26 EUR/USD. La spinta iniziale è giunta dalla concessione degli aiuti del fondo salva-stati alle banche spagnole. Successivamente però non sono seguite altre buone notizie, né a sostenere il cambio possono essere stati soltanto gli aiuti alla Spagna, giacché sono considerati tutt’altro che sufficienti per risolvere i problemi. È possibile che in un contesto di massimo record di corto euro sul mercato si sia trattato perlopiù di ricoperture giustificate dall’attesa di appuntamenti più decisivi. Il primo sono le elezioni in Grecia. In caso di risultati sfavorevoli l’euro potrebbe arrivare a perdere tutti i guadagni dei giorni scorsi. In assenza di spunti di incoraggiamento dal G20 di lunedì e martedì, il downside può arrivare tra 1,2400 e il minimo recente a 1,2288 EUR/USD. Gli eventi successivi e i dati potrebbero non fare alcuna differenza se a un eventuale risultato elettorale sfavorevole non arrivasse un riscontro “costruttivo” a livello europeo. Complessivamente la situazione è estremamente delicata, per cui i rischi sono verso il basso (eventuali nuovi minimi sotto 1,22 e intorno a 1,2000).

GBP – Importanti novità dal Regno Unito: la Banca d’Inghilterra e il Tesoro stanno preparando un programma di misure per fornire sostegno all’economia domestica in caso di escalation della crisi nell’area euro. King ha dichiarato che la probabilità che venga annunciato ulteriore stimolo monetario è aumentata. A parte questo però le iniziative in programma sono molteplici, da misure di credit easing che dovrebbero essere operative nel giro di settimane alla concessione di fondi pluriennali alle banche – a tassi inferiori a quelli di mercato – affinché facciano prestiti a imprese e privati. La messa a punto di questo programma dovrebbe rappresentare un fattore favorevole per la sterlina, riducendone lo spazio di correzione qualora dovesse venire effettivamente aumentato l’APF in occasione del prossimo/i incontro di politica monetaria. La settimana prossima sarà comunque ricca di spunti. Escono, infatti, i dati di inflazione, mercato del lavoro, vendite al dettaglio e indagine CBI sull’industria. In caso di delusioni la sterlina rimane comunque esposta a cali tra 1,54 e 1,52 GBP/USD ma il downside dovrebbe essere inferiore a quello dell’euro – grazie anche al programma suddetto – per cui l’effetto sul cross EUR/GBP potrebbe essere temporaneamente ribassista (ritorno verso/sotto 0,8000). Mercoledì inoltre verranno pubblicati i verbali dell’ultima riunione BoE. Sarà interessante vedere se la decisione di lasciare anche questo mese l’APF invariato sia stata presa con la precedente maggioranza 8-1, o se invece abbia iniziato a emergere una spaccatura più ampia. Se così fosse la sterlina correggerebbe, ma più (o solo) contro dollaro.

JPY – Lo yen è rimasto fermo in area 79 USD/JPY salvo poi rafforzarsi tornando a 78 USD/JPY dopo un’altra riunione BoJ in cui non è stata annunciata alcuna nuova misura per indebolire il cambio. Shirakawa ha dichiarato che le banche centrali sono sempre in stretto contatto tra loro, ed effettivamente è possibile che la BoJ abbia preferito aspettare almeno l’esito delle elezioni greche prima di provare a forzare le tendenze autonome di mercato. In caso di turbolenze eccessive la banca centrale sarebbe pronta a intervenire. Ricordiamo che il 31 ottobre scorso aspettò che il cambio arrivasse a 75 prima di muoversi


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