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Industria e Filiere 2013 “Tornare a investire sul futuro”

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5 sfide per le filiere italiane: crescita, redditività, investimenti, mercati e coesione 2014 anno di ripartenza e recupero di redditività…


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Nuovi mercati e nuove tecnologie chiavi di volta della ripresa

Attese di recupero del fatturato (+6% nel biennio 2014-’15) per 8 filiere su 13. Ritorno alla redditività per tutte le fasi, con un aumento del ROI medio di quasi un punto all’anno, dal 2.8 del 2013 a un livello del 4.7 nel 2015. Sono questi i principali indicatori dell’ultimo Rapporto Industria e Filiere, curato da UniCredit e Prometeia, presentato oggi a Milano.

La velocità moderata della ripresa in corso e le incognite che ancora condizionano lo scenario vedono l’attuale momento delle filiere italiane come una (ri)partenza per mettersi in gioco. E’ soprattutto un momento di rottura rispetto al passato recente, quando molte riflessioni sull’industria si sono necessariamente concentrate più sulla sua ripresa che su uno sviluppo vero e proprio. Il rapporto Industria e Filiere, pubblicato dal 2012 con cadenza semestrale, analizza il posizionamento competitivo e le prospettive a breve e medio termine di 13 filiere produttive dell´industria italiana, articolate lungo 5 fasi della catena del valore (sourcing, prime lavorazioni, lavorazioni intermedie, prodotti finali e distribuzione). Sono presentati, con un dettaglio di fase e filiera, un´analisi strutturale dei punti di forza e di debolezza, un indice di competitività che sintetizza il potenziale e la sostenibilità delle imprese, le prospettive sull´andamento del fatturato e della redditività.

La monografia contenuta nel volume di dicembre indaga quale sia il ruolo e la natura degli investimenti nelle diverse fasi e filiere dell´industria italiana, con un dettaglio sulle prospettive per il prossimo biennio e una mappa del loro potenziale, calcolato sulla base di uno scenario in cui ogni filiera prende parte appieno alle sfide tecnologiche che la caratterizzano, allineando l´Italia ai migliori benchmark internazionali.

Nel volume, presentato oggi da Zeno Rotondi, Responsabile dell’Ufficio Studi di UniCredit e da Alessandra Lanza, Partner Prometeia, alla presenza di Roberto Nicastro, Direttore Generale di UniCredit e di Angelo Tantazzi, Presidente di Prometeia, vengono individuate cinque sfide legate ai livelli di fatturato e redditività, a una ripartenza degli investimenti, alla crescita internazionale e al ritorno della coesione tra imprese per la competitività di filiera, una dimensione sacrificata negli anni del primum vivere, ma indispensabile per la competitività complessiva che le aziende italiane si trovano ad affrontare nello scenario di opportunità.

Fatturato e redditività

Dal lato del fatturato, il 2013 si chiude con un dato che, nella maggior parte delle filiere, fatica a ritornare sui valori pre-crisi (a fine 2013 la media filiere rimane ancora 4 punti percentuali al di sotto dei livelli precedenti la crisi). Nel corso del prossimo biennio in tutte le fasi e filiere analizzate, il divario è previsto ridursi, se non annullarsi del tutto. Il dato medio in particolare mostra un fatturato complessivo del 2015 superiore di quasi il 2% rispetto al 2007 e del 6% al 2013. Attese superiori alla media di filiera per macchine e impianti, componentistica meccanica, elettrotecnica, metalli, prodotti per le costruzioni.

Per quanto riguarda la redditività, a partire dal 2014 tutte le filiere inizieranno un percorso di recupero quantificabile, in media, in quasi un punto di ROI all’anno. La graduatoria al 2015 continuerà a premiare le attività a media e alta tecnologia come le componenti meccaniche, l’elettronica e l’elettrotecnica, ma anche elementi del made in Italy tradizionale come le filiere della moda e dell’alimentare, entrambe sopra il dato medio. Se la redditività è stata negli ultimi anni una cartina di tornasole delle tensioni vissute da molte filiere, oggi la stessa può diventare una misuradella ripresa che passa attraverso la capacità delle aziende di saper cogliere i cambiamenti in atto nello scenario. Da un lato nei modelli di consumo: auto, elettronica, abbigliamento, alimentare, salute, energia sono tutti prodotti o tipologie di consumo che hanno visto una rivoluzione nelle preferenze dei consumatori, che nel nuovo scenario premieranno le imprese che sapranno adattarsi verso nuove leve competitive, senza per questo sacrificare margini. Dall’altro nel saper cogliere gli effetti moltiplicativi, in termini di produttività, indotti da avanzamenti tecnologici (per esempio 3d-manufacturing, in grado di accorciare drasticamente i tempi di progettazione, sistemi di controllo da remoto per meglio organizzare logistica e produzione su più siti, tecnologie cloud per una più facile condivisione delle informazioni, possibilità di veicolare e consorziare attraverso la rete l’offerta di tante piccole imprese accorciando le catene distributive, favorendo la prossimità el’interazione con il cliente finale).

ROI PER FASE DI FILERA

Investimenti e crescita internazionale

Nello scenario macroeconomico alla base del Rapporto le esportazioni sono attese come la componente più dinamica. Fra le filiere nel biennio 2014-2015 le esportazioni a prezzi costanti crescono in media al 4%, i fatturati al 2%.

Alla sfida dell’internazionalizzazione, già rilanciata dalle passsate edizioni, il nuovo Rapporto affianca la sfida degli investimenti, sulla base del convincimento che il premio all’export è il risultato di un percorso virtuoso che si realizza verificando sui mercati internazionali la sostenibilità della propria offerta, anche quella destinata al mercato interno, in altre parole della propria competitività che si riconosce in strategie, conoscenza e investimenti.

La dimensione del potenziale degli investimenti stimati per il 2014 è in crescita rispetto al valore del 2013 del 3% (circa 80 miliardi di euro) ed è superiore ai flussi di cassa stimati generati dalle imprese nello stesso periodo. Ne consegue un funding gap stimato di quasi 16 miliardi di euro. Il Sistema nazionale di garanzia, il rafforzamento dell’accesso delle PMI al mercato dei capitali mediante la emissione di minibond, il potenziamento delle cartolarizzazioni e il richiamo di investimenti diretti dall’estero sono le soluzioni più concrete che si intravedono per colmare questo scarto. In questo momento infatti per le imprese, poste davanti a prospettive di crescita, leprudenze che fermavano il rinnovamento possono finalmente venir meno. Da un lato c’è infatti la necessità di ricostruire una base industriale, dall’altro si presenta l’occasione di avvicinarsi con gli investimenti a quei salti tecnologici (dal 3d manufacturing al risparmio energetico, dal cloud computing alle opportunità distributive della rete) che a breve possono cambiare le regole del gioco in molti mercati e generare effetti moltiplicativi in termini di crescita sul Paese.

La sfida della coesione tra imprese per la competitività di filiera

Data la dispersione dei risultati all’interno delle filiere italiane, l’ultima sfida passa per un rafforzamento della loro coesione. La logica della sopravvivenza ha segnato gli anni della crisi e ha anche necessariamente offuscato una visione di sistema. Oggi gli spiragli di crescita devono essere l’occasione per ricostruire una visione d’insieme e preservare elementi di competitività collettiva. Nell’automotive e nei prodotti per le costruzioni le fasi finali presentano, oggi, un indice sintetico di competitività inferiore alle media di filiera, un equilibrio difficilmente compatibile con il ruolo di traino e stimolo all’innovazione tradizionalmente assegnato a questa fase sulle altre. Nel caso delle auto, così come anche per gli elettrodomestici, una certa emancipazione delle fasi a monte rispetto ai committenti nazionali garantisce una autonomia competitiva, costruita sapendo assecondare la riorganizzazione geografica delle basi produttive, seguendo i propri clienti tradizionali all’estero e trovandone di nuovi. In altri casi il legame rimane tuttavia ancora molto stretto, dall’artigianato industriale che alimenta le filiere meccaniche e dell’elettrotecnica, alla qualità dei materiali e capacità di lavorazione che contribuiscono alla competitività dei beni finali della moda e dell’alimentare. Per moda, alimentare e legno-arredo un mix di esportazioni, ripresa – seppur timida – dei consumi e stabilizzazione del mercato immobiliare possono riattivare gradualmente anche le fasi di filiera più lontane dai mercati finali, soprattutto se guidate da imprese leader di filiera. Un quadro ancor più favorevole riguarda le componenti meccaniche, l’elettrotecnica e altre filiere a media e alta tecnologia, quali quelle della chimica e dell’elettronica.

Per queste, un punto di forza con cui assecondare la crescita è probabilmente l’equilibrio relativo nei livelli di competitività fra le diverse fasi, che sono il frutto di obblighi di certificazione per le lavorazioni intermedie e di legami di collaborazione già molto presenti, spesso intensificati durante la crisi, attraverso per esempio un ciclo di pagamenti più favorevole verso i fornitori strategici e programmi di investimenti comuni per lo sviluppo di nuovi prodotti.

Fonte: AdvisorWorld.it – Unicredit –  Prometeia


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