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Il Punto: La BCE ha tagliato il refi a 0,75% e il tasso sui depositi a zero, livello senza precedenti.

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A questo punto, l’allentamento delle condizioni monetarie mediante misure convenzionali si può dire concluso. Per il resto, Draghi ha specificato che non sono in programma ulteriori misure straordinarie e che l’emergenza dovrà essere gestita con utilizzando i fondi di sostegno europei….

Non escludiamo che la BCE possa annunciare un’altra asta lunga entro la fine dell’anno, ma la riapertura del SMP rimane un rimedio da ultima istanza, legato al fallimento delle altre misure. La BCE ha tagliato i tassi di 25pb portando il refi a 0,75%, il tasso sui depositi a zero e il tasso di rifinanziamento marginale all’1,5%. La decisione, largamente attesa, è stata unanime ed è motivata dagli accresciuti rischi verso il basso per lo scenario macroeconomico in tutta l’area, a fronte di rischi per la dinamica dei prezzi al consumo nel medio periodo ampiamente sotto controllo. Come specificato da Draghi il taglio ridurrà il costo sulle operazioni di rifinanziamento marginale e avrà un impatto positivo anche sul costo dell’ELA (Emergency Lending Assistance).

Riguardo al taglio a zero del tasso sui depositi, Draghi ha indicato che l’effetto è da verificare dal momento che se da un lato la misura dovrebbe scoraggiare il parcheggio della liquidità sulla deposit facility, dall’altro riduce i margini per le banche. Al di là del taglio dei tassi, e come in parte ci aspettavamo, non vi è stato alcun indizio che la BCE possa annunciare a breve un’altra operazione di rifinanziamento su scadenze oltre l’anno: “al momento la BCE non sta valutando l’adozione di nuove misure straordinarie”. La giustificazione fornita è che non vi sono interventi che possano ritenersi efficaci per l’euro sistema nel complesso e che le eterogeneità che permangono all’interno dell’area possono essere meglio gestite con le nuove regole sulle garanzie, annunciate il 28 giugno, che facilitano la stanziabilità di credit claims e ABS-RMBS; secondo il Presidente della BCE, ciò agevolerà l’accesso al rifinanziamento, mantenendo allo stesso tempo un legame più stretto con l’erogazione di credito all’economia. La mancata o ritardata trasmissione al credito delle LTROs sarebbe in parte legata a fattori “nazionali”.

Riguardo all’esito del Summit Europeo, Draghi ha sottolineato che le decisioni prese e l’impegno a definire entro la fine dell’anno una roadmap che consenta di potenziare il grado di integrazione europea e di muovere verso un’unione monetaria e fiscale è un segno che l’euro “è qui per durare”. Anche il trasferimento alla BCE dei poteri di vigilanza bancaria è giudicato un risultato molto importante. Le nuove funzioni dovranno essere svolte in modo efficace, rigoroso e in piena autonomia, in modo da non compromettere la reputazione della Banca centrale. Draghi ha indicato che ritiene che gli strumenti europei EFSF e ESM devono esser fatti bastare (“you have to make it do”) e, in ogni caso, egli ritiene che le risorse dovrebbero essere adeguate per gestire eventuali emergenze.

Totale chiusura rispetto alle ipotesi di concedere all’ESM la possibilità di rifinanziarsi presso la BCE, situazione giudicata incompatibile con il mandato della BCE e niente meno che distruttiva per la sua credibilità. Draghi ha ancora una volta, e con molta forza, specificato che la BCE intende operare entro i limiti del proprio mandato e che il miglior contributo che la Banca centrale ritiene di poter dare alla crescita è la stabilità dei prezzi. La BCE ha ancora a disposizione un arsenale di strumenti per garantire il pieno raggiungimento del proprio obbiettivo e (specifica il Presidente) in entrambe le direzioni possibili.

Non ci aspettiamo che, a meno di segnali di ulteriore deterioramento ciclico, la BCE tagli ulteriormente i tassi. Non si può escludere, però, che la BCE, a fronte di rinnovate tensioni di mercato, possa annunciare nei prossimi mesi un’altra operazione di rifinanziamento oltre l’anno. L’SMP rimane una misura estrema cui ricorrere solo in caso di eventi non altrimenti gestibili, e la BCE ritiene che l’EFSF e ESM siano adeguati per gestire la transizione. Continuiamo a confidare che se il mercato dovesse dimostrare il contrario, la BCE interverrebbe a difesa della stabilità sistemica.


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