Il calo è coerente anche con il permanere di alcune incertezze sulla soluzione della crisi del debito, che tornerà ad essere il tema di mercato dalla prossima settimana. ……
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Se ci saranno sviluppi favorevoli su questo fronte l’euro potrà iniziare a risalire. Anche la BoE si è mossa in direzione espansiva, aumentando l’APF e dipingendo a tinte grigie il quadro dell’economia britannica. La sterlina tuttavia appare più supportata e dovrebbe sovra-performare rispetto all’euro.
EUR – La BCE ha tagliato i tassi. La scorsa settimana scrivevamo: “Complessivamente, una riduzione del refi potrebbe indebolire l’euro come reazione di impatto immediata. L’eventuale calo del cambio non dovrebbe però riportarlo sui minimi di inizio mese in area 1,22, ma fino in area 1,23 al massimo”. Così è stato: dopo l’annuncio BCE l’euro è sceso fino a 1,2364 EUR/USD, partendo da un massimo a 1,2681 lunedì. Riteniamo che la reazione della moneta unica sia coerente rispetto alla situazione economica e di mercato. La correzione risponde sia al ridursi del differenziale tassi sia all’incertezza che ancora permane sul fronte della risoluzione della crisi del debito e sulle comunque deboli prospettive macro dell’area. Dal punto di vista puramente tecnico, lo sfondamento di 1,2441 agevola la riapertura del fronte ribassista verso 1,22-1,20. Questo è il momento in cui dovrebbero concentrarsi i rischi ribassisti. Il taglio dei tassi è infatti una presa d’atto che un deterioramento complessivo c’è stato e che le risposte fornite finora ai problemi dell’Eurozona non sono ancora sufficienti. Inoltre, per quanto riguarda la crisi del debito, l’esito del vertice del Consiglio Europeo è stato certamente positivo, ma ora resta da chiudere le questioni rimaste aperte e che non possono essere rinviate. La prossima settimana sarà dunque importante per gli appuntamenti europei in calendario, a partire dall’Eurogruppo di lunedì. Notizie favorevoli su questo fronte potranno far risalire l’euro verso 1,25-1,26. In caso contrario rimane downside tra 1,22 e 1,20.
GBP – Come da attese generalizzate, la BoE ha aumentato l’APF, da 325 a 375 miliardi, giustificando la decisione con toni molto dovish: (1) lo scenario di crescita si è deteriorato, (2) l’inflazione è scesa più delle attese, (3) i problemi dell’area euro continuano a rappresentare un grosso rischio per l’economia britannica, anche dopo l’esito positivo del vertice del Consiglio. Il nuovo programma di acquisto titoli avrà una durata di quattro mesi, ma la BoE ne terrà sotto monitoraggio l’ammontare, ovvero non esclude ulteriori aumenti se la situazione dovesse peggiorare ulteriormente. Questo può esporre la sterlina a un po’ di downside, ma solo contro dollaro. Riteniamo infatti che in questo contesto nel confronto diretto tra sterlina ed euro la valuta britannica sia in grado di sovra-performare. Ci sembra infatti che il mercato abbia fiducia nel programma lanciato congiuntamente da BoE e Tesoro per sostenere l’economia. La corrispondenza analoga manca invece per l’area euro, dove c’è semmai la percezione che potrà essere ancora difficile implementare quello che ancora c’è da fare per affrontare la crisi. In questa fase dunque – a nostro avviso temporanea – il cambio potrebbe prolungare e amplificare le oscillazioni sotto quota 0,8000 EUR/GBP.
JPY – Lo yen è rimasto pressoché fermo contro dollaro, oscillando tra 79,31 e 80,10 USD/JPY, ma con una tendenza settimanale chiaramente ribassista. Più che di indebolimento di yen si è trattato però di generalizzato rafforzamento del dollaro in risposta alle misure espansive adottate da più parti: BCE, BoE e PBoC in primis. Quota 80,00 USD/JPY resta difficile da sfondare autonomamente in assenza di ulteriori passi avanti nel processo di risoluzione della crisi dell’area euro. Tuttavia un intervento non appare probabile, a meno che non vi sia un improvviso violento aumento dell’avversione al rischio. Attesa dunque la settimana prossima per la riunione BoJ.
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