L’Eurogruppo ha fatto due piccoli passi avanti, ma l’ESM ne ha fatto uno indietro a causa del ricorso alla corte costituzionale tedesca. La Spagna annuncia una nuova manovra correttiva per contenere il deficit…..
– Dopo la chiusura totale della BCE all’utilizzo del suo programma di acquisto dei titoli in funzione di stabilizzazione dei mercati, sarebbe opportuno che le Autorità europee accelerassero le procedure necessarie a far funzionare quello che c’è (la EFSF) e quello che doveva esserci ma ancora non si vede (l’ESM). Il Consiglio Europeo del 28-29 giugno aveva visto un consenso politico sulla possibilità (sostenuta anche dal Presidente BCE) di usare i fondi europei per intervenire sui titoli di stato. Lunedì 9 è stato fatto un minuscolo passo avanti, con la firma di un accordo tecnico fra BCE ed EFSF che consentirà a BCE di intervenire per conto di EFSF sui mercati secondari, presumibilmente con modalità analoghe a quelle in passato adottate per l’SMP. Un altro piccolo passo avanti è stato fatto sul fronte della comunicazione: non si è visto, questa volta, l’ormai tradizionale sabotaggio mediatico dei risultati per fini di politica interna dei paesi del Nord Europa.
– A tirare le somme, però, i progressi sono ancora insufficienti. Il primo problema è il margine di autonomia incredibilmente ristretto di cui dispone il Governo tedesco nelle decisioni europee: la necessità di consultare il Parlamento per ogni intervento e i frequenti ricorsi alla Corte Costituzionale allungano i tempi decisionali e introducono elementi di incertezza aggiuntivi in processi che già non brillano per speditezza. Se ne è avuta la riprova questa settimana, quando la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso contro la ratifica, già effettuata a larga maggioranza dal Parlamento, dei due trattati (ESM e Fiscal Compact). Anche se una bocciatura è improbabile, a questo punto c’è il rischio che l’ESM rimanga indisponibile fino a settembre o ottobre. In tal caso, le risorse potenzialmente mobilizzabili per interventi sul mercato dei titoli di stato sarebbero inferiori di circa cento miliardi rispetto alle previsioni.
– Anche al di là di questa incertezza, quello dimensionale rimane un problema per lo scenario di medio periodo. Facendo conto sulla sola EFSF, sottraendo i 30 miliardi che saranno dati alla Spagna a fine luglio rimangono 213 miliardi di euro (parte dei quali, però, potrebbero servire a finanziare almeno un’altra tranche della ricapitalizzazione delle banche iberiche, prevista in novembre e stimata in 45 miliardi). Da una parte, è improbabile che siano sufficienti per finanziare un meccanismo che miri a far calare significativamente i tassi sul debito italiano.
D’altro canto, però, appaiono almeno adeguati a integrare per diverso tempo i flussi di domanda sul debito italiano (in fondo, tra agosto e dicembre scadono soltanto 62 miliardi fra BTP e CCT, una parte dei quali destinata ad essere rinnovata dagli investitori domestici). Ma è necessario che non vengano imposte condizioni controproducenti per il successo degli interventi stessi, aspetto sul quale non ci sono ancora sufficienti garanzie.
– Un sostegno al collocamento dei titoli di stato potrebbe tornare utile anche alla Spagna, che però ha anche problemi molto seri di risanamento fiscale da risolvere. L’andamento molto negativo dei conti nei primi mesi del 2012 e la dipendenza dagli aiuti esterni per la ricapitalizzazione delle banche (che sarà formalmente approvata all’Eurogruppo il 20 luglio) ha obbligato il Governo Rajoy ad annunciare una nuova manovra correttiva per raggiungere il nuovo obiettivo del 6,3% per il deficit pubblico 2012 (era del 5,3%). Alcune misure, come l’aumento dell’IVA (di tre punti per l’aliquota ordinaria, che salirà al 21%, di due per quella intermedia), avranno efficacia da agosto; altre (come il taglio della quattordicesima mensilità per il pubblico impiego) più avanti. Da notare il tentativo di avviare una piccola svalutazione fiscale con taglio dei contributi sociali di un punto. Le necessità di abbattere la leva finanziaria nel settore privato contemporaneamente a un processo di risanamento fiscale rappresenteranno nei prossimi anni una grossa incognita per l’andamento dell’economia spagnola.
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