La Fed scalda i motori dello stimolo monetario: in arrivo un’estate calda per il FOMC……
In Europa, via libera al programma per la Spagna, con la novità di un accordo quadro che consentirebbe di decidere più rapidamente un’eventuale reindirizzamento dei fondi, ora destinati alle banche.
– Bernanke, nelle sue audizioni in Congresso, ha confermato che la Fed è pronta ad agire. I mercati sono rimasti delusi dalla mancanza di indicazioni precise, ma la nostra valutazione è che le audizioni abbiano determinato invece un ulteriore aumento della probabilità di QE3. Lo stile di governo di Bernanke è democratico e non prevede annunci ufficiosi del chairman prima che ci sia un voto collegiale del FOMC. Per le previsioni di politica monetaria, quello che conta è che Bernanke abbia segnalato la presenza di condizioni che probabilmente saranno ritenute necessarie e sufficienti dalla maggioranza del Comitato per attuare nuovi interventi. In questo senso, Bernanke ha dato segnali che rendono probabile l’utilizzo di più di uno strumento di stimolo entro le prossime due riunioni: QE3, comunicazione e forse credit easing.
– Lo scenario economico delineato da Bernanke è piuttosto cupo, e più debole rispetto alle valutazioni precedenti: la ripresa c’è, ma è in rallentamento, e la Fed continua a prevedere un aggiustamento del mercato del lavoro “lento in maniera frustrante”. Quel che conta non è solo il livello, ma soprattutto la derivata. Il chairman ribadisce la presenza di ampia e crescente incertezza, in concomitanza con un aumento dei rischi verso il basso. I rischi che preoccupano la Banca centrale sono noti: la crisi europea e la politica fiscale statunitense. Per il futuro, il chairman sottolinea che il FOMC ha già chiarito a giugno di essere “pronto a intraprendere ulteriori azioni come appropriato per promuovere un ripresa economica più forte e un miglioramento duraturo delle condizioni del mercato del lavoro”. Inoltre, c’è il ritorno esplicito dei timori di deflazione. Bernanke, infatti, ha affermato che “è molto importante che si veda un progresso sostenuto nel mercato del lavoro e che si eviti il rischio di deflazione”: questa è una svolta che alza molto la probabilità di QE3. I timori di deflazione in passato hanno sempre fatto parte delle condizioni per stimolo quantitativo. Bernanke non dà indicazioni specifiche per ulteriori interventi né di stimolo quantitativo né con “nuovi strumenti”. Tuttavia, in risposta a domande, Bernanke ha confermato che la Fed sta studiando diverse opzioni da adottare se la crescita risulterà insufficiente. Gli strumenti più efficaci sono, secondo Bernanke, acquisti di titoli e comunicazione. Fra i potenziali “nuovi strumenti”, ci sono programmi di credit easing, attraverso prestiti mirati ad allentare le condizioni finanziarie in mercati specifici, e la riduzione a zero del tasso pagato sulle riserve in eccesso delle banche. Ci sembra più probabile il primo tipo di intervento rispetto al secondo, che era già stato discusso dal FOMC e archiviato per il timore di effetti negativi sul mercato monetario. A favore di credit easing c’è l’esplicita preoccupazione di Bernanke per le condizioni restrittive dei prestiti alle famiglie.
Manteniamo la previsione di un pacchetto QE3 da annunciare probabilmente alla riunione di settembre, per circa 400-600 miliardi di dollari, in gran parte mirati a MBS. Forse già ad agosto ci potrebbe essere uno spostamento in avanti della data attesa per il primo rialzo dei fed funds da fine 2014 almeno a metà 2015. Nel frattempo si potrebbe aprire la strada per un programma di credit easing da attuare entro settembre. Molto dipenderà dai dati, ma prevediamo che la debolezza della crescita occupazionale resti invariata e che il trend dei prezzi continui a rallentare, dando ampi margini di intervento al FOMC.
Oggi l’Eurogruppo ha dato il via libera ufficiale al programma di sostegno per la Spagna. Il Memorandum di Intenti presenta la novità di un accordo quadro che può coprire, in futuro, anche altri programmi di aiuto (acquisto di titoli sul mercato secondario o primario, programmi precauzionali, garanzie sulle emissioni statali ecc.), purché si rimanga nell’ambito del plafond stabilito di 100 miliardi di euro. Non è prevista alcuna automaticità (sarebbe comunque necessaria una richiesta formale, la negoziazione di un accordo integrativo sulle condizioni specifiche e una delibera del gruppo di lavoro dell’Eurogruppo). Ma, con l’accordo quadro già approvato da tutti i paesi, si eviterebbe la trafila dei passaggi parlamentari a livello nazionale.
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