41 SALVADANAIO

Brent, offerta abbondante e domanda incerta

La rivoluzione dello “shale oil”
Giusto quarant’anni fa, causa l’intervento nella guerra dello Yom Kippur, i Paesi arabi riuniti nell’Opec avviarono l’embargo petrolifero contro gli Stati Uniti facendo quadruplicare……

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in pochi giorni le quotazioni del greggio. Oggi il mercato è profondamente cambiato e il peso dell’Organizzazione di cui fanno parte i Paesi esportatori di greggio si è decisamente ridimensionato. Negli ultimi anni il boom del greggio estratto da fonti non convenzionali, una tecnica utilizzata in prevalenza in Nord America, ha ridisegnato il mercato petrolifero e nel giro di pochi anni potrebbe spingere la prima economia verso un traguardo impensabile fino a qualche anno fa: l’autosufficienza energetica.

Output Opec ai minimi da due anni
Nel 2014 l’Agenzia internazionale dell’Energia (Iea) stima che la produzione complessiva dei Paesi non facenti parte dell’Opec crescerà in media di 1,7 milioni di barili giornalieri facendo registrare la performance migliore dal 1970. In controtendenza invece la produzione di greggio del cartello che a settembre si è attestata a 30,05 milioni di barili giornalieri, 390 mila in meno rispetto al mese precedente e livello minore da due anni. Nonostante la ripresa della produzione libica, passata dai 150 mila barili di quest’estate a 700 mila barili (meno della metà rispetto all’output potenziale), il calo è da ricondursi alle forniture in arrivo dall’Iraq, alle prese con problemi alle infrastrutture e lavori di manutenzione nei giacimenti.
Ma i problemi non riguardano solo Libia e Iraq: l’Iran paga pegno alle sanzioni internazionali e la Nigeria è pesantemente penalizzata dal crollo della domanda statunitense. Nonostante l’output ai minimi da due anni, la produzione targata Opec è stimata in ulteriore contrazione poiché nel report mensile pubblicato il 10 ottobre l’Organizzazione con sede a Vienna ha detto di attendersi nel 2014 un calo delle richieste per il proprio greggio di oltre 300 mila barili a 29,56 milioni giornalieri. La domanda complessiva è invece stimata in crescita a 90,78 milioni di barili, oltre un milione in più rispetto a un anno prima. A fronte di un andamento economico ancora fragile nei Paesi sviluppati, la crescita è riconducibile all’aumento delle richieste in arrivo dalle economie emergenti. Per l’Opec il primo cliente è diventata la Cina che, secondo i dati della società di consulenza Wood Mackenzie, nei primi sei mesi dell’anno ha importato una media giornaliera di 3,7 milioni di barili, 200 mila in più rispetto agli Stati Uniti. Lo stravolgimento è particolarmente significativo se si pensa che nel 2004 gli Stati Uniti acquistavano ogni giorno circa 5 milioni di barili di Petrolio dai Paesi Opec e la Cina solo 1,1 milioni.

Prezzi stimati in arretramento
Stimare l’andamento dei prezzi futuri del greggio non è agevole a causa dell’imprevedibilità delle vicende geopolitiche. Guardando ai soli fondamentali, una domanda azzoppata da un contesto macro ancora incerto e un’offerta a livelli “confortevoli” dovrebbero portare a un progressivo indebolimento delle quotazioni. Il consenso elaborato dagli analisti contattati da Bloomberg nel quarto trimestre stima il prezzo medio del benchmark globale a 107 dollari, oltre 2 dollari in meno rispetto ai livelli attuali. Il trend ribassista è destinato a continuare nel primo e nel secondo trimestre 2014 quando un barile di Brent è rispettivamente stimato a 105 e a 103 dollari.

 

Fonte: RBS


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