Quotazioni sotto il costo di produzione: Di poco sopra i 1.700 dollari la tonnellata, l’Alluminio scambia a livelli dimezzati rispetto al picco registrato nel 2008 e sotto il costo di produzione per circa un terzo delle fonderie. Nonostante il buon andamento delle richieste, i forti….
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incrementi produttivi registrati in Asia e Medio Oriente mantengono il mercato di questo metallo industriale in surplus di offerta alimentando la crescita degli stock, stimati al livello record di 10-15 milioni di tonnellate (pari a circa il 20-30 per cento dell’output annuo). Dopo un primo incremento innescato dal rallentamento dell’economia globale, l’aumento delle scorte di Alluminio si è autoalimentato a causa, secondo la versione ufficiale, di disagi meramente logistici: l’eccesso di offerta ha riempito oltre misura i magazzini rallentando la consegna dei singoli lotti. Numerosi commentatori evidenziano che l’incremento degli stoccaggi è stato favorito dagli stessi proprietari dei magazzini per lucrare su ogni giorno di custodia supplementare. Nelle ultime sedute le quotazioni hanno risentito anche delle tensioni che hanno penalizzato le valute emergenti, rendendo più oneroso per questi Paesi importare materie prime, e delle nuove indicazioni negative arrivate dall’economia cinese (Pechino rappresenta il primo consumatore e il primo produttore mondiale di questa commodity) che a febbraio ha visto l’indice che misura il sentiment dei direttori degli acquisti del manifatturiero scendere ai minimi degli ultimi sette mesi.
Grandi produttori tagliano l’output
Due dei tre maggiori produttori di Alluminio hanno recentemente annunciato tagli all’output. La scorsa settimana Rusal, il primo produttore mondiale, ha reso noto di aver ridotto la capacità produttiva di 1,2 milioni di tonnellate e nell’anno corrente il colosso russo si attende una contrazione dell’output pari a quella registrata nel 2013 (-8% a/a). Indicazioni simili anche dalla statunitense Alcoa che chiudendo la fonderia australiana Point Henry (190 mila tonnellate annue) ha portato il calo dell’output a 551 mila tonnellate. Riduzioni della produzione che però devono fare i conti con gli incrementi registrati in Cina e Medio Oriente che nel 2013 hanno visto la produzione salire del 6 e del 10 per cento. I cali produttivi nei Paesi occidentali e la diffi coltà incontrate dagli utilizzatori per ritirare il metallo fisico (gran parte dell’Alluminio stoccato nei magazzini è indisponibile perché bloccato come collaterale in accordi finanziari) ha fatto impennare a livelli da record i premi per la consegna fisica, il sovrappiù da pagare rispetto al prezzo al London metal exchange. Nel Midwest statunitense il premio è salito fi no a 20,5 dollari la libbra (452 $/tonnellata) mentre nel Vecchio continente si è arrivati a toccare i 340-360 $/tonnellata.
Surplus in calo sosterrà i prezzi
Tagli alla produzione, che questa volta riguarderanno anche le fonderie cinesi alla luce delle misure per ridurre la sovrapproduzione annunciate dalle autorità, dovrebbero sostenere i prezzi nei prossimi mesi. Secondo i dati diffusi lo scorso 12 febbraio dall’Economist intelligence unit (Eiu), il surplus produttivo nell’anno corrente scenderà dagli 1,2 milioni del 2013 a 299 mila tonnellate. Per il terzo e quarto trimestre gli esperti dell’autorevole testata britannica stimano che una tonnellata di Alluminio salirà rispettivamente in quota 1.850 e 2.100 dollari.
Fonte: RBS
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