14-11-2011_sov

Oro, mercato in fibrillazione in Europa e Asia

Banche centrali e Iraq sostengono i prezzi: Dopo il -28% registrato dai prezzi l’anno scorso, la performance peggiore da 30 anni, il primo semestre per i prezzi…..

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Analisi a cura di RBS


dell’Oro si è chiuso con un incremento superiore al 9%. Spinto dalle politiche espansive delle maggiori banche centrali e dalle tensioni geopolitiche, il metallo giallo nelle ultime sedute si è riportato in quota 1.320 dollari l’oncia. Come nel caso dell’argento, anche per il bene rifugio per eccellenza sta tenendo banco la questione del “fi xing”, il processo di fi ssazione dei prezzi. A seguito degli scandali emersi negli ultimi mesi (alcuni trader in passato hanno manipolato il fi xing), per il prossimo 7 luglio il World Gold Council (Wgc) ha organizzato un forum per avviare un dibattito sulla riforma del processo che dal 1919 definisce il principale benchmark di prezzo per un mercato da 20 mila miliardi di dollari.

Commodity financing sotto accusa
Se nella “vecchia Europa” è fi nito sotto accusa il fixing londinese, in Asia il mercato di questo metallo si trova a dover fare i conti con il “commodity fi nancing” (il processo tramite il quale il sistema bancario ombra concede prestiti utilizzando materie prime come collaterale). Dopo le truffe emerse dalle indagini condotte nel porto di Qingdao, dove lotti di alluminio e rame sarebbero stati ipotecati più volte, la National Audit Offi ce of China (Naoc, organismo simile alla Corte dei conti) ha scoperto che diverse società hanno ottenuto prestiti per 15,2 miliardi di dollari a fronte di transazioni sull’Oro definite genericamente “improprie”.  Le dimensioni del fenomeno potrebbero essere decisamente maggiori alla luce delle statistiche diffuse qualche mese fa dal Wgc secondo cui l’Oro bloccato in accordi fi nanziari ammonterebbe a mille tonnellate (pari a un controvalore di poco inferiore ai 40 miliardi di dollari). La guerra dichiarata dalle autorità del dragone al “commodity financing” ha fatto segnare alle importazioni cinesi di Oro dei primi tre mesi un rosso del 18% a 263,2 tonnellate (-55% per le richieste di oro e lingotti). Contrazione di un quarto a 190,3 tonnellate per lo shopping del secondo consumatore mondiale, l’India, alle prese però con la svalutazione della rupia e con le misure dell’esecutivo per migliorare il saldo delle partite correnti.

Attesa una seconda metà dell’anno debole
“Poche le motivazioni a favore di un incremento dei prezzi dell’Oro: le economie sviluppate si stanno rafforzando, la Fed continuerà a ridurre il piano di stimoli e l’inflazione nei principali mercati è destinata a restare sotto controllo”, si legge in un report pubblicato lo scorso 18 giugno dall’Economist intelligence unit (Eiu). Per il secondo semestre gli analisti dell’autorevole testata stimano un calo dei prezzi in quota 1.260 dollari, circa il 4,5% in meno rispetto ai livelli attuali. Spinte dall’andamento dei fondamentali, le quotazioni dovrebbero tornare a crescere l’anno prossimo quando l’Eiu stima un forte deficit di offerta alla luce “di una domanda da parte dell’industria dei gioielli destinata a confermarsi tonica e di un mercato degli Etf in stabilizzazione”.

Fonte: AdvisorWorld.it



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