La Financiere de l’Echiquier : Attualmente i mercati sono caratterizzati da una serie di dicotomie, inclusa quella tra mercati obbligazionari, che anticipano uno scenario recessivo, e mercati azionari, le cui valutazioni sono ben lungi da incorporare uno scenario tanto sfavorevole
A cura di Enguerrand Artaz, gestore di La Financière de l’Echiquier
È sempre difficile riassumere la complessità di una fase congiunturale economica e delle dinamiche di mercato. Eppure, nel 2023 una parola basta per descrivere le situazioni che ci troviamo ad affrontare: dicotomia.
Dicotomia tra i giganti da un lato della tecnologia americana che si presentano in borsa con fare insolente, spingendo quasi da soli i mercati al rialzo, e le small cap dall’altro, alle prese con mille difficoltà. Dicotomia tra i mercati obbligazionari, che anticipano uno scenario molto recessivo attraverso curve dei rendimenti invertite, forse eccessivamente, e i mercati azionari ben lungi, date le loro valutazioni, dal tenere conto di una prospettiva così sfavorevole. Dicotomia poi tra gli utili aziendali nel primo trimestre, complessivamente solidi – anche se raffrontati con stime ampiamente riviste al ribasso prima della pubblicazione – e i dati macroeconomici sempre meno brillanti.
Vi è anche una dicotomia, nell’Eurozona in particolare, tra la robusta attività dei servizi, una tendenza che dovrebbe proseguire con una proficua stagione turistica estiva, e un’attività industriale piuttosto depressa. Infine, vi è la dicotomia tra la Federal Reserve statunitense che, pur ipotizzando una leggera contrazione del PIL e un aumento della disoccupazione al 4,5% entro la fine dell’anno, non prevede alcun taglio dei tassi nei prossimi mesi, e i mercati che anticipano entro gennaio 2024 una riduzione dei tassi di riferimento della banca centrale dell’1% almeno, equivalente a quattro tagli dei tassi.
Simili contrasti non sono rari, né in economia né sui mercati ma di solito non durano mai a lungo e finiscono per generare una convergenza più o meno dolorosa per gli investitori. Vediamo ampie aree di fragilità, in particolare nel divario esacerbato tra la posizione della Fed e le aspettative del mercato circa eventuali tagli dei tassi, e la situazione del mercato azionario statunitense il cui rally poggia eccessivamente su alcuni grandi titoli tecnologici. Queste fragilità dimostrano il precario equilibrio su cui si basano attualmente i mercati: l’idea che un atterraggio morbido – un rallentamento dell’economia senza recessione – sia possibile, ma che in presenza di uno scenario più cupo le banche centrali si affretterebbero a sfoderare il “bazooka” monetario, a dispetto di un’inflazione che, seppur in calo, si attesterà su livelli elevati per diversi trimestri.
Dovremo percorrere un sentiero particolarmente stretto e affrontare realtà che sembrano difficili da conciliare. Quasi quattro secoli fa, il cardinale de Retz sottolineava che “dall’ambiguità si esce solo a proprio danno”. Sembra che i mercati siano destinati oggi a uscire dalla dicotomia in cui si sono adagiati per diversi mesi… non senza qualche intoppo probabilmente.
Fonte: AdvisorWorld.it
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