È ancora la fiducia a tenere l’euro in prossimità di 1,3000 EUR/USD. Se però il Consiglio Europeo delude, lo spazio verso il basso arriva fino a 1,2765…………
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La prossima settimana molti spunti propri per la sterlina: importante sarà soprattutto la lettura dei verbali BoE. Al G7 si è glissato sullo yen, ma lo stallo potrebbe risolversi da sé.
– EUR – La settimana che si chiude oggi non ha portato nuove buone notizie sul fronte crisi area euro. Da Eurogruppo/Ecofin e dal G7 non sono emerse novità di rilievo. Se si aggiunge il downgrade della Spagna da parte di S&P, si comprende perché l’euro abbia corretto da 1,30 a 1,28 EUR/USD tra lunedì e mercoledì.
– Meno comprensibile potrebbe apparire invece il recupero della moneta unica fino a quasi 1,3000 tra giovedì e venerdì. Probabilmente, come è stato quest’estate, si tratta ancora una volta di “fiducia”. I mercati sembrano inclini a credere che prima o poi, e forse più prima che poi, i punti ancora critici della crisi dell’area euro vengano opportunamente affrontati. I temi chiave sono ancora la Grecia e la Spagna.
– A mantenere un certo grado di fiducia contribuisce anche la distanza ravvicinata tra gli appuntamenti istituzionali durante i quali i nodi devono essere affrontati: la prossima settimana, infatti, sarà la volta del Consiglio Europeo, che si riunisce giovedì e venerdì.
– Se ci sarà qualche passo avanti significativo, l’euro potrà almeno tentare un test di 1,3100. In caso contrario, prevarrà ancora il downside con supporti a 1,2800-1,2765.
– GBP – Se questa è stata una settimana priva di spunti propri per la sterlina, la prossima ne sarà invece molto ricca. In assenza di spunti propri abbiamo osservato il mantenimento della correlazione positiva tra GBP/USD ed EUR/USD, con tendenza però della sterlina a salire/scendere meno dell’euro quando questo saliva/scendeva. L’effetto era che la direzione della sterlina era opposta contro dollaro e contro euro.
La prossima settimana usciranno: inflazione di settembre martedì, dati sul mercato del lavoro e verbali BoE mercoledì, vendite al dettaglio di settembre giovedì. Le attese sui dati non dovrebbero essere complessivamente sfavorevoli alla sterlina. Dominante potrebbe però rivelarsi la lettura dei verbali.
Alla riunione precedente, infatti, si era discusso di un tema “nuovo”, ovvero di possibili rischi verso l’alto sull’inflazione. Se la valutazione di tale rischio non verrà ridimensionata e contemporaneamente sullo scenario di crescita non emergeranno ulteriori rischi verso il basso, il messaggio potrebbe essere quello della non necessità di aumentare – per ora – lo stimolo monetario. L’effetto sulla sterlina sarebbe in questo caso rialzista, sia contro dollaro sia contro euro.
– JPY – Al G7 non si è formalmente parlato di yen. Forse, tuttavia, non è ancora così necessario farlo. Infatti, come detto più volte, se il rischio “crisi area euro” si ridimensiona e/o i rendimenti USA iniziano a risalire grazie a dati migliori del previsto, lo stallo dello yen dovrebbe sbloccarsi da sé.
– La prossima settimana ci saranno più occasioni: i primi dati USA di ottobre che, se positivi, potranno offrire sostegno ai rendimenti USA, e la riunione del Consiglio Europeo che, se dovesse sciogliere qualcuno dei nodi della crisi, farebbe ridurre l’avversione al rischio. Entrambi questi eventi andrebbero nella direzione di indebolire lo yen, conducendolo tra 79,00 e 80,00 USD/JPY. In assenza di tali sviluppi invece il cambio rimarrebbe dov’è, in un intorno di 78,00.
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