A partire da metà 2012 i differenziali di credito dei titoli di Stato nell’Europa “periferica” si sono sostanzialmente ridotti. Gli spred sui CDS spagnoli a 5 anni sono infatti passati da 600 a circa 300 punti base e quelli italiani da 500 a 250 punti base, mentre in Irlanda.…
di Anthony Doyle, team Fixed Income M&G
Le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale sul futuro dell’economia globale (World Economic Outlook – WEO) rese note la scorsa settimana hanno avuto grande risalto sulla stampa e sulle piazze finanziarie. Come già accennato più volte in passato, riteniamo che l’FMI faccia un lavoro eccezionale. Ma le ipotesi contenute nel WEO, la sua pubblicazione più importante, fanno sorridere. È già difficile formulare previsioni a cinque mesi, figuriamoci a cinque anni!
Tuttavia, dal momento che a tutti piacerebbe sapere cosa ci riserva il futuro, ecco a voi le anticipazioni dell’FMI.
Partiamo dalle stime sulla crescita del PIL di Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna. Grecia, Portogallo, Spagna e Italia usciranno dalla recessione nel 2014, registrando progressi consistenti entro il 2015. Ma le economie più brillanti saranno Grecia e Irlanda, che supereranno la fase critica legata al regime di austerità e alla preservazione dell’unione monetaria e nel 2016 avanzeranno rispettivamente del 3,8% e del 2,9%. La povera Germania, Cenerentola europea, conseguirà un’espansione di appena l’1,328%.
So cosa state pensando. È stupendo! E che cosa succederà al mercato del lavoro di questi Paesi? Niente paura, l’FMI ha pensato anche a questo, e ha un’altra buona notizia: la disoccupazione diminuirà in tutta Europa (forse gli operai smetteranno di cercare lavoro, chi lo sa, o forse assisteremo a una migrazione di massa).
Inoltre, tutti gli sforzi della BCE le consentiranno di raggiungere l’obiettivo prioritario della sua politica monetaria: un’inflazione appena al di sotto del 2% nel medio periodo.
Pare dunque che nel 2017 il posto migliore in cui vivere in Europa sarà la Grecia. Un tasso di disoccupazione in rapido calo, un’inflazione modesta e una crescita fra le migliori nella regione: cosa volere di più? Senza contare che lì la vita ora costa meno, dal momento che i prezzi delle case sono scesi del 21,6% dai livelli massimi. Ma allora perché i Greci se ne vanno?

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