L’economia dell’area euro, dopo la stagnazione di fine 2009, ha ripreso a crescere nel 1° trimestre del 2010, sia pure a un ritmo modesto (0,2% t/t). Sia i dati sulla produzione industriale che l’andamento degli indici di fiducia segnalano una probabile accelerazione nel trimestre in corso…….
La ripresa resta comunque trainata da scorte ed export e perciò ancora soggetta a rischi.
L’economia dell’area euro, dopo la stagnazione di fine 2009, ha ripreso a crescere nel 1° trimestre del 2010, a un ritmo modesto ma lievemente superiore alle attese (0,2% t/t).
Ha sorpreso in particolare la Germania, cresciuta dello 0,2% t/t non solo nel 1° trimestre del 2010, ma anche nel 4° trimestre del 2009. La Bundesbank solo pochi giorni fa aveva previsto una flessione di un decimo. Non è ancora noto il dettaglio, ma secondo l’ufficio statistico a trainare la crescita sono stati export e investimenti delle imprese; un contributo positivo è anche venuto da scorte e spesa pubblica, mentre consumi privati e import hanno frenato la crescita. Su base annua il PIL tedesco è tornato ampiamente in territorio positivo, a 1,6% a/a (da -2,2% precedente).
La Francia ha parzialmente deluso con una crescita di appena lo 0,1% t/t, in rallentamento dallo 0,5% t/t precedente. In questo caso è già noto il dettaglio, che non è molto confortante in quanto mostra una contrazione della domanda domestica finale per la prima volta dopo un anno, con una stagnazione dei consumi, un calo degli investimenti e un aumento modesto della spesa pubblica. A compensare tale frenata si nota un significativo contributo positivo delle scorte (+0,6% t/t), che tornano a crescere per la prima volta da quasi due anni, e un contributo di +0,4% t/t dal commercio con l’estero. Il PIL francese è anch’esso in espansione su base annua (+1,2% da -0,4% a/a).
L’Italia è tra i principali paesi quello con la crescita più alta nel trimestre (+0,5% t/t). Tuttavia ricordiamo che: (1) si tratta di un rimbalzo dopo che nel trimestre precedente il PIL era sceso in controtendenza rispetto a Germania e Francia (la flessione è risultata comunque più lieve di quanto stimato in precedenza, di appena un decimo); (2) il PIL annuo risulta in espansione solo modesta (+0,6% a/a); (3) le indicazioni per il trimestre in corso segnalano un probabile ritorno della crescita in un intorno dello zero, mentre per Francia e soprattutto Germania è lecito attendersi un’accelerazione. In sintesi, l’attività economica in Italia sta mostrando una volatilità più accentuata che negli altri paesi comparabili, ma al netto di essa anche in Italia si conferma un quadro di ripresa di modesta entità e ancora fragile perché non basata su un genuino aumento della domanda domestica.
Variegato il quadro per i paesi più colpiti da crisi “strutturali”. Infatti, se il PIL greco cala per il secondo trimestre consecutivo di -0,8% t/t, viceversa la Spagna sembra emergere dalla recessione con un incoraggiante +0,1% t/t e il Portogallo fa addirittura segnare un deciso rimbalzo a +1% t/t (non è ancora noto il dato dell’Irlanda). Tuttavia, è presto per dichiarare conclusa la crisi nei paesi iberici, duramente colpiti dalla caduta del settore immobiliare e dalla necessità di riportare i bilanci pubblici su un sentiero di sostenibilità.
La buona notizia è che, dopo la quasi-stagnazione tra fine 2009 e inizio 2010, la ripresa economica nell’area euro potrebbe consolidarsi già a partire dal trimestre in corso. Infatti, la buona chiusura del trimestre messa a segno dagli indici di produzione industriale (+1,3% m/m a marzo), complice il rientro delle condizioni meteorologiche avverse che avevano caratterizzato l’inizio d’anno, nonché il continuo miglioramento mostrato dagli indici di fiducia anche per il mese di aprile segnalano concordemente che il PIL area euro dovrebbe aver accelerato ad almeno 0,5% t/t nel trimestre primaverile. La ripresa resta comunque trainata da ciclo delle scorte e domanda estera (aiutata proprio dall’indebolimento dell’euro causato dalla crisi) e resta perciò ancora soggetta a rischi in quanto non fondata su uno stabile recupero di consumi e investimenti.
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