Periodicamente proponiamo un’analisi relativa all’andamento dell’euro nei confronti delle principali valute mondiali al fine di comprendere l’effettiva convenienza del mantenimento di una strategia di portafoglio basata sulla diversificazione valutaria..…….
Jacopo Ceccatelli – Amministratore Delegato di JC & Associati SIM
L’ultimo aggiornamento risale a oltre un mese fa quando l’euro, spinto dalle dichiarazioni di Draghi nel mese di luglio e dal lancio dell’OMT nel mese di settembre, consolidava il suo rafforzamento contro le più importanti divise mondiali.
Intendiamo quindi aggiornare la nostra analisi osservandone le evoluzioni ad oggi, anche in seguito ad un altro evento molto significativo per le sorti dei mercati finanziari, ovvero le elezioni americane che il 6 novembre hanno confermato Barack Obama Presidente degli Stati Uniti.
Il seguente grafico che riporta l’andamento del cambio euro-dollaro nell’ultimo anno, evidenzia come l’euro, dopo aver toccato il minimo di periodo il 24 luglio (1.2061), abbia raggiunto i massimi in area 1.3150, continuando a oscillare però negli ultimi due mesi in un canale compreso tra 1.2700 e 1.3150. Nella seduta di martedì 13 novembre l’euro ha bucato il supporto, ma il raggiungimento del minimo del mese a 1.2662 non è stato sufficientemente significativo per impostare un più duraturo trend discendente, tanto che è tornato in prossimità dell’area 1.29.
Se da un lato il cosiddetto “effetto Draghi” sta supportando la valuta unica, almeno nel breve periodo, dall’altro la politica monetaria accomodante confermata dalla Federal Reserve implica un sostanziale indebolimento del dollaro americano.
Fonte: Bloomberg. Cambio euro-dollaro a un anno.
Abbiamo dunque osservato l’andamento negli ultimi sei mesi dell’euro nei confronti di tutte le principali valute, suddivise in difensive (dollaro americano, dollaro di Hong Kong, yen e dollaro canadese), neutrali (corona svedese, corona norvegese, sterlina, dollaro neozelandese e australiano) ed aggressive, ovvero quelle emergenti (rupia indiana, rand sudafricano, lira turca, zloty polacco, rublo, real brasiliano, peso messicano, thai baht e dollaro di Taiwan).
Per quanto riguarda il primo gruppo (valute difensive), è possibile osservare come l’euro continui a mantenersi relativamente più forte. L’unica eccezione è rappresentata dal dollaro canadese contro cui riporta un leggero indebolimento (0.80%).
Fonte: Bloomberg. Andamento dell’euro a sei mesi contro le valute difensive.
Il seguente grafico, invece, evidenzia come nei confronti delle valute cosiddette neutrali, dopo i minimi di luglio, l’euro abbia generalmente impostato un trend rialzista in cui fasi di forza si sono alternate a fasi di debolezza. Rispetto ai livelli di maggio l’euro si è indebolito in maniera più significativa rispetto al dollaro neozelandese (-6.3%) e nei confronti della corona svedese (-5.5%), mentre si è mantenuto pressoché stabile il cambio con la sterlina. In ogni caso il recupero della divisa europea dai minimi di luglio è stato notevole.
Fonte: Bloomberg. Andamento dell’euro a sei mesi contro le valute neutrali.
Interessante risulta anche il confronto con le divise dei paesi emergenti, sebbene una strategia di diversificazione valutaria che prenda in considerazione queste valute incorpori inevitabilmente un aumento della componente di rischio del portafoglio.
Dal primo dei due grafici seguenti si osserva come l’euro non si sia scostato particolarmente dai minimi di fine luglio rispetto allo zloty polacco, che si mantiene significativamente più forte rispetto ai livelli di maggio (+5.5%).
Viceversa, nei confronti del rand sudafricano la valuta unica ha impostato un rialzo che sembra durare nel tempo. Rispetto ai minimi di fine luglio ha infatti realizzato un apprezzamento di 15%, di cui circa 8 punti solo negli ultimi due mesi.
Nei confronti del rublo, della rupia indiana e della lira turca si mantiene sostanzialmente stabile.
La valuta unica si mantiene invece stabilmente più debole del peso messicano, mentre nei confronti del real brasiliano, del dollaro di taiwan e del thai baht le ultime due settimane hanno segnato un ulteriore recupero dell’euro.
Fonte: Bloomberg. Andamento dell’euro a sei mesi contro le valute aggressive.
Nonostante l’attuale forza relativa dell’euro stia in alcuni casi penalizzando gli investitori che hanno deciso di implementare una strategia di diversificazione valutaria, continuiamo a ritenere che la riduzione dell’esposizione nei confronti del rischio Europa possa dare i suoi frutti nel lungo periodo, accettando però di sopportare nel breve delle perdite assolutamente compatibili con un mercato irrazionale come quello corrente.
I dati macroeconomici che arrivano dall’Eurozona nel suo complesso continuano infatti a non essere incoraggianti, confermando che le politiche di austerity nei paesi periferici non stanno dando sino ad ora gli effetti sperati, bensì stanno rivelandosi misure recessive che contraggono il livello dei consumi, aumentano la disoccupazione e addirittura anche il rapporto debito/PIL.
Il recente downgrade della Francia evidenzia inoltre che il cerchio delle economie “core” sta via via restringendosi, isolando la Germania nel ruolo di unico traino dell’economia europea.
Infine una politica monetaria dichiaratamente espansiva da parte della BCE, pronta a tutto per sostenere l’euro, non potrà che provocarne un indebolimento nel lungo periodo, sebbene nel breve si stia rivelando efficace per placare il panico del mercato rispetto all’eventualità di dissoluzione dell’Unione Monetaria.
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