MONDO 1

Il Punto: Eurozona – In corso un processo virtuoso sul debito dei Paesi periferici

Stati Uniti – Un mese fitto di rischi per la politica fiscale: limite del debito, tagli automatici delle spese, esercizio provvisorio. Eurozona – In corso un processo virtuoso sul debito dei Paesi periferici….

Il sospiro di sollievo per il superamento del fiscal cliff è di breve durata. Il limite del debito è stato raggiunto il 31/12 e il Tesoro esaurirà le misure straordinarie (per un totale di circa 200 mld di dollari) che consentono di aggirare il limite fra metà e fine febbraio. Sulla base dei trend attuali, le entrate coprono mediamente solo il 74% delle uscite. Il mese di febbraio è particolarmente carico di pagamenti (v. tabella). Se si arrivasse al giorno X senza un accordo, il Tesoro dovrebbe tagliare circa il 40% delle spese del mese. Non ci sono indicazioni di come avverrebbe la scelta fra obbligazioni finanziarie, ma il mancato pagamento di qualsiasi obbligo verrebbe considerato un default dalle agenzie di rating. Nel 2011 si sono viste le prove generali di quanto si ripeterà di nuovo quest’anno. Due anni fa, il Tesoro ha messo in atto le misure straordinarie disponibili, e il Congresso è arrivato proprio sulla soglia del default. Nelle settimane precedenti la data X di un possibile default, la curva dei T-bills si è invertita, come sta succedendo dal 15 gennaio, e i tassi sui repo sono schizzati verso l’alto (fra 0,25 e 0,3%), dal regime normale precedente di tassi pari a 0,01%. I CDS sono aumentati progressivamente nel mese precedente la scadenza attesa delle misure straordinarie, come sta succedendo ora.

La previsione è che il limite del debito verrà alzato all’ultimo momento. Il rialzo potrebbe essere contenuto e inferiore al trilione di dollari, se non verrà simultaneamente deciso anche il taglio delle spese. I leader Repubblicani non hanno definito una strategia per i negoziati sul limite. La linea generale per ora è stata quella di concedere rialzi del limite equivalenti ai tagli di spesa: 1 dollaro di rialzo per 1 dollaro di tagli di spesa, in modo da arrivare a un rialzo di circa 1 tln di dollari. Solo un sottoinsieme di esponenti del partito ritiene opportuno seguire una linea intransigente che concederebbe il rialzo del limite solo di fronte a concessioni soddisfacenti sul controllo della spesa programmatica e sarebbe disposto a bloccare a oltranza
il limite. Si sta però formando un consenso sul fatto che i negoziati sulla spesa vadano condotti in occasione delle altre scadenze in arrivo in rapida successione fra fine febbraio e fine marzo.

Dopo il limite del debito, ci sono altri due appuntamenti conflittuali in Congresso: il 1° marzo entrano in vigore i tagli automatici di spesa del Budget Control Act e il 27 marzo scade la continuing resolution, legge che estende l’autorizzazione delle spese dell’attuale esercizio provvisorio. I Repubblicani richiedono tagli di spesa per circa 1 tln di dollari su 10 anni, i democratici vogliono bloccare tagli ai programmi sanitari senza altri rialzi di imposte. Senza accordo, entrerebbero in vigore i tagli del Budget Control Act. Le agenzie di rating hanno indicato che è probabile un downgrade in corso d’anno se non sarà definito un piano di controllo della spesa programmatica che permetta di stabilizzare il debito nel medio termine, indipendentemente dalla soluzione della questione del limite del debito. L’agenda del prossimo mese è quindi fitta di rischi: i tassi sui T-bills più brevi e i CDS sono già saliti e il trend continuerà finché il limite non verrà alzato, con elevata volatilità anche sui tassi dei repo, come nel 2011.

Nell’Eurozona, è in pieno sviluppo un circolo virtuoso in cui il ritorno dei capitali sui mercati della Periferia (alimentato dalla ricerca di rendimento e dall’eccesso di liquidità) abbatte il costo del debito, consente di allungare le scadenze del debito emesso e riduce le misure di rischio. La Spagna ha piazzato 500 milioni di titoli con scadenza 2041, mentre il Tesoro italiano è riuscito a collocare un BTP a 15 anni. Il fenomeno beneficia anche il Portogallo, che quest’anno deve tornare a emettere debito a medio/lungo termine per circa 6 miliardi: sulla scadenza quinquennale i rendimenti del mercato secondario sono scesi al 5% circa, e si parla di un’emissione in arrivo. Il ripristino dell’accesso al mercato consentirebbe anche di conquistare un po’ di flessibilità sul fronte degli obiettivi fiscali, in quanto un eventuale allentamento non richiederebbe maggiori finanziamenti da parte dell’Eurozona o del FMI.


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