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Flossbach von Storch : FVS – 2024: l’anno del multi asset?

Flossbach von Storch : Il 2023 entrerà negli annali del mercato azionario come un buon anno per gli investimenti. Dopo il crollo di diverse banche statunitensi nel primo trimestre, che ha provocato gravi turbolenze, i mercati si sono ripresi in modo significativo.


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A cura di Bert Flossbach, co-fondatore di Flossbach von Storch


In agosto, la situazione è tornata a peggiorare a causa dell’aumento dei tassi d’interesse, che ha trascinato al ribasso sia i prezzi delle obbligazioni che quelli delle azioni. A fine ottobre, il rendimento dei Treasury statunitensi decennali è tornato al 5% per la prima volta dal 2007. A quel punto, le perdite di prezzo sulle obbligazioni a lungo termine maturate dall’inizio dell’anno ammontavano in alcuni casi a più del 10%. Sembrava che il crollo delle obbligazioni del 2022 stesse continuando e che la ripresa del mercato azionario si stesse concludendo bruscamente. 

Poi, il vento è cambiato di nuovo. Un calo inaspettato dell’inflazione negli Stati Uniti e nell’Eurozona ha alimentato la speranza di un imminente taglio dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali e ha compresso i rendimenti delle obbligazioni, causando un rialzo dei prezzi. Anche il tasso d’interesse reale delle obbligazioni inflation linked è sceso bruscamente: negli Stati Uniti dal 2,5 all’1,7% alla fine dell’anno e per i titoli di Stato tedeschi (Bund) dallo 0,6 allo 0%. Di questo hanno beneficiato anche i mercati azionari e il prezzo dell’oro, che ha registrato incrementi a due cifre negli ultimi due mesi dell’anno.

Il 2023, pertanto, è stato positivo per tutte le classi d’investimento. Sulla base dell’indice MSCI World in euro, il mercato azionario globale ha registrato una crescita di quasi il 20%. L’indice azionario statunitense S&P 500 ha registrato nel complesso un incremento in dollari (compresi i dividendi) del 25,7%, ovvero quasi il 22% in euro. Tuttavia, i buoni risultati sono dovuti in gran parte all’andamento superiore alla media delle quotazioni dei pesi massimi dell’indice. A livello generale, tuttavia, le performance sono state molto più modeste: ponderando equamente tutti i componenti dell’indice, la performance dell’indice S&P 500 è stata di poco inferiore al 14% invece del 25,7% “ufficiale”, mentre l’indice MSCI World ha raggiunto il 13% invece del 19,6%.

Le azioni dei mercati emergenti non sono riuscite a tenere il passo. A causa del debole sviluppo del mercato azionario cinese e della borsa di Hong Kong, l’indice MSCI World Emerging Markets è aumentato solo del 6,1% (in euro). Anche questo risultato è stato raggiunto solo grazie a uno sprint finale; a ottobre sembrava che sarebbe stato il secondo anno consecutivo di flessioni.

Lo stesso vale per le obbligazioni, i cui prezzi sono rimasti sotto pressione a fine ottobre. Il calo dei rendimenti e i relativi incrementi dei prezzi hanno regalato un lieto fine anche ai martoriati investitori obbligazionari. Sulla base dell’indice Bloomberg Global Aggregate, l’aumento in euro è stato di circa il 5%.  Anche il prezzo dell’oro ha beneficiato del calo dei rendimenti obbligazionari, completando un quadro complessivo positivo dal punto di vista degli investitori, con un aumento del 13,1% in dollari USA e del 9,7% in euro. Il prezzo di fine anno, pari a 2.063 dollari per oncia, è stato solo leggermente inferiore al massimo storico del 4 dicembre, quando l’oro aveva segnato un record intraday di oltre 2.100 dollari per oncia.

La performance positiva di tutte le asset class si riflette anche nelle nostre strategie multi-asset. Il rally dei prezzi dei titoli obbligazionari ha consentito anche alle strategie più difensive di avere successo, con una performance compresa tra il 7,6% e il 9,5%, che le colloca non lontano dalle strategie più orientate alle azioni. Anche la nostra strategia obbligazionaria flessibile è stata in grado di sfruttare il rally delle obbligazioni, ottenendo una performance annua dell’8%. Tuttavia, i maggiori incrementi sono stati conseguiti nel settore azionario, anche se il mercato azionario in generale è rimasto ben al di sotto della performance dell’indice, che è stata favorita da alcuni titoli di peso elevato. Ad esempio, con il 16,4%, la performance della nostra strategia azionaria globale è stata di tre punti percentuali inferiore a quella dell’indice MSCI World, ma di ben tre punti percentuali superiore alla performance media delle azioni dell’indice, o dell’indice equamente ponderato.

Fonte: InvestmentWorld


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