La riunione della BCE si è conclusa con un nulla di nuovo, ma la retorica di Draghi ha avuto, ancora una volta, un impatto decisivo sul cambio ed ha rassicurato i mercati sulla volontà della BCE di mantenere accomodante la politica monetaria. Continuiamo a ritenere che la BCE, al di là delle parole, non adotterà nuove misure di policy. ….…
Draghi ha detto che la BCE presterà “particolare attenzione ai cambiamenti sul mercato monetario ed al possibile impatto sulla stance di politica monetaria che rimarrà accomodante con il full allotment”. Le dichiarazioni di Draghi non necessariamente aprono la strada a nuove mosse di policy. Draghi ha ribadito che la BCE rimane pronta a fornire liquidità illimitata alle banche, ma tal fine è, in realtà, già garantito dall’assegnazione piena alle aste di rifinanziamento. Draghi ha indicato come soglia per i tassi di mercato monetario un eccesso di liquidità sistemica al di sopra dei 200 miliardi anche se tale soglia è del tutto indicativa, dal momento che il recente movimento dell’Eonia è in parte influenzato dalla composizione delle banche che partecipano al mercato overnight e dalla valutazione del rischio di credito. In ogni caso, secondo le stime della BCE non si dovrebbe scendere al di sotto di tale livello anche con lo storno di fondi dalla seconda asta triennale. Pensiamo che non sia affatto scontato che, con un eccesso di riserve al di sotto dei 200 miliardi, si veda un rialzo duraturo dei tassi di mercato monetario, dal momento che prevarrebbero opportunità di arbitraggio fin quando rimane in essere il meccanismo d’asta ad assegnazione piena. Riguardo gli istituti di credito che hanno restituito fondi, Draghi ha indicato che rimane una frammentazione a secondo della dimensione delle banche con le piccole che risultano avere ancora maggiori difficoltà di accesso al mercato. Circa la possibilità di un intervento sui tassi di policy per mantenere accomodante la stance di politica monetaria, Draghi ha ribadito che la BCE non esclude un tasso sui depositi in territorio negativo, tuttavia continuiamo a ritenere che la BCE non vorrà testare il funzionamento del mercato dei repo con un tasso negativo sui depositi.
La valutazione dello scenario macro è circa invariata rispetto ad un mese fa: la debolezza ciclica che ha interessato la zona euro nella seconda metà del 2012 si estenderà anche alla prima parte di quest’anno, ma non più a tutto il 2013, come precedentemente indicato. La BCE prende atto dei segnali di stabilizzazione del ciclo sia pure su livelli modesti e nota che la politica monetaria accomodante contribuirà ad un ritorno alla crescita dell’area nel corso del 2013. I rischi per la crescita rimangono ancora verso il basso, ma rispetto ad un mese fa il comunicato fa riferimento esplicitamente a sorprese verso il basso dalla domanda interna e dall’export. L’impatto sulla crescita dell’apprezzamento del cambio da fine luglio dovrebbe essere stato controbilanciato dal calo dei rendimenti obbligazionari, dal recupero dei corsi azionari ed in generale da condizioni finanziarie più distese. Mentre l’apprezzamento del cambio potrebbe, tramite un calo dei prezzi all’import e dei prezzi alla produzione, esercitare pressioni verso il basso sui prezzi interni. Il comunicato difatti nota che tra i fattori di rischio per la stabilità dei prezzi vi è ora il tasso di cambio. Tuttavia, con una politica monetaria accomodante i rischi per la stabilità dei prezzi dovrebbero rimanere bilanciati. Durante la conferenza stampa, Draghi ha indicato che il cambio è uno dei fattori che la BCE prende in considerazione nella valutazione dei rischi per lo scenario macro e la stabilità dei prezzi e che, per il momento, il cambio è non è lontano dalla media storica. I commenti di Draghi sul cambio hanno innescato un movimento di correzione dell’euro di oltre una figura a 1,3412 a fine conferenza stampa. Draghi ha sottolineato la stabilità delle attese d’inflazione di medio lungo termine ed ha evidenziato che si è ridotto il rischio di copertura anche dalla disinflazione e non solo dall’inflazione.
Draghi si è rifiutato di rispondere alle pressanti domande sull’accordo concluso dal Governo irlandese e dalla Banca centrale sulla ristrutturazione di Anglo Irish Bank e sul possibile swap delle promissory notes, utilizzate per salvare la banca, con titoli sovrani con una durata di 34 anni e se questi possono essere ammessi come collateral alle aste BCE
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