Il Punto : Negli USA, la riunione del FOMC di marzo ha visto una revisione al rialzo delle stime su crescita e inflazione, nonché della mediana delle proiezioni sui tassi per fine 2025, sia pur bilanciata dai toni accomodanti di Powell in conferenza stampa:
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manteniamo l’idea di 75pb di tagli cumulati nel 2024, con una prima mossa a giugno, anche se la probabilità dello scenario di rischio con 50pb di tagli, e un primo intervento rimandato al trimestre estivo, ci pare in aumento; al contempo, riduciamo le nostre aspettative di tagli per il 2025, da 100 a 75pb. In Europa, le indagini di fiducia di marzo hanno mostrato un moderato miglioramento del morale, trainato dai servizi.
Stati Uniti. La riunione del FOMC di marzo ha visto una revisione al rialzo delle stime su crescita e inflazione, nonché della mediana delle proiezioni sui tassi per fine 2025, sia pur bilanciata dai toni accomodanti di Powell in conferenza stampa, che hanno finito per prevalere nelle considerazioni degli investitori (la probabilità implicita nei futures di un taglio a giugno è salita all’80%, e i tagli attesi entro fine 2024 sono aumentati a 81 punti base). Le nostre previsioni economiche, rispetto a quelle della Fed, vedono un calo più lento dell’inflazione core, mentre sul fronte della crescita siamo più cauti sul 2024 ma più ottimisti per il 2025. Nel complesso, le differenze non sono tali al momento da giustificare uno scenario di base radicalmente diverso da quello del FOMC, anche se riteniamo che i rischi rispetto allo scenario di base della Fed sui tassi siano al rialzo. Manteniamo l’idea di 75 punti base di tagli cumulati nel 2024, con una prima mossa a giugno, anche se la probabilità dello scenario di rischio con 50pb di tagli, e un primo intervento rimandato al trimestre estivo, ci pare in aumento. Al contempo, riduciamo le nostre aspettative di tagli per il 2025, da 100 a 75 punti base (punto di arrivo dei tassi sui fed funds a fine 2025: 3,75-4,00%).
I dati della settimana hanno evidenziato segnali di miglioramento nel settore immobiliare: l’indice NAHB di fiducia dei costruttori è salito per il quinto mese consecutivo a marzo, tornando in territorio espansivo per la prima volta da luglio dello scorso anno; sia le aperture di nuovi cantieri che i nuovi permessi edilizi hanno mostrato un rimbalzo a febbraio dopo il calo (dovuto alle condizioni meteo) di gennaio, le vendite di case esistenti sono cresciute a sorpresa del 9,5% m/m a febbraio (un massimo da un anno).
Gli altri segnali sul ciclo sono stati contrastanti: la produzione industriale ha fatto segnare solo un rimbalzo marginale a febbraio (0,1% m/m) dopo il calo di -0,5% m/m di gennaio, e le indagini hanno mostrato un ampio calo dell’Empire Manufacturing ma un recupero del Philly Fed, mentre l’indagine PMI ha visto un’accelerazione nel manifatturiero (a 52,5, massimo da giugno 2022) ma un rallentamento nei servizi (a 51,7). Nel complesso, le nuove informazioni congiunturali non cambiano radicalmente il quadro prospettico.
La prossima settimana, l’attenzione sarà rivolta principalmente al deflatore dei consumi core, la misura di inflazione prediletta dalla Fed (in uscita venerdì 29): è attesa una crescita di 0,3% m/m, in lieve moderazione da 0,4% m/m di gennaio, e un incremento annuale stabile a 2,8%; il deflatore headline è visto in accelerazione a 0,4% da 0,3% m/m, e da 2,4% a 2,5% a/a. Il reddito personale è atteso rallentare a 0,4% dopo l’1% m/m precedente, mentre le spese sono viste accelerare a 0,4% da 0,2% m/m (ne deriverebbe dunque una salita del tasso di risparmio). Le vendite di nuove case sono attese in accelerazione a febbraio. Gli ordini di beni durevoli dovrebbero mostrare un rimbalzo solo parziale a febbraio dopo l’ampio calo di gennaio, ma l’aggregato al netto di difesa e aerei potrebbe tornare a crescere, sia pur marginalmente, dopo la stabilità del mese precedente.
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Fonte: InvestmentWorld.it
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