abrdn : Dopo un intenso inizio estate, la maggior parte di noi sperava, o si aspettava, un luglio più tranquillo.
A cura di Alex Everett, investment manager di abrdn
Tuttavia, mentre tutto il mondo si appassionava dal proprio divano alle tecniche sportive più varie, dal taekwondo ai tuffi, i mercati finanziari si sono concentrati sul proprio evento: la discesa non proprio tranquilla dei rendimenti dei Treasuries statunitensi.
Il mantra dei mercati finanziari non era “più veloce, più in alto, più forte”, ma piuttosto “più veloce, più in basso, più debole”. Abbiamo dunque osservato un’accelerazione delle previsioni sui tagli dei tassi, un calo dei rendimenti globali (e degli utili azionari), mentre i dati sul mercato del lavoro statunitense si sono rivelati sorprendentemente più deboli.
È ora che gli Stati Uniti si uniscano alla corsa ai tagli
L’aumento della disoccupazione Usa è stato particolarmente marcato: il tasso di disoccupazione complessivo è salito al 4,3% a luglio, rispetto al 3,7% dell’inizio dell’anno. È chiaro che il mercato del lavoro sta rallentando su più parametri.
Per quanto riguarda l’altro aspetto del mandato della Fed, l’inflazione sembra sotto controllo. L’inflazione complessiva è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo. La pressione dei prezzi degli affitti sull’inflazione core si è ridotta e il costo dei servizi non è più in forte accelerazione.
In questo contesto si prevede un taglio dei tassi della Fed per settembre. In termini di velocità, ci aspettiamo che la Fed avvii un ciclo di tagli in modo graduale, con la possibilità di accelerare se necessario. Riteniamo che la Fed sia in grado di raggiungere la BCE e la BoE ed eventualmente superarle.
Dopo il 2021 le banche centrali hanno adottato una stretta aggressiva e ha funzionato: l’inflazione è ben al di sotto del suo picco e le condizioni finanziarie sono restrittive. Ora è giunto il momento di normalizzare. Per noi una recessione globale rimane improbabile, quindi non è necessario un allentamento eccessivo dei tassi. Il tasso neutrale per gli Stati Uniti è pari a circa il 3%, il 2% nell’Unione Europea, mentre il Regno Unito è probabilmente più vicino agli Stati Uniti che all’UE.
Cosa succede in Europa: BCE e BoE
Alcune banche centrali sono state troppo lente a muoversi durante la risalita e il rischio è che siano troppo esitanti nella fase di discesa.
La BCE si è impegnata a tagliare i tassi di interesse a giugno e poi sembra essersi pentita della decisione. La BoE ha effettuato un taglio scomodo in agosto, con quattro voti (su nove) a favore di una sospensione.
Per la BCE, la crescita e i salari hanno sorpreso in positivo quest’anno. Detto questo, le pressioni salariali si stanno abbassando, e il rallentamento della crescita nella seconda metà dell’anno dovrebbe rendere l’erogazione dei tagli meno dibattuta per i membri del comitato.
Tornando alla BoE, l’inflazione dei servizi rimane elevata, anche se continuerà a scendere. Inoltre, uno dei principali falchi del Monetary Committee Policy della BoE ha lasciato l’incarico.
E la Fed? I dati sull’occupazione sembrano spianare la strada al ciclo di tagli.
Noi cosa abbiamo fatto?
A gennaio abbiamo ritenuto che i rendimenti globali fossero troppo bassi, quindi ci siamo posizionati su rendimenti più elevati. Ad aprile abbiamo ritenuto che i rendimenti fossero troppo alti, quindi ci siamo posizionati su rendimenti più bassi.
Questo ribasso – finalmente – ha senso. Per quanto riguarda i titoli di stato, la nostra preferenza va al mercato britannico, ma vediamo valore anche nei Treasuries statunitensi e nelle obbligazioni europee.
Fonte: InvestmentWorld.it
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