Lo stato in cui versa la congiuntura economica e il livello di inflazione, richiedono inevitabilmente tassi bassi, posto che un rialzo degli stessi tenderebbe inevitabilmente a destabilizzare i Paesi economicamente più fragili, rendendoli ancora più deboli. …
Su questo assunto si è basata la decisione presa dalla BCE in occasione dell’ultima riunione che, rilevando un’attesa molto vicina al target del 2% per quanto concerne l’infl azione nel medio termine, ha spinto i vertici dell’Eurotower a seguire le orme della FED, annunciando la prosecuzione della manovra ultraespansiva, con tassi di interesse su livelli accomodanti per il medio termine.
Di fatto questa decisione rappresenta un chiaro stimolo all’economia e in particolare un atto di sensibilizzazione nei confronti delle banche, responsabili dell’accesso al credito. La BCE si è infatti dichiarata disponibile anche ad un eventuale ulteriore taglio, in quanto con i tassi bassi, si ritiene che i soldi prima o poi arriveranno anche all’economia reale, per stimolare la ripresa economica tanto attesa.
A tenere banco nell’Eurozona sono ancora una volta i Periferici.
Mentre Draghi ha speso parole positive per Italia e Spagna, che iniziano a mostrare qualche progresso sulla competitività, discorso diametralmente opposto per quanto riguarda Portogallo e Grecia.
Nel Paese lusitano, la crisi politica ha nuovamente messo in discussione il processo di riforme, con il saldo bisettimanale che vede un consistente aumento dei rendimenti soprattutto sulla parte a breve della curva. Nel dettaglio il biennale portoghese passa dai precedenti 3,27% agli attuali 4,79%, così come il quinquennale che si attesta invece a quota 6,05% (+58 bp). Rialzo frazionale invece per il decennale al 6,72% dai precedenti 6,62%.
Per quanto riguarda la Grecia, è arrivata invece la valutazione positiva della Troika e pertanto risulta tornato in ordine il programma di risanamento e degli aiuti. In tale ambito, però l’Eurogruppo ha deciso di dividere in due tranche i finanziamenti , con la prima tranche da 2,5 miliardi che arriverà solo in funzione delle riforme che dovranno essere attuate entro il 19 luglio.
Aprendo infine un quadro generale sul comparto obbligazionario dei Titoli di Stato, la mossa della BCE ha inevitabilmente influito positivamente sul mercato. Sul fronte dei rendimenti, la curva italiana segna un calo su tutte le principali scadenze. Il decennale scende al 4,37% dai precedenti 4,74%, così come la scadenza quinquennale che si attesta a quota 3,17% (-52bp ).
La ricerca di protezione dall’azionario mette tuttavia nuovamente sotto pressione la curva tedesca, strumento safe heaven per eccellenza.
Il calo dei rendimenti, con il decennale che è passato dai precedenti 1,824% ai correnti 1,697%, impedisce allo spread di rendimento verso il BTP italico di guadagnare terreno
Fonte: RBS
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