La Commissione Europea ha esteso al 2016 il termine per riportare il deficit pubblico al di sotto del 3%. Ma nonostante l’approccio più flessibile, la Spagna è il paese che deve attuare la più ampia correzione fiscale entro il 2016, dopo Cipro. Le raccomandazioni della Commissione impongono misure strutturali per 2,0 punti di PIL per il 2014 e un piano di rientro dettagliato anche per il periodo 2015-16; si attendono indicazioni per fine estate….
Manteniamo una valutazione molto cauta della Spagna nonostante gli sviluppi positivi che si sono avuti nel corso del 2012. Ci aspettiamo che il PIL cali di 1,5% quest’anno e torni a crescere di 0,5% nel 2014, ma i rischi sono verso il basso. La Commissione Europea ha esteso al 2016 il termine per riportare il deficit pubblico al di sotto del 3%. La correzione fiscale prevista entro il 2016 (3 punti di PIL) è la più alta dopo quella di Cipro. L’ulteriore stretta fiscale partirà dal 2014 quando si spera che l’accelerazione della domanda globale avrà ridato impulso all’attività produttiva. Il rischio, però, di una spirale negativa di bassa crescita e mancato rispetto dei target di bilancio non può escludersi. La Spagna viene da cinque anni di severa recessione e la domanda interna è attesa in calo anche nel 2014. Inoltre, il Paese rimane estremamente vulnerabile a fughe di capitali esteri. I flussi di capitale dall’estero sono ricominciati dal settembre 2012, ma si sono poi indeboliti alla fine dello scorso anno. La posizione netta sull’estero (al netto del contributo della Banca di Spagna) rimane in debito ed è salita ancora a fine 2012. Il debito delle famiglie è sceso, a fine 2012, all’85% del PIL dall’85% del 2007, ma é ancora significativamente al di sopra della media area euro. Anche l’indebitamento delle imprese non finanziarie al 134% del PIL rimane sopra la media dell‘euro zona. Il deleveraging del settore finanziario e del settore privato dovranno quindi proseguire. La correzione del settore immobiliare è ben avanzata: la quota degli investimenti residenziali in percentuale del PIL è tornata sul livello di fine anni Ottanta ed è al di sotto della media area euro, ma non può escludersi un ulteriore undershooting. In ogni caso, nella review dettagliata sulla Spagna dell’aprile 2013 la Commissione Europea stimava che il debito delle famiglie deve calare ancora di 29 punti e quello delle imprese di 12 punti.
In questo contesto di riferimento assai fragile va comunque notato che gli indicatori ciclici sembrano aver svoltato da livelli assai depressi. Il PMI manifatturiero e servizi si sono mossi su di un trend di recupero da fine 2012, anche se rimangono al di sotto di 50. Anche gli indici per il commercio al dettaglio e fiducia delle famiglie sono al di sopra del livello del 1° trimestre. I dati di commercio estero indicano che le esportazioni si muovono da febbraio su di un trend ascendente, mentre le importazioni sono ancora in calo. Anche la dinamica della produzione tra marzo e aprile suggerisce recupero di attività sia pure da livelli assai depressi. Ci aspettiamo dunque un calo del PIL nel 2° trimestre di -0,3% t/t, inferiore rispetto al -0,5% t/t di inizio anno e quindi un dato stabile nei mesi estivi. Solo da fine 2013 il PIL dovrebbe tornare a crescere molto gradualmente. La domanda interna, gravata dal processo di deleveraging, dalla politica fiscale restrittiva e da condizioni finanziarie che sono attese rimanere sfavorevoli, è attesa contrarsi più del PIL: -3,7% nel 2013 e -0,9% nel 2014. In particolare, ci aspettiamo che i consumi delle famiglie calino del 2,8% quest’anno e di -0,4% il prossimo, dal -2,1% del 2012.
Gli investimenti aziendali sono attesi in calo di -4,2% nel 2013 a fronte di prospettive di domanda ancora deboli e data la difficoltà di accesso al credito. Nel 2014 dovrebbero ripartire gradualmente gli investimenti di sostituzione. Il calo continuato dei permessi edilizi suggerisce che il processo di aggiustamento del settore immobiliare proseguirà almeno fino al 2015. Di riflesso, ci attendiamo una contrazione degli investimenti in costruzioni sia quest’anno che il prossimo.
Le esportazioni nette saranno l’unico motore di crescita sull’orizzonte di previsione. Le esportazioni sono attese in crescita del 2,9% nel 2013 e del 5,6% nel 2014. A fronte di un calo dell’import del 3,8% quest’anno e di un aumento del 2,7% il prossimo, ci aspettiamo un ulteriore miglioramento del saldo di parte corrente, dal -1% del 2012 ad un surplus nel 2013 di 1,4 punti di PIL. La chiusura del deficit di parte corrente è da ricondursi in larga parte a un miglioramento del saldo merci al netto dell’energia (il deficit energetico è strutturale e difficilmente migliorerà significativamente nei prossimi anni) che ci aspettiamo prosegua sia per fattori ciclici (dinamica delle importazioni frenata dalla domanda interna) che strutturali (accelerazione dell’export grazie a recuperi di competitività). I dati BCE mostrano che negli ultimi cinque anni il costo del lavoro unitario è rallentato più che nella media area euro. Inoltre, la Spagna è riuscita a mantenere quote di mercato più di altri partener europei negli ultimi dieci anni ed ha aumentato la presenza nei mercati emergenti.
I salari negoziali hanno frenato il passo sensibilmente negli ultimi dodici mesi, a seguito della riforma di inizio 2012. I dati per il periodo settembre/marzo 2013 indicano chiaramente che i salari negoziali non sono stati adeguati all’aumento dell’inflazione verificatosi a settembre per effetto dell’aumento dell’IVA. L’ampio output gap dovrebbe frenare l’inflazione nei prossimi mesi dal 2,0% di giugno fino all’1,4% a fine estate, quando uscirà dal confronto annuale il rialzo dell’IVA. In media annua l’inflazione è attesa all’1,9% nel 2013 e all’1,8% nel 2014.
Le prospettive per il mercato del lavoro rimangono preoccupanti. La disoccupazione è salita al 27,2% a marzo 2013, massimo assoluto dal 1980, in linea con le nostre previsioni di dicembre scorso. Ci aspettiamo che la disoccupazione continui ad aumentare nei prossimi mesi, anche se a ritmo molto più blando. Le indagini di clima suggeriscono, difatti, che la riduzione degli organici dovrebbe rallentare nei prossimi mesi anche nel settore delle costruzioni. L’espulsione di forza lavoro dalle costruzioni ha riportato l’occupazione nel settore poco al di sopra del livello di fine anni Ottanta e pensiamo sia difficile che si possa scendere significativamente al di sotto di tale livello. In questa fase, il calo dell’occupazione è più concentrato nel settore pubblico che nel settore privato per effetto delle misure di contenimento della spesa adottate nel 2012. Ci aspettiamo che la disoccupazione possa arrivare al 27,5% per fine 2013. Il calo della disoccupazione nei prossimi anni dipenderà dalle politiche volte a riqualificare in particolare i disoccupati di lunga durata e i lavoratori espulsi dall’edilizia residenziale.
Nel 2012, il deficit del settore pubblico ha chiuso al 10,6% del PIL dal -9,4% del 2011. Al netto dei fondi per la ricapitalizzazione bancaria, il deficit si è assettato al 7%, sette decimi al di sopra dell’obiettivo concordato con Bruxelles nell’estate del 2012. Lo scostamento tra saldi programmatici e risultati effettivi di bilancio è dovuto sia alle Amministrazioni Centrali, sia alle Autonomie locali; dal punto di vista funzionale, dipende per lo più da una dinamica delle entrate fiscali inferiore alle attese e da una spesa sociale più elevata rispetto alle previsioni iniziali, per effetto di erosione di base imponibile e dell’aumento della disoccupazione. Il debito è salito all’84,2% dal 69,3% del 2011; i contributi all’EFSF e ESM hanno pesato per 1,7 punti di PIL sull’aumento del debito. I nuovi obiettivi concordati con Bruxelles in sede di aggiornamento dei programmi di stabilità prevedono un calo del deficit al 6,5% del PIL nel 2013 e al 5,8% nel 2014 ed al 2,7% nel 2016. La Commissione valuta che le misure già approvate con il Budget 2013 dovrebbero garantire un miglioramento strutturale di un punto di PIL nell’anno in corso. In realtà il miglioramento del saldo primario strutturale sarà più significativo e pari a 1,4 punti di PIL, dal momento che la spesa per interessi da interessi è attesa salire al 3,3% dal 3,0% nel 2012 (v. tab. 1).
Lo sforzo più ingente sarà a partire dal 2014 quando in assenza di conferma di misure a carattere temporaneo con effetto sul 2012 e 2013 (imposta patrimoniale e modifica dell’addizionale IRPEF, taglio della tredicesima e riduzione delle ferie per i dipendenti pubblici) il deficit aumenterebbe al 7% nel 2014. Il Governo dovrà approvare misure per 2 punti di PIL nel 2014, per un punto di PIL nel 2015 e 1,5 punti nel 2016. Il saldo strutturale a legislazione vigente è previsto al 5,5% del PIL. Le raccomandazioni della Commissione sono coerenti con un miglioramento del saldo strutturale 1,1%, 0,8%, 0,8% e 1,2% nel periodo 2013-16. Le nostre stime sono di calo del deficit al 6,7% nel 2013 dal momento che pensiamo rimangano rischi di implementazione dei tagli di spesa per le Regioni e rischi sul fronte delle entrate. Ci aspettiamo che il deficit cali al 6,1% nel 2014, dal momento che riteniamo che almeno le misure sui dipendenti pubblici (0,5% del PIL) e le modifiche al trattamento fiscale degli ammortamenti (0,3% del PIL) saranno confermate. Per ora non si hanno indicazioni di misure aggiuntive che consentano di raggiungere l’obiettivo del 5,8% il prossimo anno. Il debito nelle nostre stime continuerà a salire fino al 101% del PIL nel 2016. Inutile dire che vi è il rischio che il deficit resti al di sopra del 3% anche nel 2016, se la crescita dovesse essere inferiore alle attese. Il Governo dovrà presentare per ottobre il Budget 2014 e dettagliare le misure strutturali per il periodo 2014-16 come da raccomandazioni della Commissione ed in particolare per cercare di contenere il deficit della Sicurezza Sociale. Lo scorso 19 giugno il Primo Ministro Rajoy ha presentato il rapporto della Commissione per la riforma del settore pubblico. Il documento identifica oltre 200 misure che potenzialmente potrebbero ridurre la spesa pubblica e migliorare l’efficienza della PA. La portavoce del Governo Saenz de Santamaria ha indicato che potenzialmente le riforme potrebbero portare risparmi di spesa per 37 miliardi di euro. Non è escluso che il piano di rientro per i prossimi anni faccia perno ancora su tagli della spesa pubblica (44,1% del PIL vis à vis 46,8 nella media area euro). Ma la Spagna ha margine di manovra anche sul fronte delle entrate tributarie. La pressione fiscale (inclusi i contributi sociali) era al 36,8% a fronte di una media europea del 41,6%. Per ora la strada del consolidamento fiscale rimane in salita.




1 – Si veda: http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/nd/idr2013_spain_en.pdf
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