USA BANDIERA

Il Punto: Bernanke identifica i quattro punti cardinali della bussola della Fed

Politica monetaria USA – Bernanke identifica i quattro punti cardinali della bussola della Fed: case, mercato del lavoro, inflazione e crescita.
–  Bernanke, nella presentazione del Monetary Policy Report in Congresso, ha…

ribadito il messaggio già dato nelle ultime settimane, dopo il FOMC di giugno.
La politica monetaria resta, e dovrà restare molto a lungo, altamente accomodante e non viene gestita con un pilota automatico. Gli sviluppi macroeconomici potranno portare a modificare il sentiero della politica monetaria, per esempio portando a nuovi aumenti degli acquisti anche dopo che il “tapering” sarà iniziato. Il Chairman ha individuato le 4  variabili  dello scenario macroeconomico su cui la Fed si concentra per valutare il proseguimento e la sostenibilità della ripresa, che procede a “un ritmo moderato nonostante la forte restrizione creata dalla politica fiscale federale”.
–  1) Il settore delle  costruzioni residenziali è una chiave della ripresa: l’attività e i prezzi nel settore dovrebbero continuare a crescere, nonostante il rialzo dei tassi sui mutui, ma occorrerà “monitorare gli sviluppi con attenzione”. Bernanke ha detto che “il punto principale è che il settore immobiliare continui a crescere”: se la Fed riterrà che eventuali rialzi dei tassi sui mutui mettano a rischio il progresso nel settore, allora dovrà “attuare ulteriori misure nel campo monetario”. 2) Il  mercato del lavoro continua a migliorare “gradualmente”. Bernanke sottolinea che il tasso di disoccupazione è sceso di circa mezzo punto dall’inizio del programma di acquisto titoli (settembre 2012) e la crescita degli occupati è su ritmi soddisfacenti, vicino a 200 mila unità al mese. Tuttavia, le condizioni restano ancora ampiamente insoddisfacenti, con disoccupazione totale e di lungo termine ancora “troppo elevata”. Gli sviluppi del mercato del lavoro verranno valutati in modo flessibile: in particolare, “se il calo della disoccupazione fosse causato da una riduzione ciclica della partecipazione, allora è improbabile che il Comitato valuti una riduzione al 6,5% come una ragione sufficiente per alzare l’obiettivo dei fed funds”. 3) L’inflazione continua a restare al di sotto dell’obiettivo di lungo termine del 2%. Il FOMC ritiene che in parte questo fenomeno sia dovuto a fattori transitori. Tuttavia, il Comitato è cosciente del fatto che un’inflazione troppo bassa pone rischi per l’economia e seguirà anche questo fattore da vicino, agendo, “se necessario, per garantire che l’inflazione ritorni verso l’obiettivo del 2%”. 4) Infine, rimane il problema della crescita. Il FOMC prevede che la crescita acceleri dalla seconda metà del 2013 in modo da attestarsi fra il 2,9% e il 3,6% nel 2015. Questa attesa accelerazione dovrebbe discendere dalla graduale riduzione del freno fiscale e dagli effetti espansivi delle condizioni finanziarie estremamente accomodanti. In questo ultimo anno, la relazione fra crescita e disoccupazione sembra interrotta: il tasso di disoccupazione ha continuato a scendere a fronte di una crescita relativamente debole. Per valutare la sostenibilità del miglioramento del mercato del lavoro, la Fed vuole vedere un’evoluzione più solida della ripresa, anche per ridurre i rischi verso il basso derivanti da shock inattesi. 
–  Il FOMC ritiene appropriato mantenere una politica monetaria “altamente accomodante” per il “futuro prevedibile”. Bernanke ribadisce la separazione fra lo strumento del bilancio e quello dei tassi di interesse. Il programma di acquisto titoli e il livello del bilancio sono uno strumento di sostegno della  crescita nel breve termine, attraverso il miglioramento del mercato del lavoro. Gli acquisti potranno iniziare a essere  ridotti “più avanti nell’anno”, con “passi misurati” e terminare circa a metà 2014, quando  il tasso di disoccupazione dovrebbe essere “in un intorno del 7%” e l’inflazione si sarà riavvicinata al 2%. Comunque il sentiero degli acquisti “non è su una rotta prefissata” e la politica monetaria risponderà a deviazioni sia verso l’alto sia verso il basso. 
–  Non modifichiamo la previsione di riduzione del ritmo di acquisto titoli a settembre e di mantenimento di un livello invariato del bilancio fino a fine 2015, quando i titoli scadranno e dopo che la Fed avrà iniziato ad alzare i tassi.  I dati macro dell’estate saranno cruciali per gli sviluppi della politica monetaria, ancora di più di quanto non lo siano stati finora.


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