Da seguire:
Area euro Si riunisce oggi l’Eurogruppo. Germania. Gli ordini all’industria dovrebbero rallentare ad aprile, di -0,2% m/m dopo il boom (+5% m/m) di marzo….
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In ogni caso, il balzo del mese precedente ha creato le basi per un buon incremento nel trimestre primaverile. In prospettiva, gli ordini dovrebbero rimanere sospinti dalle commesse dall’estero, ma di recente il PMI ha dato qualche segnale di minor vigore nei nuovi ordini.
I market mover della settimana
Nell’area euro, la settimana sarà dominata dalla riunione BCE che si concluderà con tassi fermi e toni di rassicurazione dei mercati. Sono attesi i dati sulla produzione industriale in Germania, Francia e Italia. Il mese di aprile dovrebbe vedere una stabilizzazione dell’output dopo i robusti incrementi dei mesi precedenti, che non altererebbe comunque il trend di deciso recupero. Anzi in Germania la crescita annua della produzione dovrebbe toccare un nuovo massimo storico (anche se il livello resta ben al di sotto dei picchi di fine 2007).
Negli USA, in pubblicazione pochi dati di rilievo. Le vendite al dettaglio di maggio dovrebbero essere in aumento moderato, il saldo della bilancia commerciale di aprile dovrebbe allargarsi rispetto a marzo. La fiducia delle famiglie a giugno è prevista in ulteriore aumento. Il Beige Book dovrebbe riportare continua espansione diffusa dell’attività e miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro.
Venerdì sui mercati
La riunione dei G-20 si è conclusa con un comunicato che sposta l’accento dalla necessità di stimolare la crescita a quella di politiche che, pur sostenendo l’economia, siano fiscalmente sostenibili, ora che l’economia mondiale è su un sentiero di ripresa. Sulla ripresa, i G-20 riconoscono che la crescita è più forte di quanto atteso, ma diseguale fra aree ripresa: a questo riguardo diventa particolarmente importante il coordinamento. Nel comunicato si sottolinea che la turbolenza sui mercati finanziari pone rischi per la crescita. Geithner ha detto che si è discusso della flessibilità del cambio cinese, ma che questo è parte dell’agenda regolare delle riunioni; per quanto riguarda l’euro, sono stati discussi gli sviluppi nell’area, ma secondo il Ministro delle Finanze inglese non si è discusso di livelli specifici del cambio. Sulla regolamentazione finanziaria, la riunione si è conclusa con l’impegno a preparare le regole per il capitale bancario in tempo per il Summit di novembre. Per quanto riguarda l’imposta sulle banche, non si è trovato un accordo comune e ciascun paese proseguirà con la propria legislazione.
I commenti di esponenti politici sullo stato delle finanze pubbliche dell’Ungheria hanno portato a nuova turbolenza sui mercati. Il vice primo ministro Varga ha detto che il rapporto deficit/PIL quest’anno potrebbe essere compreso fra il 7% e il 7,5%, contro un obiettivo annunciato del 3,8%. Altri esponenti del nuovo Governo hanno indicato che un default non poteva essere escluso. Commenti successivi da parte del vice primo ministro hanno ridimensionato l’allarme contenuto nei primi commenti, definendoli “esagerati”. Tuttavia Varga ha confermato che il Governo precedente aveva lasciato conti pubblici non accurati, che sottostimavano la spesa e sovrastimavano le entrate. Il Governo tuttavia ha indicato che proverà a mantenere l’obiettivo al 3,8% precedentemente annunciato. Il Governo incontrerà il FMI per riunioni informali: finora il Fondo ha erogato 9 miliardi di euro sul totale di 12,5 miliardi del pacchetto negoziato con l’Ungheria, che dovrebbe essere in vigore fino a ottobre 2010. La prossima tranche del pacchetto (per 800 milioni) è dovuta a giugno. I fondi dell’Unione Europea erogati finora sono 5,5 miliardi (su un totale di 6,5 miliardi). Una parte consistente dei fondi del programma di supporto non dovrebbero essere stati usati per finanziare il deficit, pertanto non sembra ragionevole ipotizzare seri rischi di crisi di liquidità per l’Ungheria nel breve termine. Il Governo dovrebbe diffondere un rapporto sulle finanze pubbliche lunedì o martedì.
Rivediamo al ribasso la proiezione dell’euro a breve, a 1,17 EUR/USD (a 1mese). Tecnicamente, infatti, è questo il supporto cruciale successivo al nuovo minimo di 1,1877 raggiunto questa notte. La discesa sotto 1,2000 è stata provocata dalla combinazione di fattori tecnici e dall’esito del G20. Per maggiori dettagli si veda Forex Flash di oggi. Nel comunicato finale si dice, infatti, che tutti i Paesi del G20 hanno interesse (e implicitamente sembrano disponibili a fare la propria parte) a che le Autorità europee mettano in atto i programmi di risanamento fiscale annunciati. Sabato il commissario agli affari economici e monetari UE Olli Rehn ha dichiarato che sono esagerazioni gli allarmi che circolavano la scorsa settimana sulla crisi dell’Ungheria e sul calo dell’euro come cause delle pesanti perdite sulle borse. Mentre Trichet ha dichiarato che l’euro “è una moneta solida, una moneta credibile, che ha mantenuto il suo valore in termini di stabilità dei prezzi”. I rischi sono verso il basso. Ma prima di modificare il profilo del cambio anche oltre il breve termine attendiamo l’esito dell’Eurogruppo oggi e dell’Ecofin domani.
Area euro
La stima dettagliata sulla crescita del PIL area euro nei primi tre mesi dell’anno conferma un aumento di solo lo 0,2% t/t e dello 0,6% a/a da un precedente 0,5% a/a. Il dettaglio mostra un calo di 0,1% t/t dei consumi, da un precedente 0,2% t/t la spesa per investimenti continua a contrarsi (-1,1% t/t da un precedente -1,3% t/t). Hanno tenuto accelerato ulteriormente le esportazioni +2,5% t/t da +1,7% t/t. Le importazioni sono cresciute anche più dell’export 4,0% t/t. Il grosso del contributo alla crescita è venuto dalle scorte (+0,9% t/t), mentre la domanda domestica ha sottratto un decimo.
Stati Uniti
L’employment report di maggio mostra un aumento di occupati inferiore alle attese. I nonfarm payrolls crescono di 431mila, dopo +290 mila di aprile. Sul totale dei nuovi posti, 41 mila sono nel settore privato, 390 mila sono nel settore pubblico, di cui 412 mila nel settore federale. Le assunzioni per il censimento sono in linea con le aspettative. I posti creati nel settore privato sono nettamente inferiori alla media dei 2 mesi precedenti (188 mila). Si riscontra un indebolimento anche nell’indagine delle famiglie, molto volatile, con occupati in calo di 35 mila (media 3m, +260 mila). Disaggregando fra settori, gli occupati nelle costruzioni calano di 35 mila: questo può essere dovuto alla volatilità legata agli incentivi per l’acquisto di case; il vero rallentamento è nel settore servizi, con +37 mila dopo +156 mila di aprile. L’ISM non manifatturiero puntava invece a maggiore crescita rispetto ai mesi precedenti. Le altre informazioni sono più positive. Il tasso di disoccupazione scende a 9,7%, e le misure di disoccupazione allargata scendono. Le ore lavorate crescono di 0,3% m/m, e i salari orari dello 0,3% m/m. Nel complesso, i dati non modificano la valutazione del mercato del lavoro in miglioramento, ma lasciano aperta la possibilità di un trend più moderato.
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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